Trasformazione del gesto calcistico attraverso la variazione dello stimolo

Autore: Roberto De Bellis

"Il 13° uomo"


Regia di Ettore Pasculli

Nato come esercitazione di un gruppo di studenti dell’Università IULM, Laurea in Specialistica in Televisione, Cinema e Produzione multimediale, un piccolo progetto è diventato un film in alta definizione digitale per il cinema, la televisione e Internet, diretto da uno dei padri del cinema digitale d’autore italiano, Ettore Pasculli: il “13° uomo”.
Perché un film sul calcio? Perché da generazioni, da quando esso è ricominciato, dopo la guerra, ha accompagnato e accompagna divertimento, svago e passione di milioni di persone. Gli stadi stracolmi, il bombardamento televisivo e mediatico, l’importanza che i moderni gladiatori, i calciatori, assumono nella società, spesso come modello per i giovani, danno la misura del suo radicamento nel nostro tessuto nazionale.
Una volta esso era prerogativa dei soli uomini, esclusivo interesse di ceti popolari, ma dalle sfide mondiali ed europee in poi il calcio è entrato nel costume di tutti senza limiti di sesso o estrazione sociale. Del resto Pasolini stesso, appassionato giocatore di calcio, ne sosteneva la capacità di diventare “lotta fisica e sfida omerica”, come in una vera e propria epopea epica”.
Oggi ovunque ci sia un pallone, si gioca a calcio: nelle scuole, nei luoghi di lavoro, tra dilettanti, tra professionisti dello spettacolo, magistrati e giornalisti per iniziative benefiche, si organizzano persino tornei intercarcerari. Dove c’è il calcio ci sono una squadra, condivisione delle regole e addestramento all’intesa di gruppo, dove le qualità del singolo interagiscono con il gruppo per il perseguimento del risultato.
Eppure, o forse proprio per queste ragioni, attorno al calcio in questi ultimi anni si sono addensati nuvoloni sinistri, sospetti, ombre di pesanti corruzioni, di manomissioni degli esiti sportivi, di traffici che nulla hanno a che fare con la passione e l’entusiasmo, le gioie e le sofferenze che da sempre lo accompagnano.
Due importanti protagonisti, Gianfelice Facchetti e Laia Manetti, le cui storie, diverse e ugualmente affascinanti, si incontrano sul set e danno vita a una storia d’amore e passione, storia che si intreccia alle vicende e agli intrighi sportivi della trama del film.
Gianfelice Facchetti, figlio del noto calciatore e poi presidente dell’Inter Giacinto, dapprima segue come naturale la carriera paterna, ed esordisce come portiere dell’Atalanta. Molto presto scopre però la sua vera passione, la recitazione, che trasforma poi in professione. Ecco nascere quindi l’attore completo che è oggi Gianfelice, che accompagna la recitazione al lavoro di scrittura e regia.
Diversi i suoi ruoli cinematografici e televisivi, come nelle fiction “Il grande Torino” e “Il pirata”, e in “Eravamo quasi in cielo” di Rai Cinema, finalista del Premio Ustica nel 2005 con “Bundesliga ’44”. Il suo ultimo lavoro teatrale, di cui firma anche regia e drammaturgia, è “Nel Numero dei +”, un testo che affronta il tema della morte nel tempo del cinismo.
Laia Manetti nasce a Barcellona, in Spagna, e cresce nella periferia milanese di Quarto Oggiaro. Nel 2004 rappresenta l’Italia a Miss Universo e vince la fascia di Miss Simpatia.
Studia Scienze e Tecnologie della Comunicazione allo Iulm di Milano, recita, conduce programmi televisivi, gira spot pubblicitari, posa per i cataloghi di varie aziende di abbigliamento ed è alla sua prima prova cinematografica.
In un’intervista ad Affari Italiani Laia ci racconta come la periferia sia stata per lei un’occasione di crescita: “Abitare a Quarto Oggiaro, mi ha insegnato che nulla è facile nella vita, che bisogna lavorare sodo e lottare contro le difficoltà fino a superarle. Io sono una combattente: quando inizio qualcosa, la porto sempre a termine”.
Nel cast attori di grande esperienza come Margareta Von Krauss, già ne “La vita è bella” di Roberto Benigni, e Alfio Liotta, doppiatore e tra i protagonisti di “Cento vetrine”.
Prodotto da Expo & Media Comunications e dall’Associazione Nuovo CIB in collaborazione con l’Università di Lingue e Comunicazione IULM di Milano e insieme ad associazioni, istituzioni di categoria e club quali Brera Calcio, A.C. Monza, Calcio Padova, Melegnano, ed altre piccole squadre di calcio, “13° uomo” è sostenuto dalla Provincia di Milano e gode il Patrocinio di importanti enti come la F.I.G.C. (Federazione Italiana Giuoco Calcio), il Comune di Milano, il Comune di Monza e la Regione Lombardia.

“Il 13° uomo”: considerazioni di Daniela Asaro Romanoff

Martedì 29 aprile, al ‘Teatro Binario 7’ di Monza, è stato proiettato un film molto interessante, diretto dal regista Ettore Pasculli, che dimostra una maestrìa, una ‘sapientia cordis’, una capacità creativa ed un intuito piuttosto rari nel panorama cinematografico attuale.
E non possiamo meravigliarci se un film di Pasculli viene proiettato non a Venezia, non a Cannes, lì, spesso ci sono film inutili, è nelle sale come quella del ‘Teatro Binario 7’, che noi cinefili, assetati di film che testimonino onestamente la realtà, senza direzioni astruse o recitazioni di maniera, dobbiamo andare.
‘Il Tredicesimo uomo’ mi ha ricordato molto il famosissimo ‘Big Wednesday’ (Un Mercoledì da Leoni) di John Milius, mi ha dato le stesse emozioni, e sto parlando di John Milius.
E come non ricordare le parole di fuoco che Cyrano de Bergerac rivolge ai ‘finti’ commediografi della sua epoca, estremamente attuali, estremamente adatte ai ‘finti’ commediografi, registi, attori della nostra epoca. Va ricordato che gli attori di Pasculli trasmettono molto con la loro mimica facciale, con la loro gestualità, con la loro voce e non sono attori professionisti, sono quasi tutti studenti dello IULM.
Per un attore è fondamentale la preparazione, ma è importantissima la motivazione. Gianfelice Facchetti, l’attore protagonista, è capace di comunicare moltissimo con chi sta guardando il film, e questa capacità è frutto della preparazione, ma anche di forti motivazioni.
Tutte le discipline sportive, e in particolar modo il calcio, in questo periodo di forte degrado, hanno bisogno di venir supportate da film così intensamente propositivi. ‘Il Tredicesimo uomo’ non ci ha fatto semplicemente vedere delle partitelle, dei calciatori, offrendoci un’esile storia, condita in ‘salsa rosa’ come tanti altri film. Il regista, con coraggio e determinazione ci porta al problema, senza tante scorciatoie. Attraverso la lotta insita in ogni essere umano, e attraverso la contesa, di respiro universale, che vede sempre in opposizione bene e male, con la prorompente vittoria di principi e di valori, che appartengono agli esseri umani assai di più degli ‘antiprincipi’ imperanti, il film ci porta a credere che possano risorgere l’onestà di pensiero e di azione, la coerenza, la lealtà, la genuinità negli ambienti calcistici, e soprattutto in ogni uomo di buona volontà.
E’ abbastanza arduo cercare di entrare nella storia, cercherò di farlo brevemente, per non rischiare di snaturare la storia stessa, e innanzi tutto per non toglierVi la curiosità di vedere questo film, utilissimo non solo al calcio, ma a tutte le discipline sportive.
Credo che sia opportuna una precisazione: un po’ per scelta, un po’ per ‘suerte’, dal 2005, la sottoscritta ha vissuto negli ambienti calcistici a stretto contatto con gli ‘addetti ai lavori’. Mi sono resa utile in mille modi, ovviamente non come portiere (il mio ruolo quando giocavo a calcio), e neppure come aiuto-aiuto allenatore in seconda … perché in Italia quasi tutti i Presidenti delle squadre di calcio preferirebbero perdere una partita piuttosto che vincerla con strategie di gioco elaborate da una donna… e siamo nel 2008, per fortuna, almeno nelle scuole italiane ci sono squadre miste di calcio, confidiamo nel prossimo futuro. Ebbene, a completamento della precisazione, desidererei far comprendere ai lettori di questo mio scritto quante intense emozioni abbia trasmesso questo film a chi ha vissuto negli ambienti calcistici. ‘Il Tredicesimo uomo’ mi ha dato soprattutto tante conferme. Spesso, mentre scorrevano le scene, ho pensato:”Ma allora non era soltanto una mia impressione, certe situazioni squallide, nel calcio, purtroppo sono realtà”.
E pensare che tra i tanti spropositi che mi son sentita dire dagli ‘addetti’ c’era questa frase:”Lei, cara signora è completamente fuori dalla realtà”.
Voi, cari amici, siete lontani mille miglia dalla realtà, da quella realtà in cui un essere umano ha una sua dignità.
Il film ha una grande qualità, è propositivo, muove delle critiche, ma ben vengano le critiche che aiutano a costruire ‘edifici più solidi’.
Il protagonista del film, Salvatore, è un portiere, questa parte è interpretata da Gianfelice Facchetti.
Salvatore è un ragazzo che ha dei sani principi sportivi, è un giovane autentico ed è molto ammirato da una ragazzina, Tea, che sogna di diventare un grande portiere. Ringrazio il regista, che ha evidenziato anche un calcio al femminile. In Tea io mi sono riconosciuta molto, anch’io da ragazzina giocavo ed avevo questo sogno. Io, però, sono stata più fortunata di Tea. Lei viene ostacolata brutalmente da una madre violenta, io ho avuto dei genitori davvero splendidi, spesso papà mi accompagnava agli allenamenti di calcio. E ricordo ancora un suo bel gesto. Quando ancora io non facevo parte della squadra e partecipavo solamente agli allenamenti, il Presidente, uno di quegli uomini che non esistono più, ci aveva invitati ad andare a vedere una partita, che vedeva la mia squadra avversaria di una squadra friulana.
Quando siamo entrati nello Stadio, papà si è avvicinato allo sportello per acquistare due biglietti, ma subito è arrivato il Presidente e ha detto a mio padre:”Una mia calciatrice e suo padre non devono pagare il biglietto.” Papà ha replicato con entusiasmo:”Lo consideri un mio contributo per la squadra.” Il Presidente lo ha tanto ringraziato e ha accettato. Era l’incontro di due uomini onesti e con sani principi sportivi. Sono certa che mio padre, con la sua determinazione, il suo grande carisma e la sua lealtà, sarebbe stato uno splendido Presidente di una squadra di calcio … aveva ancora tanti progetti il mio meraviglioso papà, ma, quando in giovane età l’ho perso, ho capito come è necessario comprendere i progetti di Chi tutto può.
Ritorniamo al nostro Salvatore, che inizialmente vediamo circondato da persone genuine, tra le quali c’è anche un sacerdote, un vero appassionato di calcio. Alla fin fine tra tante persone tre sono quelle davvero sportive, Tea con il suo entusiasmo ed i suoi sogni, il sacerdote e Salvatore che è contento di esprimersi come portiere ed è sereno fino a quando nella sua vita si insinua un serpentello in antitesi con il sacerdote, che è un’anima bella, lo spirito sportivo per lui viene innanzi a tutto, ma ancor prima dello spirito sportivo, nella scala dei valori, lui giustamente mette il fattore umano e sarà sempre pronto a sostenere Salvatore anche nei momenti più difficili. Il serpentello che si insinua nella vita di Salvatore è un procuratore-faccendiere della peggior specie, che con subdoli ragionamenti, devianti proposte, offerte di stili di vita che fa apparire come assolutamente necessari, ed invece sono solamente inganni, piano piano mette in crisi i valori di Salvatore. In una di quelle ‘famose e famigerate cene’, ce ne sono in grande abbondanza, Salvatore inizia a vacillare.
Quanto io ho detestato e continuo a detestare queste cene, perché non sono normali cene ‘di lavoro’ oppure momenti in cui si sta serenamente assieme. Spesso sono dei veri bordelli autorizzati… e ho adoperato dei vocaboli eleganti. A me e ad altre mie colleghe, in quanto giornaliste, fotografe, donne che lavorano, quante volte hanno fatto credere di fare ‘vita monastica’ … per cui con una donna, anche se giornalista… neppure un caffè (vedi film ‘viaggio a Kandahar’). Per fortuna, in tutte le società calcistiche, anche le peggiori, c’è sempre qualche anima buona, e, dal momento che le donne lavoratrici non possono accedere al desco dei ‘talebani’ (le veline sì), qualche ‘panino clandestino’ ci viene gentilmente portato.
E’ in questi contesti che viene rovesciata completamente la scala dei valori di Salvatore. Il calcio non deve essere gioia di esprimersi, bisogna saper vivere, bisogna essere sempre in primo piano e, se possibile, sostituire gli allenamenti con il ‘bel mondo’, intrattenersi con faccendieri, le loro amiche e tutti gli annessi e connessi, altrimenti non sei nessuno.
E’ questo il perverso messaggio mediatico dei nostri giorni, che viene dato in pasto non solo a quelli del calcio, ma a tutti i nostri giovani, è un messaggio allettante, e completamente finto: dire ad un giovane che se non è ricco, famoso, potente a tutti i costi non è nessuno è come affermare che 2+2=5. Se si vuole diventare veramente famosi, ricchi e potenti è necessario, in tutta umiltà, essere utili all’umanità, la gente che ti conosce per il bene che fai ti renderà ‘famoso’, i sorrisi dei bimbi e degli anziani ai quali hai regalato il tuo affetto ti renderanno ricco e sarai potente non per decisione degli uomini, è Qualcuno lassù che distribuisce certi incarichi, ma se vuoi essere davvero ‘potente’, devi accettare anche la Croce.
Salvatore, il protagonista del ‘Tredicesimo uomo’ rimane invischiato nei meandri tenebrosi, che hanno anche le forme sinuose ed il sorriso smagliante di un’ avvenente fanciulla, sorella di Tea, ma Salvatore non lo sa e la ‘maga Circe’ rifiuta la sorella buona e leale. Anche la ragazza, come Salvatore, è schiava di un sistema che crea i suoi burattini. Dopo aver faticosamente e dolorosamente percorso molti vicoli bui, entrambi ritroveranno la luce.
Mi fermo qui, perché come ho detto precedentemente, non voglio togliervi l’interesse di vedere il film e di riflettere. Credo sia opportuno organizzare bene la riflessione, perché tutti noi siamo immersi in un inquinamento acustico, che è tanto pericoloso quanto quello atmosferico. Il chiasso, la frenesia, il molto rumore per nulla, i divi e divetti televisivi, i corrosivi messaggi mediatici che arrivano da tutte le parti sono accaniti nemici della riflessione, dobbiamo cercare di allontanarli il più possibile e rientrare completamente in noi. Disintossichiamoci dalle banalità, dagli stereotipi, dai ‘dictat’ stupidi:”O sei un divo, o non sei nessuno”. In definitiva, chi è il divo? Si allontana tanto dalle caratteristiche dell’essere umano, fino a diventare un non uomo, quindi un … nessuno, è il divo che non ha significato, l’essere umano, che agisce con cuore retto e buona intenzione, non ha bisogno di piedistalli, di public relation men: un cuore puro, una mente limpida, un’anima libera sono gli autentici ‘piedistalli’.
Se non siamo capaci di riflettere, anche un film che ci può offrire molto come ‘Il Tredicesimo uomo’, rischia di diventare banale, perché con la nostra superficialità banalizziamo tutto, anche ciò che è prezioso e raro. Cerchiamo di comprendere il messaggio importantissimo che Ettore Pasculli ci dà: il 13° uomo è la passione. Se si fosse animati dalla passione autentica anche il calcio sarebbe migliore. I tifosi che nel 2006 volevano a tutti costi che le loro squadre, non proprio adamantine, rimanessero in serie A, di sicuro non agivano con cuore puro, la loro mente era ottenebrata e la loro anima incatenata.
Il calcio è in forte degrado, i dirigenti potrebbero fare molto, ma anche i tifosi possono fare moltissimo.
Un altro grande messaggio del ‘Tredicesimo uomo’ consiste nel far comprendere ad ogni spettatore quanto sia importante vivere coraggiosamente e con coerenza.
Un calcio migliore? E’ possibile, il calcio è gioia di esprimersi, educazione alla vita. Ma un meraviglioso punto di riferimento educativo per tanti giovani è stato soffocato dal ‘format’ S.p.A.. Perlomeno si cerchi di gestire il denaro tenendo presente l’etica.
Ed ora consiglio a tutti di collegarsi con il sito www.tredicesimouomo.com.

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