Da Gattuso a Macheda, l’esodo dei talenti italiani

Articolo pubblicato da Agenzia Dire

In principio furono Gianfranco Zola, Gianluca Vialli, Fabrizio Ravanelli e Paolo Di Canio. Tutti attaccanti, che del calcio italiano avevano visto molto, forse troppo e avevano voglia di provare qualcosa di nuovo. Così decisero di accettare le offerte che arrivavano dall’altra parte della Manica e aprire così un’era, quella degli italiani in Gran Bretagna. Non sapendo, però, che gran parte di chi li avrebbe seguiti non sarebbe stato strappato a suon di sterline alle società italiane, perché talmente giovane da non essere ancora professionista né così ‘formato’ da spingere i club di appartenenza a investire fortemente su di loro. In questo humus fatto di incertezza e normative internazionali piuttosto fragili sui giocatori non ancora in età di primo contratto professionistico nasce ‘il furto dei giovani italiani’. A compierla sono le società inglesi e scozzesi. Il primo caso è quello di Gennaro Gattuso. Il centrocampista, che poi farà le fortune del Milan e della Nazionale, debutta in B col Perugia a 17 anni e in A, sempre con gli umbri, a 18 ma dopo 8 partite nella massima serie, arrivato a scadenza di contratto, decide di accettare l’offerta dei Rangers Glasgow (quattro anni a 2 miliardi di lire l’anno). Il Perugia non resta a guardare, si oppone con tutte le forze a questo trasferimento e il fumantino ‘Ringhio’, pur di spuntarla, arriva a compiere un clamoroso gesto: la fuga dal centro sportivo. Giunto in Scozia, Gattuso deve aspettare due mesi prima di cominciare questa nuova avventura (la Figc non gli concede in transfer) durata alla fine solo pochi mesi. Nell’ottobre del 1998, infatti, anche per le incomprensioni col tecnico Advocaat, torna in Italia accettando l’offerta della Salernitana. Mentre Gattuso va, Samuele Dalla Bona arriva, in Inghilterra, precisamente al Chelsea direttamente dall’Atalanta (insieme a Gianluca Percassi, figlio dell’ex presidente della ‘Dea’). Anche questa storia nasce in Scozia ma è diversa da quella di Gattuso, perché ‘Sam’ è ancora un giocatore delle giovanili nerazzurre. ‘Andai al Chelsea per colpa di Vialli’, dirà Dalla Bona qualche anno dopo. Infatti l’attaccante, allora nei Blues insieme a Zola, lo vede all’Europeo Under 16 in Scozia e gli fa la proposta che il giovane centrocampista accetta subito, per poi pentirsi. L’inizio è positivo: scarpa d’oro del Chelsea nella stagione 1998/99, a 19 anni già un posto nella squadra londinese allenata da Ranieri e una canzoncina inventata dai tifosi tutta per lui. Poi, l’addio di Vialli fa da apripista al suo ritorno in Italia, al Milan nel 2002. Un anno prima, intanto, sbarca a Bolton Emanuele Morini, 18enne trequartista della Primavera della Roma. Anche qui, una questione di soldi: ‘L’offerta della Roma non mi convinceva- racconta il giocatore ora alla Sambenedettese- Così accettai la proposta degli inglesi, davvero incredibile per un ragazzo della mia età”. La sua parabola calcistica inglese però non è all’altezza delle aspettative: due presenze e zero gol, anche per colpa di un infortunio lungo sei mesi. Nel 2003 il ritorno in patria (al Vicenza) dopo un anno in Grecia (al Panahiki). Nel 2004 vengono scritti due capitoli importanti nella lunga storia dei ‘giovani italiani rubati’, quelli intitolati a Giuseppe Rossi e Arturo Lupoli. Il primo, nato negli Stati Uniti e cresciuto nel settore giovanile del Parma, viene acquistato in estate dal Manchester United per 200 mila sterline. Subito un gol al debutto in Premier League a 18 anni ma lo spazio nei Red Devils è esiguo e Alex Ferguson, che crede in lui, lo manda a giocare in prestito prima al Newcastle e poi nel gennaio del 2007 al Parma. Il ritorno a casa funziona, Rossi con i suoi gol (9 in 19 partite) contribuisce alla salvezza dei gialloblù, che si mordono le mani ripensando a ciò che avevano fatto tre anni prima. Cercano di riscattarlo ma il Manchester chiede più di 10 milioni di euro e così l’attaccante finisce al Villarreal. Anche Arturo Lupoli è un prodotto del vivaio del Parma e pure lui, come Rossi, viene ceduto a un club inglese nel 2004. A portarselo via è l’Arsenal di Arsene Wenger, a 17 anni esordisce in Fa Cup, a 18 è nel gruppo dei titolari ma nella stagione 2006/07 viene ceduto in prestito al Derby County (seconda divisione) dove segna 11 gol. In scadenza di contratto con i Gunners, Lupoli rifiuta il rinnovo e torna in Italia: la Fiorentina lo acquista nel febbraio 2007. L’esperienza in viola è deludente e così quest’estate ecco il ritorno in Inghilterra in prestito, prima al Norwich e poi allo Sheffield United. Non solo Parma, il Manchester pesca anche a Roma per creare la squadra del futuro. Nel 2007 si presenta a Formello da Federico Macheda, 16enne giocatore degli Allievi della Lazio: triennale da 80 mila euro a stagione e un posto di lavoro al papà, così il giocatore se ne vola ad Old Trafford. Che farà esplodere poco meno di due anni più tardi con un gol fantastico e decisivo per il 3-2 sull’Aston Villa. Chissà se riuscirà a fare lo stesso Davide Petrucci, da molti considerato l’erede di Francesco Totti, e prelevato l’estate scorsa dai campioni d’Europa per 120 mila euro (più, come al solito, un lavoro al papà e la sistemazione per la famiglia) negli Allievi della Roma. Insomma, la tecnica è sempre la stessa e viene ripetuta con i 17enni Fabio Borini (Atalanta) e Jacopo Sala (Bologna) dal Chelsea, il 16enne Marcello Trotta (Napoli) dal Manchester City, l’allora 17enne Vito Mannone (Atalanta) dall’Arsenal, che nel 2004 lo ha acquistato per 350 mila sterline e ora è il suo terzo portiere, il 18enne Luca Santonocito (Inter) dal Celtic e il 15enne Vincenzo Camilleri (Reggina) dal Chelsea. In quest’ultimo caso, però, gli inglesi, giunti l’anno scorso nel centro sportivo della Reggina con tanto di elicottero per chiudere l’operazione, alla fine si devono arrendere. Il presidente della Reggina, Lillo Foti, scrive a Figc e Uefa facendo scoppiare un caso internazionale, il giocatore viene squalificato due mesi, cominciano i ripensamenti, anche della famiglia, e così il giovane difensore torna a gennaio alla Reggina, con la quale gioca il torneo di Viareggio.

GIOVANI IN FUGA: MACHEDA, UN EMIGRANTE COL PALLONE
Dicono di lui che assomigli a Cristiano Ronaldo. Cuore di agente, è vero. A parlare così è il suo angelo custode, Giovanni Bia, ma la verità è che Federico Macheda è molto vicino al campione portoghese. Se non altro perché ci gioca insieme e viene battezzato dallo stesso Pallone d’oro: ‘Il debutto di Macheda mi ricorda il mio. La sensazione è abbastanza uguale, ricordo quando ho cominciato a giocare davanti a 70 mila spettatori, non è facile’. La maglia è quella rossa del Manchester United e anche il sogno è lo stesso. Forse quello di Federico è addirittura più grande, perché deve essere ancora costruito e quando si parte da zero con speranze e illusioni per quale motivo togliersi il gusto di progettare le cose con ambizione? La storia di un ragazzo qualunque catapultato al centro del mondo è bella come il suo gol al 93′ di una partita come tante, divenuta almeno per lui, storica. Anche perché ha fatto conoscere lo strano ‘caso’, quello di un giovane calciatore che non immaginava certo di trovarsi protagonista della Guerra dei Talenti. Cresciuti, allevati e poi volati a far fortuna altrove. Catturati in silenzio da chi ha la vista lunga e il portafogli gonfio. Fino a quando, un 5 aprile qualunque, tutto esplode e ‘Macheda chi?’ diventa ‘Ah, Macheda’. Gol vittoria e gol spettacolo all’Aston Villa. Poi la replica una settimana dopo con il Sunderland: altro gol da tre punti ed è già pronto un nuovo contratto da mezzo milione di euro l’anno. ‘Adesso viene il difficile’, sentenziano. Ma perché, prima è stato facile? A 17 anni Macheda ha già conosciuto la vita dell’emigrante, l’odore e l’importanza dei soldi, la responsabilità di trascinare verso il mistero non solo se stesso ma anche tutta la famiglia. Padre, madre e fratello. Tutti a Manchester dall’estate del 2007, quando la valigia dei sogni impose un cambio di vita radicale, si svuotò delle speranze e si caricò di lavoro. Il suo, ogni giorno sul campo agli ordini di Sir Alex Ferguson, e quello di suo padre. A cui il club inglese offrì un impiego e uno stipendio per far campare la famiglia. Mica come a Roma, dove papà Pasquale arrivava a fine mese con tre lavori. E non erano tempi di crisi. Il messia Ferguson chiamò e fu quasi impossibile dire di no. Trapiantato a Manchester, Macheda forse per un attimo dimenticò chi lo aveva cresciuto, calcisticamente parlando. Un talento born in Italy e made in England. Un talento che deve la sua fortuna a Volfango Patarca, scopritore di gioiellini, in futuro grandi campioni come Nesta, Di Vaio, Di Canio. Nomi con una società in comune, la Lazio. E’ da lì che viene Macheda. E inconsapevolmente dà il via a una polemica destinata a non avere una fine. Patarca accusa: ‘Non e’ possibile che uno cosi’ lo si lasci andare via. Dicono che non poteva firmare il contratto. Ma bastava pochissimo: bastava dare un lavoro al padre, come hanno fatto a Manchester’. Il ‘responsabile’ risponde: ‘Abbiamo fatto di tutto per trattenerlo- dice Claudio Lotito- abbiamo diffidato piu’ volte il Manchester per impedire quello che e’ accaduto. Purtroppo le normative non consentono di poter contrattualizzare giocatori sotto i 16 anni’. Il papà rilancia: ‘Lotito dice solo bugie: il Manchester non ci ha dato un milione e mezzo di euro. Ferguson ci ha garantito, oltre all’ingaggio di Federico, una casa qui in città. Punto e basta’. Impossibile capire dall’esterno chi possa avere ragione. Di sicuro è solo l’ultimo caso delle partenze annunciate. Perché non esiste solo la fuga dei cervelli ma anche quella dei piedi buoni.

LA PROTEZIONE DEI MINORI, TRA NORMA E CONTRADDIZIONI
I trasferimenti internazionali si possono fare al di sopra dei 18 anni, anzi no. Negli statuti della Fifa è contenuta qualche contraddizione all’articolo 19, intitolato appunto ‘protezione dei minori’:
‘1. I trasferimenti internazionali dei calciatori sono consentiti solo se il giocatore è al di sopra dei 18 anni.
2. A questa regola si applicano le seguenti tre eccezioni:
a) I genitori del calciatore si trasferiscono nella nazione dobe ha sede il nuovo club per motivi non collegati al calcio;
b) Il trasferimento avviene all’interno del territorio dell’Unione Europea o dell’Area economica europea e il calciatore ha un’età fra i 16 e i 18 anni. In questo caso, il club deve soddisfare questi requisiti minimi:
I) Il club deve dare al giocatore una formazione e/o un allenamento calcistici in linea con gli standard nazionali più elevati.
II) Il club dovrà garantire al giocatore una formazione e/o una preparazione educative, in aggiunta alla formazione e/o all’allenamento calcistico, che consenta al calciatore di avere una carriera diversa da quella calcistica se dovesse smettere di giocare da professionista.
III) Il club prenderà tutti i provvedimenti necessari affinché il calciatore sia seguito nel miglior modo possibile (ottimo livello di vita in una famiglia o presso il club, nomina di un tutore presso la società etc.
IV) Il club dovrà, tesserando il calciatore, fornire alla federazione interessata la prova di stare rispettando gli obblighi di cui sopra;
c) Il calciatore vive a non più di 50 chilometri da un confine nazionale e il club nel quale egli vuole essere tesserato nella federazione confinante si trova anch’esso entro 50 chilometri dal confine. La massima distanza fra il domicilio del calciatore e la sede del club deve essere di 100 chilometri. In tali casi, il calciatore deve continuare a vivere in casa sua e le due federazioni interessate devono dare il loro esplicito consenso’.
3. Le condizioni di questo articolo si devono applicare anche a qualunque calciatore che non sia mai stato tesserato in una società e che non sia un nazionale del Paese nel quale il giocatore desidera essere tesserato per la prima volta.
4. Ogni federazione deve garantire il rispetto di queste disposizioni da parte delle sue società.
5. La commissione per lo status dei calciatori è competente a decidere su qualunque controversia che nasca su questi argomenti e deve adottare sanzioni adeguate nel calcio di violazione di queste disposizioni.
LA SFIDA DI PLATINI: BASTA COMPRAVENDITA MINORENNI

Impedire la compravendita di giovani talenti prima che abbiano compiuto i 18 anni è una delle ‘priorità della Uefa’. Lo ha assicurato il presidente Michel Platini, che considera questo punto uno dei principali del suo mandato. Come ha sempre sottolineato. ‘Io sono contro chi va a comprare ragazzi minorenni- ha detto chiaramente- Dobbiamo andare davanti a tutti i politici per dire che i bambini vanno educati nei centri di formazione e non venduti al miglior offerente. Bisogna difendere i giovani talenti delle squadre. Poi serve che il primo contratto sia firmato nel club in cui un giocatore e’ cresciuto. Io sono partito dalla Francia a 27 anni’. Platini lo ha ripetuto anche ai ministri dello Sport europei, ai quali ha chiesto pubblicamente di ‘aiutarlo a convincere la Commissione Europea’, notoriamente poco incline a limitare la libera circolazione dei lavoratori per proteggere gli interessi delle organizzazioni dello sport. ‘Lo sport non ambisce a porsi al di sopra della legge- ha spiegato- Ma l’equita’ sportiva e l’equilibrio competitivo non possono soggiacere ad arbitrarie leggi di mercato. L’Europa deve cambiare il proprio atteggiamento e prendere ispirazione dallo sport, anziche’ imporre su di esso modelli ideologici errati e preconfenzionati altrove. Oggi, nel mondo e in Europa, esiste il fenomeno del traffico di bambini. Come altro potrebbe definirsi un fenomeno che vede bambini di 12 e 13 anni strappati al proprio ambiente e alla propria cultura per unirsi a un business in cambio di denaro? Questo e’ quanto sta accadendo nel calcio’. ‘Insieme alla Fifa stiamo studiando come intervenire- ha aggiunto- ma possono gia’ essere prese misure che vietino i trasferimenti internazionali di minori, anche all’interno dell’Unione Europea. In numerosi stati europei vigono severe regole che impediscono ai club, pena sanzioni sportive, di mettere le mani su giovani calciatori nei centri sportivi altrui. Tuttavia, queste norme non esistono a livello di Unione Europea. Quello che ai club non e’ consentito di fare a casa propria, e’ consentito spesso nei paesi europei limitrofi, in Africa e in America Latina, con conseguenze disastrose sui centri sportivi, nonche’ sul piano psicologico e formativo dei giovani calciatori. Se consideriamo che meno di un giovane su dieci che accede a un centro sportivo di un club riesce ad avere una carriera da professionista, si comprende la precarieta’ della loro situazione e l’importanza di un’istruzione che li prepari a una vita oltre il calcio. È in questo contesto che vorremmo vietare i trasferimenti internazionali di calciatori minori di 18 anni all’interno dell’UE. Con questo non si intende creare un ostacolo alla libera circolazione dei lavoratori- ha concluso- bensi’ intervenire in una questione urgente che riguarda giovani in pericolo che necessitano di aiuto’.

RAGAZZI ALL’ESTERO, BLATTER: NUOVO TIPO DI SCHIAVITÙ
Un ‘nuovo tipo di schiavitù’. Ha usato queste parole il presidente della Fifa, Joseph Blatter, parlando delle trattative relative ai giovani calciatori. La salvaguardia della loro formazione e quella dei club impegnati nel relativo addestramento tecnico-tattico sono un problema che la Fifa intende affrontare. Anche sollecitata da Giancarlo Abete. Il presidente della Figc, infatti, aveva scritto a Blatter e a Michel Platini, presidente della Uefa, a febbraio dello scorso anno sull’onda del caso di Vincenzo Camilleri della Reggina. Intanto, la Fifa ha cercato di porre un freno alla questione della naturalizzazione di giovani calciatori provenienti da altri Paesi. Andare in un’altra nazione ed essere convocati nella nuova nazionale, sempre che non si sia stati chiamati gia’ da quella del Paese di origine, è diventato piu’ difficile: ci vogliono infatti cinque anni, e non piu’ due, e si contano dai 18 anni di eta’ in poi. ‘La nuova regola- ha spiegato allora Blatter- riguardera’ una persona che abbia vissuto in un Paese per cinque anni, a partire da quando aveva 18 anni, diversamente da ora che puo’ anche essere piu’ giovane. Questo serve a proteggere i giovani calciatori’. Secondo la Fifa, infatti, la regola sui calciatori ‘formati localmente’ incoraggia la tratta dei giovani calciatori, dal momento che coloro che si trasferiscono in un Paese non sono piu’ considerati stranieri. Per quanto riguarda la protezione dei calciatori minorenni, appuntamento al Congresso del 2-3 giugno alle Bahamas. Blatter, comunque, ha già annunciato l’approvazione di una task force che si occuperà proprio delle norme sui trasferimenti dei minorenni, una sottocommissione formata da undici persone nell’ambito della commissione per lo status dei calciatori.

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Il manto in sintetico, un business senza regole?

Ma pagano quelle sei ditte che installano i manti?
“Io sono un vecchio costruttore di impianti sportivi, dal 1987; avrò installato non meno di cinquanta campi in erba sintetica.
Prima, ai miei tempi esisteva il Commerciante che vendeva il manto. Li ho utilizzati tutti da Fadini, ai giorni nostri.
Oggi i Commercianti vogliono prendere tutto e di più. Si sono organizzati con squadrette che prendono dalla bassa Italia, li fanno fare un corso di qualche giorno poi li fanno iscrivere alla C.C.I.A. e comprare quelle attrezzature per stendere la sabbia.
Non si sa che intasi usano, non si sa la bande di giunzione da dove arrivano, i collanti, ecc.
Nessuno si sogna di collaudare questi campi. Però, per giocarci su questi campi la gente paga.
Ci vorrebbe più rispetto per la gente.
Il Commerciante espone alla clientela una Licenza; perchè affissa alla parete reticolare non sono affisse le certificazioni?
Perchè i Vigili o chi per essi non fanno dei controlli per verificare la rispondenza dei materiali a ciò che il C.O.N.I. stabilisce?
Perchè chi “fitta” i campi e percepisce soldi – che mai fatturano – non tiene esposte le certificazioni e perchè chi fitta i campi non viene obbligato a fare il collaudo?
Allora le cose le posso spiegare io … da vecchio, posso permettermelo … i soldi girano nelle Federazioni e tutto quello che si dovrebbe fare non si fa … Si chiudono tutti gli occhi.
E poi vedo posare manti su vecchi “mateco” vecchi di oltre 25 anni! Ma fanno di più, fanno creare dal Cliente un basamento in asfalto, per facilitare ancora meglio la posa.
Mi spiegate che cosa ci vuole per unire due teli ?
Se non siete del mestiere forse non potete capire ma due operai (e non dico neanche tre) montano un campo al massimo in tre giorni.
Se devono fare tutta la parte sottostante del vespaio fino al piano d’appoggio solitamente delegano il Committente.
Questi sono i costruttori di impianti sportivi?
Nei contratti che fanno neanche i materiali di sfrido, o i barattoli vuoi vanno a buttare.
Tutto è a carico del Cliente.
E l’astuzia dell’adescamento dove la mettete?
Mandano i “preventivi” scrivendo che c’è uno sconto particolare “riservato” ed invitano la persona che legge l’offerta che solitamente è un dipendente o un Segretario del Circolo … insomma un qualcuno che può avere poteri decisionali “allettato” dalla telefonata riservata dove si dice che se viene fatto il contratto quelle somme sono riservate a lui … altrimenti vengono adottati i listini dei prezzi per intero.
Cose turche !
Come è disgustoso tutto.
Scusateni; ve l’ho detto io sono vecchio … ma io lavoro con lo spirito dello “sportivo” autentico ahimè …”
greensport.edilsport
Vito Antonio Scolozzi