Con la dieta a Zona gli sportivi migliorano le loro prestazioni

Articolo pubblicato da “La Tribuna di Treviso” a firma di Diego Zilio.

Dà spazio a frutta e verdura riducendo i carboidrati. Grassi solo da olio e mandorle.

Tutti siamo alla ricerca del segreto per una vita più lunga e migliore. Gli antichi greci avevano trovato un termine per definire questo concetto: dìaita, dieta, che, letteralmente, significa «modo di vivere». La Zona è proprio questo. Nata grazie al biochimico americano Barry Sears negli anni Novanta sta sempre più prendendo piede, sia tra gli sportivi che tra la gente comune. La sua caratteristica? Fa perdere peso a chi ne ha bisogno ma senza far smettere di mangiare e si discosta dalle comuni diete salutiste e dal loro concetto di fabbisogno calorico perché intende il cibo come un potente «farmaco», capace di influire direttamente sul ruolo degli ormoni del corpo umano.
«L’assetto ormonale è influenzato sia dal numero delle assunzioni che dal corretto rapporto tra gli alimenti assunti in ogni singolo pasto o spuntino – spiega il dottor Aronne Romano – Le assunzioni consigliate sono almeno 5 per ogni giornata, tre pasti: colazione, pranzo, cena e almeno due spuntini: il primo a metà pomeriggio e il secondo poco prima di coricarsi. Ovviamente, per chi fa sport, il numero può però aumentare, arrivando anche a 7. L’importante è che ognuna di queste assunzioni mantenga il rapporto tra carboidrati, proteine e grassi in una percentuale ideale: il 40% delle calorie dai carboidrati, il 30% delle calorie dalle proteine e il 30% dai grassi. Queste proporzioni vanno rispettate almeno fino a quando si raggiungerà il peso ideale espresso in percentuale di grasso corporeo: per i non sportivi il valore ideale nel maschio va dal 12 al 15% mentre nella femmina pre-menopausa dal 19 al 22%. Negli atleti le percentuali variano in base allo sport praticato» prosegue il più importante discepolo italiano di Sears.
Semplificando, si può dire che la Zona dà largo spazio a frutta e verdura, riducendo drasticamente i carboidrati raffinati «come pasta, riso, patate e crostate», un sacrificio che, assicura chi ha provato questo sistema, vale però la pena di fare. Le proteine verranno principalmente assunte attraverso pesce e carne magra, mentre i grassi, essenziali nell’alimentazione, arriveranno all’organismo tramite olio e mandorle. E poi bisogna bere molto, almeno due litri d’acqua al giorno (ma non occorre rinunciare al bicchiere di vino a pasto). Nessuna dieta, però, s’improvvisa. La percentuale di grasso corporeo viene calcolata dal medico durante la prima visita assieme alla quantità di cibo raccomandato, espressa con l’unità di misura di base, il «blocco». Per blocco si intende un quantitativo di cibo che è per l’appunto composto dal 40% di carboidrati, dal 30% di proteine e dal 30% di grassi. Una volta che il paziente è a conoscenza del numero (strettamente individuale) dei blocchi da consumare al giorno ha a disposizione una tabella alimenti da seguire. Questo sistema permette il controllo della secrezione del glucagone e dell’insulina, l’ormone che serve al nostro corpo per veicolare e immagazzinare gli zuccheri presenti nel sangue sotto forma di grassi. E’ proprio questo l’obiettivo: mantenere il livello di insulina entro una certa «zona», così gli zuccheri vengono interamente bruciati e non fanno in tempo a trasformarsi in grassi. Se di primo acchito il metodo sembra pieno di calcoli, chi l’ha provato assicura che dopo alcuni giorni comporre i pasti sarà veloce e facile. Quali sono i benefici nella Zona? Tanti.
«Dalla maggiore lucidità mentale alla maggiore energia fisica, dalla minor sensazione di fame a un miglior aspetto perché diminuiscono la massa grassa e la ritenzione idrica. E così si previene anche il diabete».

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