Stop alle partite in presenza di cori razzisti

Il Viminale ha inasprito le misure di contrasto ai fenomeni di razzismo. Domani la ratifica della Figc.
Stop alle partite in caso di razzismo, non solo per striscioni, ma anche per i cori: dopo il caso Balotelli, arriva l’ora della tolleranza zero contro i razzisti. In linea con gli auspici della Federcalcio, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha diramato oggi una circolare ai questori che inasprisce le misure di contrasto ai fenomeni di razzismo negli stadi, contemplando l’ipotesi di sospensione delle gare anche nel caso di cori che esprimono intolleranza razziale, etnica o religiosa. Soddisfazione in Figc, perché è esattamente quel che si voleva. Stamane una telefonata tra il presidente federale Giancarlo Abete e Manganelli, e a stretto giro la circolare del Viminale, d’intesa anche con il ministro dell’Interno Maroni. Domani il Consiglio federale inserirà nelle norme la possibilità di dire stop alle partite nel caso di cori razzisti, una volta chiarito che la decisione spetta all’autorità di ordine pubblico e non all’arbitro. All’indomani del caso Balotelli in Juventus-Inter, la Federcalcio aveva espresso la volontà di cambiare le norme e inserire questa eventualità. Restava però il dubbio su chi dovesse decidere: “Per l’arbitro non è facile”, aveva espressamente detto Marcello Nicchi, presidente dell’associazione italiana arbitri, e non solo per questioni di responsabilità: per molti, in Figc e non solo, era ancora vivo il ricordo del derby di Roma sospeso per le voci di un tifoso morto, tra panico e rischi di sicurezza. Di qui l’auspicio che la titolarità della decisione fosse del responsabile dell’ordine pubblico presente in ogni stadio. La tolleranza zero seguita dalla circolare del Viminale è la stessa indicata da Michel Platini, presidente dell’Uefa, che a breve distanza dal caso Balotelli a Roma aveva annunciato: in Europa abbiamo deciso di fermare le partite in caso di cori razzisti, prima per 5′ e poi – se non smettono – definitivamente. Posizione pienamente condivisa dalla Federcalcio, e per la quale d’ora in poi ci saranno anche strumenti e norme.

Il Viminale ha inasprito le misure di contrasto ai fenomeni di razzismo. Domani la ratifica della Figc.

Stop alle partite in caso di razzismo, non solo per striscioni, ma anche per i cori: dopo il caso Balotelli, arriva l’ora della tolleranza zero contro i razzisti. In linea con gli auspici della Federcalcio, il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha diramato oggi una circolare ai questori che inasprisce le misure di contrasto ai fenomeni di razzismo negli stadi, contemplando l’ipotesi di sospensione delle gare anche nel caso di cori che esprimono intolleranza razziale, etnica o religiosa. Soddisfazione in Figc, perché è esattamente quel che si voleva. Stamane una telefonata tra il presidente federale Giancarlo Abete e Manganelli, e a stretto giro la circolare del Viminale, d’intesa anche con il ministro dell’Interno Maroni. Domani il Consiglio federale inserirà nelle norme la possibilità di dire stop alle partite nel caso di cori razzisti, una volta chiarito che la decisione spetta all’autorità di ordine pubblico e non all’arbitro. All’indomani del caso Balotelli in Juventus-Inter, la Federcalcio aveva espresso la volontà di cambiare le norme e inserire questa eventualità. Restava però il dubbio su chi dovesse decidere: “Per l’arbitro non è facile”, aveva espressamente detto Marcello Nicchi, presidente dell’associazione italiana arbitri, e non solo per questioni di responsabilità: per molti, in Figc e non solo, era ancora vivo il ricordo del derby di Roma sospeso per le voci di un tifoso morto, tra panico e rischi di sicurezza. Di qui l’auspicio che la titolarità della decisione fosse del responsabile dell’ordine pubblico presente in ogni stadio. La tolleranza zero seguita dalla circolare del Viminale è la stessa indicata da Michel Platini, presidente dell’Uefa, che a breve distanza dal caso Balotelli a Roma aveva annunciato: in Europa abbiamo deciso di fermare le partite in caso di cori razzisti, prima per 5′ e poi – se non smettono – definitivamente. Posizione pienamente condivisa dalla Federcalcio, e per la quale d’ora in poi ci saranno anche strumenti e norme.

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