La partita di Cesare. Prandelli, il calcio a misura d’uomo

Autori: Bucciantini Marco Prizio Stefano libroprandelli
Editore: Limina
Genere: arti ricreative. spettacolo. sport
Pagine: X-166
Data pubblicazione: 2008
Prezzo: € 16,00

Descrizione
Cesare Prandelli è in campo. Il calcio è il mestiere, la vita che ha scelto di fare. Che ama. In amore si da. Con il cuore bisogna costruirsi e proteggere un posto migliore. Chi ama questo sport dovrebbe farlo. E l’istinto più naturale, quello di conservazione, di sopravvivenza. Questo libro si è messo accanto a Prandelli, alla sua eccezionale normalità. Alla sua terra, alla sua gente. Questo è un libro d’amore per la Fiorentina, perché siamo vestiti del nostro tifo e dei nostri sentimenti. “Si è tifosi della propria squadra perché si è tifosi della propria vita”. Questo è Giovanni Raboni, poeta emiliano. Ancora calcio, e ancora vita.

Salotti, salottini, famiglie e panchine allargate … nel Calcio

Non fa particolarmente piacere che siano persone che vengono da  altri Paesi a segnalare e cercare di arginare la profonda corruzione del calcio italiano, sarebbe un dovere di noi italiani evidenziare e dire, ispirandosi a Shakespeare: ”There is rotten in italian football.”  La traduzione non è: “Il calcio italiano ha rotto”. E’ verissimo anche questo, ma traducendo la suddetta frase, il significato è il seguente:” C’è del marcio nel calcio italiano.”
Eh, sì, caro William, tu facevi pronunciare queste parole al principe Amleto, uomo pieno di dubbi, noi, purtroppo, abbiamo la certezza che … there is rotten in italian football. In questo periodo è Mourinho, allenatore dell’Inter, che si ritrova a far capire a noi, appassionati di calcio italiani, … che il pallone ‘vomita’ …, dopo le grandi abbuffate, che ormai noi tutti conosciamo. Il pallone ‘vomita’, l’erba dei campi inaridisce, gli sportivi veri sono nauseati, anche perché il calcio, talvolta, è uno staterello appartenente a sovrani assoluti, dove nessuna forma di giustizia entra. Si possono ricevere pugni su commissione, e può anche capitare che dopo il 2006 qualcuno debba vedere la sala operatoria ogni anno. Quel qualcuno non lascerà mai il calcio, saranno sempre uniti, quando si era piccoli, si giocava su un prato verde, ed ora che siamo grandi, dopo tanti allenamenti, di ogni  tipo, si ha il dovere morale di giocare su tutti i campi e in ‘tutti i mari’, anche quelli dove nuotano gli squali. Non si può dimenticare il calcio, quando le grandi lampade di una sala operatoria, te lo ricordano ogni anno. Eh sì, signor Mourinho, Lei non è solamente nel Pese della corruzione calcistica, non ha attorno a sé solamente i ‘machiavellici eroi’, gli italiani e le italiane sono anche coraggiosi, leali, sportivi autentici, e pronti a evidenziare che … there is rotten in italian football. Non siamo solo nauseati, ci sentiamo ingiustamente  non compresi, perché all’estero fanno fatica a capire che ci sono anche italiani pronti a lottare per difendere l’etica, la morale, il buon senso, i valori importanti.
L’Italia di questi anni assomiglia molto all’Impero romano decadente. I nostri studi storici, se ‘Historia magistra vitae’, ci portano proprio lì, nel calderone sconcertante, zeppo di personaggi grotteschi, che trascinerà I’Impero romano verso la sua logica fine. Quando muoiono le anime, anche un grandissimo Impero può crollare. A buon intenditore … . 
Allora, come adesso, si prendevano decisioni, relative a gare e manifestazioni correlate, nei palazzi, nei ‘salotti’ dell’epoca, e spesso queste decisioni si mescolavano ad intriganti iniziative di matrone molto influenti: nulla di nuovo sotto il sole. Gli ‘onnipotenti’ dell’epoca erano orgogliosi del loro potere, della loro ricchezza e quant’altro, ma cos’hanno dato alla società? Il cattivo esempio, tutta lo loro aridità, e hanno contribuito a distruggere la società dei loro tempi. Come vengono ricordati ora? Sono stati dei parassiti, che hanno tolto vitalità a tutto ciò che poteva essere costruttivo e propositivo.
Tali si è, se si scelgono certi percorsi, l’attimo fuggente dà la straripante felicità della visibilità, del potere economico, ma è gratificante essere dei subdoli parassiti, che quotidianamente tolgono molto ai propri simili? E’ gratificante essere ricordatati come personaggi opulenti, vanesi imperatori del nulla?
Ritornando ai nostri tempi, devo ammettere che per fortuna, in questa maleodorante bolgia, ci sono anche tante ‘anime belle’, sfidando tantissime difficoltà, danno un loro contributo affinché i parassiti non corrodano completamente la società, non sono ricchi, non frequentano i salotti televisivi, ma se lo Sport si salverà, sarà merito di queste splendide persone, che in un mondo mercificato, hanno scelto di non vendere e di non vendersi. Innanzi tutto, queste persone hanno la determinazione che nasce da quei principi e da quei valori, che i parassiti dello Sport neppure ricordano. Per questi ‘missionari’ i valori ed i principi non sono un optional, per cui non dimenticano mai che bambini e ragazzi osservano assai attentamente il calcio. Udite, udite matrone, allenatori pronti a vendersi per una panchina, di solito allargata, dirigenti con ‘famiglie allargate’, calciatori che, nella loro confusione mentale, scambiano i locali notturni per campi di calcio, i bambini Vi guardano. Non Vi imbarazza? Purtroppo credo di no, perché   per molti di Voi  la corruzione degli innocenti è un programma di ‘lavoro’, come tanti altri. E’ casuale che media senza scrupoli, dirigenti sportivi senza scrupoli, ecc. ecc. si adoperino per fornire ai ragazzi pseudovalori in gran quantità? Io non credo che sia casuale. Ognuno è libero, spero, di esprimere la propria opinione.
Per ora, il ‘metodo Mourinho’ mi piace, parla, ma agisce anche in modo efficace, non ha paura di punire qualche calciatore che scambia i locali notturni per campi di calcio. E’ importante, se si vuole davvero ridare al calcio dignità e identità, andare ‘ a monte’.  Se ‘a valle’ il fiume scorre inquinatissimo, è logico che bisogna aver la forza ed il coraggio di risalire fino alla fonte. Il doping, i troppi impegni che non c’entrano, la latitanza quando ci sono gli allenamenti, le ore piccole nei locali notturni sono tutte conseguenze della causa prima, del vero motivo, per cui il calcio e anche altri sport si stanno disgregando e perdono la loro genuinità: il grave disordine morale è un elemento subdolo e nocivo.  Non mi piacciono i moralisti da ‘poltrona’, e, se sono arrivata a certe conclusioni, ebbene, vi sono giunta dopo errori e varie esperienze di vita, per cui, lo ribadisco, secondo me, il disordine morale è la peggior malattia della nostra società e, quindi, dello Sport, va detto, senza voler essere moralisti né tantomeno giudicare o, ancor peggio, condannare.
Quando l’essere umano preferisce tuffarsi nella materia, e preferisce rimanere nei tenebrosi labirinti, piuttosto che sollevare il suo sguardo ed ammirare gli orizzonti sconfinati, è logico che la mente sarà sempre più lenta a comprendere, e l’anima è destinata ad un’ inesorabile agonia. E allora il grottesco diventa logico, consentito, necessario, gli uomini entrano negli ambienti calcistici tramite tutta una serie di intrighi, e le donne, non per quanto hanno da proporre, ma per come sanno portare una minigonna … ma questo è un Barbie world. In fin dei conti, si può dire, che, parecchi uomini e donne del calcio sono rimasti ancora nel ‘Barbie world’, non sono mai maturati.
Eppure, se si vuole, si può cambiare. Prima o dopo aver espresso le mie opinioni, io sinceramente dico che per tutti gli esseri umani ho il massimo rispetto: per chi ha la necessità di mettersi la maschera da ‘parassita’, da ‘commerciante’, da ‘onnipotente’, da ‘matrona’. Cambiate ‘programma’ di lavoro! Uscite dai salotti! Parlate con tutti, non solo con chi Vi conviene parlare! Allora sarete degli uomini e delle donne di Sport, liberandovi dalla zavorra mondana, non sarete più un peso per la società, un peso molto nocivo, potrete essere  anche Voi costruttori di uno Sport migliore, di un calcio che sia se stesso, sarete padri e madri non solo dei vostri figli, ma di tutti quei giovani per i quali siete un importante punto di riferimento. Volete perdere questa grande opportunità?  Volete ancora proseguire, accompagnati dalle vostre fedeli compagne: la ‘chiassosa’ solitudine e  l’inquietudine? 
Daniela Asaro Romanoff  

Strip in barriera e palloni sgonfi, nello sport vince il trucco

cataniatorino_inf-200x1502Ieri durante la partita Catania-Torino, l’etneo Plasmati si è abbassato i calzoncini per distrarre il portiere granata. Nel football americano funziona lo schema del ‘wrong ball’; nel baseball quello del ‘Bee Play’

Fonte: AdnKronos

Roma, 17 nov. – (Adnkronos/Ign) – Difficile distinguere tra strategia geniale e furbata quando un giocatore, su un campo da calcio, si abbassa i pantaloncini per ostacolare la visuale del portiere avversario. E’ successo ieri nel match Catania-Torino, quando i siciliani hanno applicato uno schema inedito su un calcio di punizione. Prima, hanno creato una barriera supplementare per creare problemi all’estremo difensore avversario. Poi è arrivato il ‘tocco’ finale: il rossoazzurro Gianvito Plasmati si è calato i calzoncini per rendere ancor più difficile il compito di Matteo Sereni. Risultato: il pallone calciato da Giuseppe Mascara si è insaccato a fil di palo.

Uno schema non certo all’insegna del fair play ma che, come spiega a ‘Radio Anch’io Sport’ l’ad del Catania, Pietro Lo Monaco, ”non risulta che si tratti di un comportamento irregolare”. ”Queste cose – dice – si provano in allenamento, anche con un ritmo ossessivo. L’obiettivo era ostacolare la visuale del portiere”. ‘Furbata’ e condotta antisportiva? ”Bisogna fare riferimento alle regole – replica Lo Monaco -. L’arbitro deve decidere se il gesto è sanzionabile. Il buon gusto è relativo…”.

Ad onor del vero, il ricorso a questi espedienti non è tipico solo del calcio italiano. I coach delle squadre di football statunitensi hanno adottato con successo lo schema ‘wrong ball’, ampiamente documentato dai video pubblicati su YouTube. Il copione è elementare: il quarterback che dà inizio all’azione offensiva si avvicina alla linea laterale, con l’intenzione di sostituire il pallone sgonfio. Gli altri 21 giocatori restano immobili mentre lui, quando arriva il segnale dall’allenatore comincia a correre verso l’area di meta avversaria: touchdown, tra l’entusiasmo di genitori e tifosi.

Le risate, invece, accompagnano l’esecuzione del ‘Bee Play’, lo ‘schema ape’, adottato dal giovane Stephen Budnicksu un campo da baseball. Il giocatore comincia ad agitarsi tra la prima e la seconda base come se fosse assalito da uno sciame di insetti. Gli avversari si distraggono per eliminare l”attore’ che tenta di rubare la seconda base. Intanto, un altro giocatore va a segnare un punto.

Niente risate, ma critiche, sono piovute lo scorso anno su Alex Rodriguez. Il 31 maggio dello scorso anno, la stella dei New York Yankees si è segnalato anche per un episodio controverso. Nel nono inning della partita vinta 10-5 contro i Toronto Blue Jays, ha urlato nell’orecchio di un avversario, il terza base Howie Clark, lo ha distratto e ha trasformato un’azione innocua in un punto. Non si sa se il giocatore più pagato della Major League abbia gridato solo ”Ah!” o se abbia chiamato la palla con il classico ”Mia!”. ”Ogni tanto funziona, ogni tanto no”, ha detto lui.

All’arbitro 5 anni di squalifica.

Delibera senza precedenti della Commissione Disciplinare

Si riporta integralmente la delibera pubblicata nel Comunicato Ufficiale n. 17 del 13 novembre 2008 dal Comitato Regionale Sardegna

La Procura Federale della F.I.G.C. ha deferito a questa Commissione Disciplinare i signori M. D. e S. S., entrambi tesserati appartenenti al Comitato Regionale Arbitri della Sardegna, per rispondere:
1) il M. delle violazioni di cui agli artt. 1 commi 1° e 3° e 2 comma 1° del Codice di Giustizia Sportiva e all’art. 40 commi 1° e 3° lett. a) e c) del Regolamento A.I.A., per avere, nel corso del campionato 2007/08, gestito in modo scorretto il software “Sinfonia” (programma di inserimento delle richieste di rimborsi arbitrali), inserendo richieste di rimborsi in relazione a partite di campionato non disputate e per avere incassato parte dei relativi rimborsi spese attribuiti ingiustificatamente a S. S.; nonché per avere omesso di presentarsi davanti alla Sezione A.I.A di Nuoro in data 7.5.08., benché ritualmente convocato dalla Procura Federale;
2) il S. delle violazioni di cui agli artt. 1 commi 1° e 2 comma 1° del Codice di Giustizia Sportiva e all’art. 40 commi 1° e 3° lett. a) e c) del Regolamento A.I.A., per avere, nel corso del campionato 2007/08, grazie ad una gestione scorretta del software “Sinfonia” da parte di M. D., ottenuto indebiti rimborsi in relazione a partite di campionato non disputate.
Afferma la Procura Federale che, da una verifica di tutte le partite dei campionati 2007/08 giovanissimi, allievi, juniores e terza categoria, inserite nel software in uso presso la Sezione A.I.A. di Nuoro ai fini dell’ottenimento dei rimborsi arbitrali, sono emerse irregolari imputazioni in ordine a ventidue gare; in particolare l’analisi dei dati acquisiti ha evidenziato l’inserimento nel programma di tredici partite della società Orunese, nonostante che fossero state annullate a seguito della cancellazione della squadra dal calendario del campionato giovanissimi all’inizio della stagione, ed inoltre, per le restanti nove gare, l’indicazione in qualità di beneficiari di arbitri diversi da quelli che le avevano dirette.
Osserva la Procura Federale che l’unico effettivo beneficiato dalle irregolarità risulta essere S. S., in quanto altri arbitri coinvolti, pur avendo percepito somme per partite non giocate, viceversa non hanno incassato i dovuti compensi per altre partite da loro effettivamente dirette.
Il S., nel corso delle indagini, ha ammesso di essere consapevole degli indebiti rimborsi arbitrali percepiti e ha dichiarato in proposito di essere stato contattato dal più anziano collega M. D., che gli aveva chiesto di prestarsi a ricevere rimborsi per importi superiori al dovuto, salvo decurtare le differenze e consegnarle allo stesso M.; ha riferito di avere sempre portato gli assegni ricevuti all’incasso e consegnato effettivamente al collega le somme di denaro a lui non spettanti; ha precisato che, a detta del M., tale marchingegno era necessario per poter fare avere quanto dovuto ai nuovi arbitri che non avevano ancora ricevuto il codice meccanografico che abilitava al rimborso CED.
Il M. non ha reso dichiarazioni; infatti, benché convocato, non si è reso diligente.
In sede di giudizio, il rappresentante della Procura Federale ha chiesto di infliggere ad entrambi gli arbitri la sanzione dell’inibizione temporanea di cui all’art. 19 cc. 1° lett. h) e 3°, da quantificarsi in cinque anni per il M. e in quattro anni per il S..
Il M., in una memoria difensiva inviata a questa Commissione, ha ammesso i fatti a lui attribuiti, dichiarando, a sua discolpa, di avere elaborato il sistema che gli permetteva di intascare somme di denaro per gare non dirette, allo scopo di ricuperare i rimborsi chilometrici, che non gli erano mai stati pagati nonostante fossero dovuti, per tutte le volte che si era dovuto recare da Bosa a Nuoro per seguire il sistema computerizzato della Sezione A.I.A. di Nuoro.
La Commissione concorda integralmente con le conclusioni del rappresentante della Procura Federale.
Il fatto oggetto del presente giudizio è gravemente lesivo dei principi di lealtà, correttezza e probità ala cui osservanza sono tenuti tutti coloro che svolgono qualsiasi attività nell’ambito dell’ordinamento federale.
E’ particolarmente grave – e pertanto meritevole della sanzione richiesta nella misura massima prevista dal C.G.S. – il comportamento del M., che, con artifizi e raggiri e coinvolgendo nell’azione illecita altri tesserati, ha percepito somme di denaro a lui non dovute, fornendo in proposito, nella lettera inviata a questa Commissione, giustificazioni completamente risibili.
Meno grave, ma pur sempre fortemente censurabile e meritevole di adeguata sanzione, è il comportamento del S., a cui non può in alcun modo essere riconosciuta la buona fede, nonostante egli abbia agito non allo scopo di intascare indebiti compensi, ma solo a titolo di collaborazione con il M.; egli infatti non poteva non rendersi conto che, qualunque fosse la ragione degli artifizi effettuati dal collega addetto al software, in ogni caso fosse contrario ai doveri di lealtà, correttezza e probità accettare l’emissione a suo favore di assegni comprendenti somme di denaro a lui non spettanti.
Per questi motivi, la Commissione DELIBERA di dichiarare i soggetti deferiti responsabili per i fatti loro ascritti e di infliggere ai medesimi la sanzione dell’inibizione temporanea a svolgere ogni attività in seno alla F.I.G.C., a M. D. per la durata di anni cinque e a S. S. per la durata di anni quattro.

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Re lite Sconcerti – Mourinho: Sky, ti sorprende sempre

Giornalismo sportivo, nuovo, dinamico, non urlato.mousconcerti
Noi che siamo cresciuti con Biscardi o con le interviste possibili di Amedeo Goria ed i con commenti tecnici di Fulvio Collovati, vedere lo sport su Sky (pagato profumatamente) era ed è un piacere.
Vuoi mettere la voce ed il contagioso trasporto di Fabio Caressa con il soporifero commento del pur bravo Bruno Pizzul o le a volte parziali, ma precise disamine tecniche di Bebbe Bergomi con quelle di Sandro Mazzola?
E poi, diciamola ancora tutta, in studio con Ilaria D’Amico l’occhio si prende la sua parte rispetto magari alla visione della pur brava Stella Bruno.
Ma il sapone c’è anche per Sky, eccome.
Mario Sconcerti, trent’anni di giornalismo ad alto livello, direttore, editorialista, commentatore, amante dei numeri e delle statistiche, domenica è scivolato (col sapone di cui sopra) e ha dato, a mio parere, una immagine che poco qualifica la professione per cui è pagato anche da me, abbonato Sky.
La domenica pomeriggio deve “fare il suo mestiere”, lo hanno messo apposta per dare numeri e fare domande intelligenti, cercare di dare in là per qualche polemica, metterci del sale insomma.
Tempo addietro ha fatto “imbarcare”un paio di volte il mite Spalletti, che talvolta stava per perdere la pazienza, ma stoicamente non lo ha mai mandato “affanculo”.
Ma il buon Luciano sa come funziona in Italia, anche dopo una brutta sconfitta bisogna presentarsi in sala stampa (perché da contratto bisogna farlo, dire due cosettine semplici, girare attorno al nulla, banalità a secchiate e poi la lucina rossa si spegne e a microfoni spenti a Sconcerti e simili li mandi pure a quel paese).
Ma il buon Mario, che pensa veramente di essere bravo, con stile da inviato FOX News, ha pestato due volte piedi a quelli dell’Inter, o meglio ai tecnici dell’Inter, Baresi e Mourinho.
Dopo una vittoria dei nerazzurri, ha trovato da dire a Beppe Baresi, in diretta, che “con tutto il rispetto per Lei, ma intervistare Mourinho è un’altra cosa …” Che eleganza.
La novità, non colta dal buon Mario, che il titolare della panchina considera il suo vice assolutamente all’altezza della situazione e se si è presentato in sala stampa vuol dire che ha un suo ruolo e può anche rispondere alle semplici e solite domande di un banale assoluto che fanno quasi tutti i giornalisti dalle h. 17 in poi (anche per giorni e giorni).
Beppe Baresi glielo ha fatto notare e Sconcerti, con volto arrossato e colto in evidente ambasce, gli ha detto testuale “Baresi mi faccia fare il mio mestiere”.
Surperfluo dire che anche Baresi voleva e vuole fare il suo mestiere e se stava in sala stampa era proprio per assolvere al suo compito.
Quindi, prima novità non colta dal mondo giornalistico: anche il collaboratore dell’Allenatore può presentarsi in sala stampa, rispondere e chiarire aspetti tecnici con pieno titolo e dignità. Veda signor Mourinho, in Italia noi eravamo abituati a vedere il “secondo” ai microfoni solamente perché il titolare era squalificato o malato. In un team che si rispetti, del quale lei ne risponde a pieno titolo, aver dato spazio e risalto ad un collaboratore con il quale divide tensioni, decisioni, gioie e amarezze, qua da noi non si usa.
Invece questa sua premura, normale da altre parti, noi l’abbiamo apprezzata molto. Il buon Sconcerti, evidentemente deve parlare solo con il “Titolare”. E dire che Baresi si è presentato in sala stampa dopo una vittoria …
Ma il “titolare” di quella panchina lo ha trovato domenica, dopo la vittoria con l’Udinese.
E qui Sconcerti ha preso uno scoglio, grosso, evidente. Che fosse in conflitto di interesse, lo sapeva anche Josè, che non glielo ha mandato a dire.
“Lei è amico di Mancini”.
Il buon Josè sa che Sconcerti, alla presidenza dell’allora malata Fiorentina, chiamò il Mancio in panchina (molte cene a Roma dai tempi in cui giocava con la Lazio avevano fatto sbocciare la tenera amicizia). Ma fin qui poco da dire. Solo che il giovane e rampante Mancini, era sprovvisto di patentino, quindi era allora un abusivo. Ma Sconcerti, bene addentrato nel Palazzo, aveva avuto modo di aggirare il problema, con tanti saluti all’AIAC Nazionale e agli Allenatori in regola ( che strano, la storia somiglia quasi a quella dei giorni nostri con il Bologna, ma almeno Sinisa ha l’abilitazione . . . o no?).
Sconcerti quando “fa il suo mestiere” può anche avere le sue simpatie, Mourinho ha notato prevenzione e giustamente ha fatto notare che le cene servono per intrattenere buoni rapporti, ma con lui non ne fa perché non ne ha bisogno.
Dei ventisei tornei ai quali ha partecipato, lui ne ha vinti tredici.
Sicuramente stiamo incominciando a capire perchè in Inghilterra lo chiamavano “special one”, perchè è un allenatore moderno dal punto di vista televisivo e che non le manda certo a dire.
L’impressione è che per il momento l’Inter non stia giocando un grande calcio e che finchè i risultati sono dalla sua parte non gli si possa fare molte critiche. Lo spogliatoio dell’Inter ha fagocitato più allenatori di qualunque altra squadra negli ultimi anni. Anche con Mancini, la situazione non è mai stata del tutto tranquilla. Adesso c’è un allenatore che a volte può apparire spocchioso ma che ha dato delle regole ed è il primo a rispettarle. Si è guadagnato la fiducia dell’ambiente, dei giocatori e, scusate se è poco, sta portando i benedetti risultati. Cosa volete ancora? Telenovelas del tipo Adriano/Mancini? Eliminazioni a raffica dalla Champions?
In Italia, eravamo abituati a Terim, Lucescu, Cuper, Lazaroni, Tabarez, Perez, Carlos Bianchi. Questo è diverso, mi sembra che non abbassi la testa per fare carriera. Sconcerti lasci perdere gli antichi amori, o li consigli a qualche altra società, guardi almeno con stimolante curiosità a chi fa il suo mestiere in maniera diversa, nuova, almeno per noi. Apprezzi almeno la novità, non sia prevenuto. Chi va per mare, navigando a vista, deve mettere in conto che lo scoglio può prenderlo, prima o poi l’ora del fesso arriva per tutti. Caro Mario, ultimamente lei ha preso due scogli, ora puntelli la prora e si pari il sedere, il mare è pieno di insidie, anche per un consumato navigatore come lei. Noi la gurdiamo su Sky e sappiamo. Meglio andare avanti non crede? Anche Mancini ha scritto un pezzo di storia importante nell’Inter, ma ora c’è Mourinho, malgrado a lei non stia bene. Con affetto e simpatia.

Fiorentino Pironti, Allenatore di Base UEFA B, membro AIAC Toscana, telespettatore pagante di Sky, sportivo.

La lezione di Mourinho alle vedove di Mancini

Editoriale di Xavier Jacobelli su Mister x

Non saremo mai abbastanza grati a Josè Mourinho per la ventata di aria nuova che sta portando nel football italiano. Sia perché l’allenatore dell’Inter ha il coraggio delle sue idee sia perché i risultati gli stanno dando ragione in campionato e in Champions League, sia perché prende a calci l’insopportabile ipocrisia, l’urticante supponenza, la malcelata presunzione con la quale alcune vedove di Mancini pretendono di spiegargli come va il mondo.

E’ accaduto anche dopo la sofferta quanto fondamentale vittoria dei campioni d’Italia sulla splendida Udinese, che li aveva fatti soffrire a San Siro sino al provvidenziale gol di Cruz. Da persona intelligente qual è, Mourinho ha preso atto degli sbandamenti difensivi costati ai nerazzurri 5 gol nei due precedenti incontri (2 dalla Reggina, 2 dall’Anorthosis) e, conscio della pericolosità friulana, è tornato al 4-3-3. Josè ha fatto la mossa giusta al momento giusto e ha vinto.

Tutto il resto è fuffa. E’ fuffa chi rimpiange Mancini, dimentico di averlo attaccato sino all’ultimo giorno della sua esperienza interista o perché sodale, amico, sponsor del marchigiano che non ha bisogno di badanti per costruirsi un altro futuro. E’ fuffa chi è convinto di essere più bravo di Mourinho al punto da ritenere che le variazioni tattiche adottate contro l’Udinese non siano frutto dell’intelligenza del tecnico, ma delle critiche che gli sono state mosse. E’ fuffa chi continua a guardarsi indietro, a paragonare il presente con il passato. Addirittura, in una delle tv davanti alle quali si è presentato con educazione e intelligenza, Josè si è sentito ricordare che Moratti cacciò Simoni nonostante fosse al vertice della classifica. Ma che cosa c’entra? Ma che razza di modo di ragionare è questo? Ma perché, in questo Paese, non si parla mai di fatti concreti e si cerca di buttarla sempre in caciara? La gelosia, l’invidia, la fustrazione sono avversari rognosi anche per un totem come Mourinho che, prima di arrivare a Milano, aveva vinto 13 dei 26 trofei in cui era sceso in lizza con i club che si erano affidati a lui. Eppure, il signore portoghese ha spalle larghe e determinazione feroce per imporsi anche in Italia. Dove tutti, piaccia o no, sino alla fine dovranno fare i conti con lui e con l’Inter.
Xavier Jacobelli

L’uomo e la macchina

Post pubblicato da “La Settimana Sportiva” e pubblicato dal Corriere dello Sport il 17 ottobre 2008

Spuntò all’improvviso alla terza di campionato: il Lecce contro il Siena, Mario Beretta contro il suo passato. Sul­le gambe di Massimiliano Canzi, invece, il futuro: il computer, oggetto familiare in sport come la pallavolo e la pallacane­stro, decisamente meno usuale nel cal­cio.

«Non sono un patito di computer, in linea di massima lo uso poco, però so che ci può dare una mano. Un mio collabora­tore, Massimiliano Canzi, con lo strumen­to, invece, ha una grande dimestichezza e tre anni fa cominciammo a usarlo » .

Mario Beretta racconta con pacatezza, con l’umiltà tipica dell’uomo una novità che altri, al suo posto, quelli che lucida­no la propria immagine con pazienza cer­tosina, avrebbero spacciato per la rivo­luzione del secolo. « Ma sia chiaro, in campo contro l’Udinese non ci va mica il computer e per fare risultato dovremo produrre una grande prestazione» , sotto­linea il tecnico, facendo sfoggio di reali­smo. Il computer fa parte della quotidianità. Nel calcio, però, lo si guarda con una cer­ta diffidenza. Forse perché il gioco stes­so si presta poco alle schematizzazioni e la variabile del tocco fantasioso e improv­viso, l’alito del genio, insomma, non può essere facilmente pianificato attraverso una raccolta di dati. Ma non ci si può nemmeno opporre allo spirito dei tempi, fermare a mani nude la macchina a vapo­re della tecnologia trionfante. Aiuta, il computer, anche se poi, come dice Beret­ta quel che conta «è il lavoro sul campo, il rapporto con i calciatori» . E aggiunge: «Io ho collaboratori estremamente reatti­vi ai richiami dell’innovazione. Un altro mio collaboratore, Carlo Garavaglia, ve­nerdì mattina tiene una seduta di tecni­ca pura. E una cosa come questa i com­puter non la possono fare. Si tratta sem­pre di innovazione, anche se in questo caso le macchine non c’entrano».

Per essere un tiepido amante della tec­nologia, Beretta è andato, però, piuttosto avanti. Il passo finale, il 21 settembre scorso, terza di campionato. Spiega: «An­che in questo caso la spinta è venuta dal mio collaboratore. Noi volevamo fare lo scouting, avevamo a disposizione un pro­gramma e così abbiamo deciso di prova­re. Durante il primo tempo, vengono rac­colti tutti i dati e nell’intervallo do un’oc­chiata » . E’ l’ultimo tassello della perso­nale evoluzione tecnologica del tecnico del Lecce. Una marcia, peraltro, non par­ticolarmente lunga. La racconta, in po­che battute: «Abbiamo cominciato tre an­ni fa. Montavamo su dvd momenti signi­ficativi delle nostre partite e di quelle dei nostri avversari. Dieci, tredici minuti. E questo è stato il primo passo». Inevitabi­le il secondo: «Dalle fasi di gioco, siamo passati al montaggio di immagini utili per illustrare le caratteristiche degli av­versari, attaccanti, centrocampisti, difen­sori, portiere». Andando avanti le tecniche si sono af­finate: «Prima mettevamo tutto su dvd. Adesso abbiamo consegnato ai giocatori una chiavetta usb e loro si vedono tutto a casa» . L’ultimo passo Beretta lo ha fatto poche settimane fa: lo scouting e l’uso in tempo reale del computer. Ma non vuole enfatizzare la scelta: «Si tratta di un sup­porto perché, poi, la sostanza è data dal­l’esperienza, dalle emozioni, dal lavoro sul campo. E’ uno strumento che aggiun­ge qualcosa. D’altro canto, il computer lo usa anche il mio preparatore atletico, ad esempio per scaricare i dati dei cardio­frequenzimetri satellitari, per immagaz­zinare i dati utili alla programmazione dell’attività fisico- atletica » . Tutto sem­plice, tutto normale. Eppure nel calcio il computer continua a far notizia, al con­trario di quel che avviene nella pallavo­lo, dove si usa da anni e dove un signore che risponde al nome di Julio Velasco di­chiarava già negli anni Ottanta la sua « euforia » per le enormi possibilità del mezzo: «Ma in quelle discipline le opera­zioni di scouting sono più semplici».

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«Mi ricordo che i ragazzi ci guardavano increduli, sembravamo apprendisti stre­goni. Ora nel calcio ha fatto ir­ruzione la generazione della play station e chi usa il com­puter per migliorare le presta­zioni non viene più visto come un alieno » . Adriano Bacconi è stato tra i primi in Italia a sco­prire la forza dell’informatica applicata al pallone. All’epoca, inizi anni Novanta, quella sem­brava essere roba per sport co­me la pallacanestro o la palla­volo.

« Sia chiaro, non è che il calcio è più indietro rispetto a quelle discipline. Ma basket e pallavolo sono sport più sche­matici e il perfezionamento degli schemi dipende dalla quantità di informazioni che riesce a immagazzinare ed elaborare. Nel calcio le cose sono un po’ più complicate perché subentrano altre varia­bili » .

Lui, Bacconi, il computer lo ha portato in Nazionale. Trion­falmente, per giunta, visto che ha collaborato con Marcello Lippi in occasione del Mondia­le del ’ 96. « Ma non lavorava­mo in tempo reale » , precisa. Con l’aiuto della Federazione era stato messo in piedi un im­pianto satellitare che consen­tiva di seguire tutte le partite. Veniva immagazzinata una quantità enorme di dati e at­traverso un software venivano passate al microscopio le azio­ni e le caratteristiche dei gio­catori.

«Lippi utilizzava questo materiale prima e dopo la par­tita ». La tecnologia serviva per preparare la strategia e per correggere gli eventuali errori dopo averne preso atto anche in maniera visiva. Eppure la sfida dell’uso in tempo reale ( un dato acquisi­to, ad esempio, nella pallavo-l­o), Bacconi in Nazionale provò a vincerla con Arrigo Sacchi. Praticamente, preistoria. L’Ar­rigo, si sa, era uno che precor­reva i tempi, anche andando oltre il perfezionamento delle tecnologie. Racconta Bacconi: «Era il ’94, incombeva il Mon­diale americano. E in alcune amichevoli sperimentammo un meccanismo all’epoca com­plicato. Varrella e io attraver­so un software facevamo lo scout della partita. Sacchi, in comunicazione con noi dalla panchina, ci diceva cosa gli in­teressava rivedere alla fine del primo tempo. Noi tiravamo fuori tutti i dati e glieli conse­gnavamo nello spogliatoio. I giocatori ci guardavano incre­duli. Alla fine rinunciammo a proporre la sperimentazione durante Usa ’94: la tecnologia non era perfetta, si rischiava­no ” buchi” a livello di comuni­cazione tra la panchina e noi».

Da « tecnico » del settore, Bacconi invita al realismo. E spiega: « L’informatica è uno strumento straordinario e può avere applicazioni che vanno abbondantemente al di là del­le applicazioni sin qui normal­mente compiute. Però, la diffe­renza non è nel software ma è nel metodo scientifico. Perché il rischio è costituito da un uso improprio dello strumento: al­cuni utilizzano la tecnologia senza credervi realmente, solo perché migliora l’immagine, la caratterizza con tratti di mo­dernità. Un allenatore che, in­vece, usa questi strume

nti con metodo è Rafa Benitez: lui è uno che ha puntato sullo stu­dio, sulle risorse che derivano dalla conoscenza, sul confron­to con la tecnologia. Però ci so­no in Italia tecnici meno cono­sciuti, che lavorano in realtà periferiche, semmai con pove­re risorse finanziarie che han­no puntato sull’innovazione. Un n

ome? Aldo Dolcetti, alle­natore della Spal, in C2. Mi sembra che questa scommes­sa gli stia dando ragione an­che dal punto di vista dei risul­tati ».

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