Fair Play … Franco Brienza, un uomo prima che calciatore

Articolo pubblicato sul blog Balarm.it di Giuseppe GERACI

Palermo-Reggina. E’ un gol fatto ma Brienza si ferma. Che succede? Il pubblico applaude, i giocatori avversari gli tendono la mano, l’arbitro si congratula.
Signori oggi non mi va di parlare di tattica, di gesti tecnici, polemiche più o meno sterili su quanto avviene all’interno del rettangolo di gioco, quindi voglio anteporre l’aspetto umano a quello calcistico. Tante volte allo stadio applaudiamo, come tanti robot, al gesto del “fair play” tanto caro all’UEFA ma poche volte ci troviamo di fronte ad un giocatore che antepone il cuore ad un gol fatto, che privilegia un gesto nobile che ha lasciato di stucco i 30.000 del Barbera e tutto il mondo pallonaro. 
Signori stiamo parlando di Franco Brienza detto “Ciccio”. Siamo al 2° minuto della ripresa (in Palermo-Reggina dello scorso 28 settembre) e, durante un contrasto aereo, Corradi Reggina e Balzaretti restano a terra mentre l’azione prosegue con Brienza che supera di slancio il diretto avversario e si ritrova a tu per tu con il portiere avversario.

E’ un gol fatto ma Brienzino si ferma. Che succede? Il pubblico applaude, i giocatori avversari gli tendono la mano, l’arbitro si congratula. Sì è proprio vero Ciccio non l’ha messa dentro. Indubbiamente avranno pesato i 7 anni trascorsi all’ombra del Pellegrino per l’ex fantasista rosa ma non basta. Potevi far gol e non esultare per poi scusarti con pubblico ed avversari di non aver visto ciò che accadeva alle spalle……no, no dietro questo gesto c’è qualcosa di più.

C’è un grande uomo che un giorno potrà raccontare ai propri figli di essere diventato un esempio per tanti cialtroni e mestieranti del calcio d’oggi che guardano solo a sponsor e mettono ingaggi al primo posto in una loro personalissima scala di valori, potrà vantarsi di aver insegnato ai tanti bambini che guardano al calcio ancora come uno sport che esiste il rispetto per gli avversari ed il sentimento.
Ha detto bene chi in sala stampa, nel dopo partita, ha espresso il desiderio di proiettare il gesto tra le scuole calcio, tra quelle giovani leve che dal calcio e dallo sport in generale devono trarre insegnamenti di vita. Un giorno, visitando una scuola calcio affollata di ragazzini, qualcuno mi disse “non tutti diventeranno calciatori ma sicuramente diventeranno uomini”. Il grande Sciascia aveva effettuato una particolare classifica del genere maschile con il suo celebre omini, mezzi omini, ominicchi e quaquaraquà. Sicuramente Brienza è un uomo!

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Ulivieri ‘Brienza? Il gioco deve fermarlo l’arbitro’

| martedì 30 settembre 2008

Intervenuto ai microfoni di “Mediagol” su Prima Radio, il presidente dell’Associazione Italiana Allenatori Calcio, Renzo Ulivieri, è tornato a commentare il gesto di fair play che ha visto protagonista Brienza durante la sfida del “Barbera” di ieri tra Palermo e Reggina. “Più correnti di pensiero in questo episodio? Corrente di pensiero ce n’è una sola: c’è un regolamento, un accordo fatto tra allenatori, capitani e arbitri nel quale si è detto che in questi casi fischia l’arbitro – ha spiegato il tecnico – poi si può interpretare come vuole da ogni singolo calciatore, ma questo accordo nasce soltanto nel rispetto degli spettatori e per tenere elevati i ritmi del match ma se fossi stato il presidente o l’allenatore della Reggina mi sarei arrabbiato pesantemente per questo episodio. Si è già detto e ribadito che deve decidere l’arbitro a fermare il gioco – ha aggiunto Ulivieri – un giocatore pertanto deve soltanto pensare a giocare, a maggior ragione se gioca per una squadra, la cui panchina del tecnico è a rischio”.

Il meglio di REMI GAILLARD

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Trombetta dall’Eccellenza alla Champions

Ha lavorato con Galeone e Guidolin, guida i campioni di Romania dopo aver allenato il Sevegliano.

In una domenica di maggio libera da impegni col Sevegliano, Maurizio Trombetta era allo stadio Rocco, sorridente come sempre e cordiale con le vecchie conoscenze. «Un po’ di A e di B le ho viste. Ma come secondo di Galeone e Guidolin. Adesso faccio l’allenatore responsabile in prima persona e comincio da una categoria più bassa, in Eccellenza». A distanza di tre mesi, Trombetta fa l’esordio in Champions League, sulla panchina del Cluj, e stasera incontra la Roma. Una volata così veloce nessuno se l’aspettava, Neanche lui che di volate è sempre stato pratico.

Col pallone ci sapeva fare fin da ragazzino ed era terribilmente veloce. Così veloce che a Trieste lo chiamavano Speedy Gonzalez. L’allenatore di quella Triestina che ottenne la promozione in serie B, Marino Lombardo, diceva un po’ estasiato e un po’ stizzito: «Ogni tanto Trombetta arriva prima del pallone. Dovrebbe rallentare un po’ il passo». Il passo glielo hanno rallentato all’Udinese, quando lo hanno esonerato dalle funzioni di vice per fare un dispetto a Galeone.

Friulano di 46 anni, una carriera di giocatore tra cadetti e serie C, una laurea all’Isef con tesi sulla diversificazione dei carichi di allenamento in un piano di preparazione annuale per una squadra di calcio. Parole difficili per spiegare come lavorare sulla preparazione fisica. Per la tattica, oltre alle esperienze fatte da attore sui campi, anche il contatto quotidiano con un amante del bel gioco come Gianni Galeone, teorico del 4-3-3.

Con Galeone a Udine in serie B dal 1994, poi a Perugia, quindi a Napoli. Nel 1998 torna all’Udinese come assistente di Guidolin, l’anno successivo al Bologna in serie A per cinque campionati. Nel 2003-04 ancora all’Udinese con Galeone fino all’esonero.

E adesso si presenta alla stampa italiana sapendo dei suoi limiti e di quelli della squadra da lui diretta, i campioni di Romania del Cluj, appena avuti in eredità da Ioan Andone, esonerato per scarsi risultati. Trombetta non si nasconde dietro frasi convenzionali: «Una partita come questa contro la Roma non ha bisogno di motivazioni. La squadra si è guadagnata la qualificazione alla Champions sul campo, io mi ci sono trovato. Il Cluj vuole sfruttare questa occasione, i giocatori non hanno bisogno che io dica nulla».

Umile e realista, Trombetta sa delle difficoltà dei giallorossi e proverà a sfruttare il fattore sorpresa.
Spalletti, dal canto suo, tiene alta la concentrazione della Roma: «Ho visto e rivisto alcune partite del Cluj. Una squadra che gioca bene. Non avremo vita facile».

Il girone comprende anche Bordeaux e Chelsea e Trombetta ammette: «Noi siamo in quarta fascia, il nostro obiettivo è quello di arrivare terzi nel girone per essere così ammessi alla Coppa Uefa. Giocheremo tutte le partite contro grandi squadre, sarà un onore affrontarle».

Senza ansie nè isterie, Trombetta vive il salto dai dilettanti al massimo livello europeo del calcio. Sempre col sorriso perché si tratta pur sempre di un gioco, ma con decisione e serietà nel lavoro che aveva fin da quando scattava alzando una nuvola di polvere sui lanci di Papais, ricorda i due amici Galeone e Guidolin: «Ho avuto la fortuna di lavorare con loro e imparare da entrambi. Le basi tecniche le ho, adesso devo riuscire a dimostrare che so dirigere la squadra a certi livelli».

E parlando del Cluj, Trombetta racconta: «Siamo una squadra con buone capacità fisiche, ci sono parecchi stranieri, si gioca un calcio tecnico. Ma il migliore è un rumeno, Trica. Il calcio rumeno è in evoluzione, si avvicina ai migliori in Europa». Come a dire che se il Cluj arrivasse terzo nel girone, non sarebbe un colpo fortunato. Roma attenta, Trombetta non parla a vanvera. Anche se sorride.

Articolo di Bruno Lubis pubblicato dal “Piccolo” di Trieste

Profilo
Maurizio Trombetta (Udine, 29 settembre 1962) è un ex calciatore e allenatore di calcio italiano.
E’ un ex calciatore professionista ora allenatore di calcio di prima categoria (diploma Isef nel 1988 e corso master per allenatori professionisti di prima categoria nel 2001).
Ha iniziato la carriera da calciatore con l’Udinese squadra con la quale ha vinto (suo il gol nella finalissima contro la Roma) il Campionato Primavera della stagione 1980/1981 insieme ai friulani Paolo Miano, Gianfranco Cinello, Loris Dominissini, Gigi De Agostini.
Carriera di Allenatore
Ha iniziato ad allenare gli allievi dell’Udinese nel 1994. Dopo pochi mesi è stato chiamato da Giovanni Galeone sulla panchina dell’Udinese che all’epoca militava in Serie B. Come vice di Galeone ha vinto il Campionato di Serie B.

L’anno dopo ha seguito Galeone a Perugia vincendo il Campionato 1995/1996 e quindi a Napoli. Nel 1998 torna a Udine e questa volta è il vice di Francesco Guidolin. L’anno successivo (1999) con Guidolin va ad allenare il Bologna sempre in Serie A per 5 stagioni.

Nel 2003/2004 è ancora con Galeone ad Ancona e torna di nuovo a Udine per salvare l’Udinese nella stagione 2006/2007.

Nella stagione 2007/2008 inizia ad allenare non più come vice di qualcuno dopo 10 anni di professionismo si mette in gioco partendo dall’Eccellenza.

Il presidente del Sevegliano Francesco Vidal gli affida la squadra che è, a 7 giornate dall’inizio del campionato, ultima in classifica. Maurizio Trombetta salva la squadra e riesce a terminare il campionato al quarto posto (31 punti fatti nel girone di ritorno), vincendo inoltre la Coppa Italia del Friuli Venezia Giulia battendo le prime due classificate del Campionato. La sua squadra termina la stagione subendo solo 22 gol e vanta quindi la miglior difesa del campionato. A fine stagione viene premiato come Miglior Allenatore del 2008 dei dilettanti friulani. Nel giugno 2008 viene ingaggiato dall’imprenditore rumeno Arpad Paszkany proprietario del CFR Cluj (Romania), vincitrice di campionato e Coppa di Romania l’anno precedente e quindi qualificata per la prima volta alla UEFA Champions League 2008-2009.[1]

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