Goal keeper training closed eyes !!

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Allenamento Portieri Australia

Schiavi del lavoro per i marchi olimpici. Rapporto Play Fair 2008

Dal Blog “Il Rubicondo

Si stima che marchi come Nike, Adidas e Puma, incrementeranno i propri profitti di almeno il 50% nel corso dei prossimi giochi olimpici di Pechino. Non per meriti dei loro “illuminati” manager, ma per le condizioni di estremo sfruttamento in cui costringono i loro 800mila dipendenti nei paesi in via di sviluppo. Operai costretti a cucire palloni, incollare scarpe, tagliare stoffe, anche per dodici ore al giorno e guadagnare giornalmente solo 50 centesimi di dollaro.

Sono alcuni dei dati che emergono dal rapporto Play Fair 2008, tradotto per l’edizione italiana dalla Campagna Abiti Puliti.
Una realtà che emersa anche grazie alle centinaia di testimonianze dirette dei lavoratori, che raccontano la loro schiavitù ed i disumani ritmi di produzione. Uno schiavo della New Balance in Cina racconta come «Sono stanco da morire adesso… In due dobbiamo incollare 120 paia di scarpe all’ora… Nessuno di noi ha tempo di andare in bagno o bere un bicchier d’acqua. Ciononostante stiamo lavorando senza riposo e abbiamo sempre paura di non lavorare abbastanza in fretta per fornire le suole alla linea successiva…. Siamo stanchi e sporchi».
Condizioni accettate senza poter fiatare, per non rischiare di perdere l’unica fonte che permetta loro di sopravvivere. Una sopravvivenza in condizione di vera e propria schiavitù, che costringe quei lavoratori a vivere e dormire a centinaia nello stesso posto di lavoro, in condizioni ambientali precarie, costretti a subire le vessazioni dei propri superiori. In quei posti, diritti e rappresentaze sindacali sono meno di un lontano miraggio ed i contratti di lavoro una vera e propria chimera.
E’ da queste condizioni che aziende come Nike, Adidas, Puma, Asics traggono i loro profitti, in un rapporto direttamente proporzionale ai livelli di sfruttamento a cui costringono i loro lavoratori.
Queste multinazionali, che sfoggeranno i loro loghi durante la rassegna olimpica, si maschereranno da portatori del sano spirito olimpico, promuoveranno spot pubblicitari nei quali saranno esaltati valori di lealtà, umanità e di pace. Tutto mentre nelle loro fabbriche, si consuma lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Dell’uomo ridotto ad una merce di valore minore di quella che produce.

Rifiuta’ il penalty: «Non è fallo»

Articolo pubblicato da “La Sentinella del Canavese

ST. VINCENT. A pochi minuti alla fine, Monte Cervino – Bellavista del girone aostano di Terza Categoria è sul 2-2: l’arbitro ravvisa gli estremi per il calcio di rigore per un intervento in area valdostana sul giapponese del Bellavista Rui Inagawa.
Con un gesto raro sui nostri campi da gioco, Inagawa va dal direttore di gara dicendogli di essere incespicato da solo e di non ritenere giusto il ‘penalty’. L’arbitro prende atto e torna sulla sua decisione.
Per l’attaccante del Bellavista, applausi e strette di mano sincere da compagni e avversari, oltre alla ‘standing-ovation’ tributatagli dal pubblico.
Ultimo particolare: la vittoria poteva significare per gli eporediesi la conquista dei play-off.

Carlos Bilardo, calciatore, Allenatore, medico ricercatore

Autore: Daniela Asaro Romanoff

Nato in un sobborgo di Buenos Aires il 16 marzo 1939, in una famiglia di emigranti siciliani, sin dall’infanzia Carlos Salvador Bilardo potenziò la tenacia, la volontà, l’intelligenza brillante, ereditate dai suoi antenati, dedicandosi con grande entusiasmo e determinazione allo studio, al calcio e a lavori anche abbastanza duri, perché c’era la necessità di guadagnare.
Durante le vacanze scolastiche si alzava prima dell’alba per andare a lavorare in un mercato di Buenos Aires. Sul suo futuro aveva le idee chiare, già da ragazzo desiderava tantissimo dedicarsi a studi di medicina.
Di pari passo procedevano gli studi, gli allenamenti e le partite di calcio. Cominciò ben presto a venir notato, perché era un calciatore di grande talento.
A vent’anni Carlos giocava nelle Nazionale giovanile argentina, che vinse nel 1959 il titolo panamericano. Nel 1960 partecipò con la Nazionale giovanile ai Giochi Olimpici di Roma.
Per quanto riguarda le squadre di club, dopo aver giocato nel Campionato 1959/60 per la Squadra di San Lorenzo, e dal 1961 al 1965 per il Deportivo Espanol sia nel ruolo di attaccante, sia nel ruolo di difensore, a decorrere dal Campionato 1965/66, iniziò a giocare per gli Estudiantes de la Plata. Osvaldo Zubeldìa, allenatore degli Estudiantes, pensò di utilizzarlo come centrocampista. Nel 1967 la Squadra vinse un titolo ‘metropolitano’ e tre coppe ‘Libertadores’ (1968-1970), inoltre, nel 1968, una Coppa Intercontinentale.
Non solo calcio, Carlos dava tante energie allo sport, ma altrettante le riservava ai suoi studi di medicina. Si laureò alla Facoltà di Medicina dell’Università di Buenos Aires, e assieme a lui si laureò anche il compagno di squadra e amico Raùl Madero.
Dopo essersi laureato, Carlos Bilardo lasciò l’attività di calciatore, a decorrere dal 1971 accettò l’incarico di allenatore degli Estudiantes.

Nel 1968 Bilardo si sposò, da questo matrimonio nacque una figlia, e la sua notevole maturità lo indusse ad essere sempre un buon marito ed un buon padre. La sua energia e la sua intelligenza, del tutto fuori dal comune, indubbiamente dipendono da fattori genetici e da forti motivazioni, ma sono anche e soprattutto dei doni che il Cielo gli ha mandato. Io sono credente, e mi esprimo così C’è stato un periodo della sua vita davvero eccezionale: bravo allenatore, bravo padre di famiglia, bravo anche come figlio, aiutava il padre nell’azienda di famiglia, e, nel 1976, si dedicò pure con fervore alla ricerca medica per quanto riguarda il cancro. Ad un certo punto, però, dovette fare una scelta. Capì che non poteva dedicarsi alla ricerca part-time, non era onesto nei confronti di se stesso e degli altri e decise di dedicarsi completamente al calcio.
Io allora ero una ragazzina, che non comprendeva molto il disappunto di una cugina di mio padre, di origine argentina, che avevo incontrato in quegli anni negli Stati Uniti. Questa mia parente, che conosceva bene Carlos, era esterrefatta, per lei era impossibile riuscire ad accettare una scelta di quel tipo: anteporre il calcio alla ricerca medica. Io la ascoltavo, ma il suo accalorarsi tanto mi pareva eccessivo, anche se riconoscevo che, in parte, era senza dubbio giusto dare importanza alla cultura.
Da ragazzina non potevo valutare bene, ora, da adulta, sono convinta che ognuno debba fare nella sua vita le scelte che ritiene più opportune, anche se non viene capito da parenti, amici e conoscenti. Nel 1986, quando Carlos Bilardo portò alla vittoria la Nazionale argentina ai Campionati del Mondo svoltisi in Messico, la cugina che non aveva compreso la sua scelta ci aveva lasciati. Gli eventi davano ragione a Carlos, lui sapeva quel che faceva. Anche mia cugina sarebbe stata contenta.
Riprendiamo il suo percorso dal 1976. Dopo aver allenato gli Estudiantes per due anni, allenò una squadra colombiana: il Deportivo Calì (1976-1978). Devo ammettere che in quei due anni mia cugina, che lo seguiva sempre con attenzione, ormai si era rassegnata a considerarlo quasi un ‘desaparecido’.
Carlos ritornò in Argentina nel 1978 e durante il Campionato 1978/79 allenò il San Lorenzo.
Ritornò in Colombia nel 1979 per allenare la Nazionale colombiana, la allenò fino al 1981.

Nel 1982 Carlos Bilardo fu rimosso dall’incarico, perché la Colombia non si qualificò per il Campionato del Mondo del 1982.
Fece ritorno in Argentina e la Squadra degli Estudiantes ripose in lui una fiducia che fu ricambiata. Nel 1982 gli Estudiantes vinsero il titolo ‘Metropolitano’.
Carlos Bilardo, per quanto riguarda i suoi schemi, la tattica e la tecnica calcistica, si ispirò tantissimo a Zubaldìa, era stato suo allenatore quando giocava per gli Estudiantes.
Il suo curriculum cominciava ad essere di tutto rispetto, ai suoi giocatori trasmetteva grande determinazione, la potenza del suo attacco, affidata a calciatori come Sabella, Trebbiani, Gottardi e Ponce, nei primi anni Ottanta iniziò ad attirare l’attenzione dei giornalisti e anche quella dei dirigenti dell’Associazione Argentina Football.
Nel 1983 gli fu offerto un incarico prestigioso, che tutti gli allenatori argentini sognano: Carlos Bilardo divenne il commissario tecnico della Nazionale argentina. Mantenne questo incarico dal 1983 al 1990. In quegli anni ottenne risultati splendidi. Riuscì anche a gestire il ‘fenomeno Maradona’. Non è detto che un giocatore eccezionale favorisca il lavoro di un allenatore. Bisogna innanzi tutto preparare una squadra e Bilardo ebbe l’abilità di organizzare al meglio la sua squadra, utilizzando bene il fuoriclasse, che aveva a disposizione. A Bilardo bisogna riconoscere anche questa capacità.
Nel 1986, a Città del Messico, l’Argentina conquistò l’ambito titolo di Campione del Mondo. Grande soddisfazione nel 1986 e grande delusione nel 1990, di sicuro penso che Bilardo non abbia un buon ricordo del Campionato del Mondo di calcio del 1990, organizzato a Roma, in Italia, sua Terra d’origine.
In finale, in un’orribile partita giocata avendo come avversaria la Germania, Bilardo dovette ‘stare a guardare’ un’Argentina che giocava benissimo, battuta in finale da una Germania non all’altezza, che doveva, però, vincere a tutti i costi. Ricordo un arbitraggio grottesco, completamente a favore della Germania, e ricordo pure la grande diseducazione sportiva del pubblico italiano presente, che immemore di avere dei vincoli fortissimi con l’Argentina, fischiava la squadra sudamericana e rumoreggiava, facendo combutta con i tifosi tedeschi.

Sarebbe il caso di parlare a lungo di quanto accadde, ma sarò breve, faccio solo le seguenti osservazioni: se l’Argentina, per motivi noti ai dirigenti internazionali, non doveva giocare, era giusto non farla scendere in campo, ma farla giocare in finale per darle la punizione di una sconfitta è stato assolutamente antisportivo. E’ la partita più brutta che io abbia mai visto. Per giorni e giorni ho pensato che l’Argentina avrebbe presentato un ricorso, ma evidentemente non sarebbe servito a niente, anzi, avrebbe peggiorato una situazione, che a causa di vari fattori, si sarebbe ritorta contro.
Disgustata da uno sport antisport, dopo quella partita non ho più seguito il calcio per quindici anni. Sono ritornata negli ambienti calcistici nel 2005. Ho capito che quando tutto sta crollando, non si può far finta di niente. Bisogna rimanere lì dove c’è il problema, cercare di dare un contributo, ognuno come può, affinché lo sport, il calcio in questo caso, possa essere rappresentato anche da voci chiare ed oneste, non soltanto dal distruttivo ‘tanto rumore per nulla’.
Dopo quel Campionato Bilardo lasciò la Nazionale, ed allenò il Siviglia, riunendosi con Maradona.
Ritornato in Argentina, allenò il Boca Junior. Ci fu anche una breve parentesi come allenatore della Nazionale libica.
Durante il Campionato 2003/2004 Carlos Bilardo ritornò ad allenare gli Estudiantes.
Questo è stato l’ultimo incarico come allenatore. Bilardo ora si dedica al giornalismo, è un valido commentatore televisivo. Nel 2006, durante il Campionato del Mondo, svoltosi in Germania, Carlos Bilardo ha commentato le partite dell’Argentina per una Televisione nazionale. Quando, alla fine del Campionato del Mondo del 2006, Pekermann rinunciò all’incarico di allenatore della Nazionale argentina, sembrava probabile il ritorno di Bilardo.
I have a dream: spero che Carlos Bilardo ritorni a guidare la Nazionale argentina di calcio. Attualmente ha 69 anni, ed è giovanissimo, perché persone come lui sono ‘for ever young’. La giovinezza è un’età che sentiamo, non un’età che abbiamo. Il tempo va interpretato in modo creativo, non bisogna fossilizzarsi. I documenti anagrafici sono solamente burocrazia, schedature, la vera età è quella biologica e, soprattutto, quella che percepiamo, che sentiamo nostra.

L’età anziana esiste, ma non per tutti, anch’io apparterrò sempre alla schiera dei ‘for ever young’, non potrebbe essere diversamente.
Per dovere di cronaca, va ricordato che nel 2007 Bilardo si oppose alla decisione della Fifa di proibire gare internazionali in luoghi che sono al di sopra dei 2500 metri. Anch’io ho la sua stessa opinione.
Attualmente Carlos Bilardo è impegnato come commentatore televisivo per vari canali televisivi, soprattutto per la catena televisiva Fox Sports. Ha anche l’incarico di Segretario dello Sport per la Provincia di Buenos Aires.
In conclusione vorrei dire che come italiani e, nel mio caso, come italiani di origine siciliana, si è davvero contenti di essere rappresentati nel mondo da persone tenaci, straordinariamente intelligenti, grandi lavoratori, capaci di affrontare anche sacrifici durissimi per ottenere dei buoni risultati. Ricordo che Bilardo, intervistato a Roma nel 1990, disse che erano quasi vent’anni che non si prendeva una vera vacanza.
E’ un esempio per i giovani Carlos Bilardo. Ottenere tutto subito non è possibile, qualora fosse possibile, non è consigliabile, perché solo la capacità di affrontare le difficoltà può condurre a molti buoni e duraturi risultati. Ciò che si ottiene facilmente spesso si rivela ingannevole e poco vantaggioso.

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FC Dallas Preseason Training in Brazil

Dieci anni, segna con la mano

Articolo pubblicato da La Nuova Sardegna

Ha quasi rischiato l’espulsione, quando ha ripetutamente strattonato l’arbitro per spiegargli che quel gol non era valido, che l’aveva segnato con un colpo di mano.
I pulcini della Puri e Forti stavano già vincendo 1-0. Era il gol della sicurezza e tutti esultavano, tutti lo applaudivano.
Ma Marco Capello, 10 anni, nipote e figlioccio del portierone della Nuorese Davide, non ci ha pensato due volte. Prima è andato dal suo allenatore Mario Murru («Ho segnato con la mano destra, non con la testa»gli ha detto) che gli chiesto se secondo lui fosse giusto vincere in quel modo. Quindi Marco non ci ha pensato due volte: ha scansato gli amici di casacca, è corso dritto dritto dall’arbitro, lo ha preso per la maglia e gli ha detto tutta la verità, nient’altro che la verità.
Il fischietto, tuttavia, un dirigente dell’altra formazione in campo, la Pizzinnos Macomer, non ha creduto ai suoi orecchi. Ma ha deciso di annullare il gol e di riprendere le ostilità con una punizione contro la Puri e Forti.
La sfida valida per il girone finale del torneo “Sei bravo a… ” del campionato provinciale categoria Pulcini è stata vinta comunque dalla Puri e Forti con il punteggio di 2-0, ma l’applauso più grande e più convinto dello sportivo pubblico della Solitudine è andato all’eroe del giorno: il piccolo Marco è già un grande campione.