Ma quale "terzo tempo"

Per il rugby è tutt’altra cosa…
Articolo pubblicato da Tg.com a firma di Andrea Saronni

Già la gente del rugby, giustamente orgogliosa e gelosa della propria cultura (anzi, della propria filosofia), non ama gli scimmiottamenti della palla rotonda. Se poi agli scimmiottamenti devono sovrapporsi le castronerie, il rischio di arrabbiarsi diventa grande. Persino la Lega Calcio, nello sdoganare l’iniziativa presa autonomamente dalla Fiorentina, è arrivata a definire “terzo tempo” la prassi del saluto all’uscita del campo tra vinti e vincitori, da tempo immemore praticata nel rugby al pari di tanti altri gesti e comportamenti che disegnano il profilo di uno sport tanto rude quanto leale.
Peccato solo che il terzo tempo rugbistico sia tutt’altra cosa, ovvero l’incontro conviviale tra i protagonisti del match fuori dal campo, vissuto a base di birra, alcolici e qualche leccornia non proprio degna delle diete d’atleta. Per cui, fino a che siamo in tempo, per favore, piantiamola di chiamarlo terzo tempo: chiamamolo corridoio, applauso, baci & abbracci (a Vieri piacerebbe), ma si eviti di imitare, e male, qualcosa di totalmente diverso.
Ps: un terzo tempo vero dei calciatori esiste, almeno dalle parti di Milano: presentatevi alla discoteca Hollywood, oppure al Tocqueville. Lì c’è sempre, anche con giocatori di più squadre.

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