Inter vs Pergocrema 40 a 0. Re: "Colti da improvviso interesse"

Il collega svizzero propone una soluzione interessante che si potrebbe adottare per risultati del genere, anche in Italia.
Però vorrei sottolineare l’assoluto silenzio degli organi sportivi sulla questione. Solo il Nuovo Calcio, con l’editoriale di Michele Di Cesare dal titolo “Colti da improvviso interesse”nr. 178 di novembre 2007, ha affrontato la questione: è giusto fermarsi o bisogna giocare e segnare sino alla fine? La linea del Direttore, a mio parere, appare in evidente conflitto di interesse. Si scaglia con quelli che parlano e criticano (tipo i giornalisti de La Stampa e de La Repubblica con gli articoli riportati nel Blog) gli stessi che spesso tralasciano, a suo parere, i veri problemi dei Settori Giovanili che sono ben altri rispetto a risultati così eclatanti. ” … dovrebbero parlare chi realmente opera nel settore ..”
Bene, io opero realmente nel settore e raccolgo l’invito. Per accompagnare i ragazzi la domenica a giocare mi alzo alle 5 del mattino, devo prendere un traghetto, a volte devo caricarne in macchina qualcuno in più perchè gli accompagnatori sono pochi o vanno a caccia. Ma c’è la partita, come faccio a lasciare in banchina un ragazzo. E poi lascerei a terra chi? Quello meno bravo, quello che magari non solo non inciderà sul risultato, ma quello che farà meno danni? (queste sono le scelte …) Agli allenamenti gonfio i palloni, pochi e spelacchiati, distribuisco pettorine che i ragazzi lavano a casa. Ci inventiamo improbaboli ostacoli, cinesini e sagome. Dividiamo il campo con altre tre squadre e nelle pause i ragazzi, dal loro zainetto, prendono la loro acqua per dissetarsi. Ho facoltà a dire la mia e a prendere distanza su quel risultato?
Se si, allora egregio Direttore Di Cesare le dico che in passato il suo giornale prendeva le distanze su simili episodi, forse aveva meno collaboratori dell’Inter. Avrebbe proposto soluzioni come quelle del collega svizzero. Tutti possono sbagliare, anche quelli dell’Inter ed anche un maestro come Giuliano Rusca, ci mancherebbe. Ma non andiamo in discorsi di psicologia infantile, per favore, tipo quella “ … a quell’età i bambini non hanno il senso della misura “ … oppure quella “ … la vita in qualunque campo ci porta ad un confronto .. “. Ma per favore!
Dopo dieci goal, quando è assolutamente evidente la disparità delle forze, noi allenatori dilettanti, quelli che si mettono lo scrupolo di lasciare un bambino a terra, facciamo uscire dal campo i più bravi e ci fermiamo. A prescindere da tutto. Ma noi siamo dilettanti e loro ci fanno un sacco di disegnini e schemi sul suo giornale …, tante ricette per essere invincibili. Se ne avevo facoltà, Direttore, la ringrazio per la attenzione.
Fabrizio MURGIA, Allenatore di Base UEFA B
(Lettera inviata alla redazione de “Il Nuovo Calcio” con preghiera di pubblicazione)

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Pubblicato su Opinioni. 5 Comments »

5 Risposte to “Inter vs Pergocrema 40 a 0. Re: "Colti da improvviso interesse"”

  1. Anonymous Says:

    dopo tot goal si gioca in inferiorità numerica mi sembra la cosa più semplice da fare. Ma il regolamento DEVE venire dalla federazione. Qualche anno fa allenavo i pulcini a 7 durante una partita perdevamo 13 a 0 chiedo alla collega “posso mettere un altro giocatore?”…. “ma certo ci mancherebbe” la sua risposta solo che anche lei ne ha messo dentro un altro e la partita è finita 23 a 0 con i suoi 2 campioncini che hanno giocato tutta la partita….. Ci vuole solo buonsenso e un pizzico di aiuto dalla federazione!!!

    Ad esempio (la mia è una provocazione) non credete che quei bambini (????) dell’Inter non possano già fare i giovanissimi senza considerare l’età anagrafica ma quella biologica????

    Saluti 🙂

  2. Anonymous Says:

    Io comincerei a selezionare i ragazzi un pò prima, quelli che alla nascita nascono sui quattro chili e mezzo, poi con un’adeguata alimentazione e l’aiuto di qualche professionista del settore… altro che quaranta!!!
    Io mi accupo da diversi anni di pulcini e scuola calcio, ma mi rendo conto che è sempre più difficile applicare quanto ci è stato insegnato ai vari corsi ed aggiornamenti, di esempi del genere ormai c’è nè a iosa, e caso strano vengono sempre dalle società più blasonate a nche a livello provinciale … e su tutto questo la federazione LATITA. Sempre pronta però ad evidenziare l’infrazione sulla mancanza della data di nascita del dirigente o pochezze del genere… comunque complimenti all’Inter e al suo EDUCATORE.

  3. Fabio Lepri Says:

    Commento assieme a voi sull’argomento in questione postando ciò che scrissi a suo tempo al direttore del Nuovo Calcio.

    Buongiorno direttore,
    mi chiamo Fabio Lepri, sono un tecnico della scuola calcio Bologna FC 1909 e, come addetto ai lavori, rispondo al “dite la vostra” da lei lanciato nell’articolo relativo allo 0-40 di Pergocrema – Inter letto sul Nuovo Calcio di novembre.
    Lasciando da parte l’uso più o meno appropriato che della notizia ne è stato fatto (c’è una stampa nazionale che informa in Italia?…), come addetti ai lavori dobbiamo comunque sottolineare l’accaduto; che il campionato in questione sia insensato ritengo sia un problema secondario nell’analisi della notizia anche se non meno importante. Prima di affrontare il tema regolamenti ritengo che si debba denunciare l’episodio e non mi riferisco all’infelice titolo apparso sul sito dell’Inter, quanto al fatto che tale mossa sbagliata sia stata fatta da chi offre spazio e dedica risorse al mondo giovanile e proprio per questo il tutto non mi risulta molto chiaro.
    D’accordo, entriamo nel merito!
    Ha fatto male un tecnico preparato come Giuliano Rusca a lasciar giocare i suoi bambini con compagini distanti anni luce dalla sua? Si!
    Dato che l’Inter avendo creato un sistema di scuole calcio a quell’età può schierare evidentemente un’elite.
    Ha senso che le grandi squadre giochino in gironi differenti e non si confrontino tra loro in partite vere? No, non ha senso, non andava fatto, ma spetta in primo a noi addetti ai lavori far si che ciò non si verifichi e sempre a noi spetta il compito di individuare delle soluzioni adeguate al “problema” (mi risulta che altri grandi club in Europa organizzino dei campionati interni proprio per ovviare a ciò).
    Ma la sua domanda aveva una premessa più importante che richiama il fatto che si sta parlando di bambini iperselezionati.
    Rispondo quindi alla sua domanda con una contro domanda: è giusto “iperselezionare” a quest’età?
    E’ il caso che un istruttore si debba inventare degli artifizi per complicare la vita ai propri giocatori in modo che il risultato non leda la sensibilità degli adulti che assistono alla partita o ne vengono a conoscenza?
    Visto che l’errore è a monte, la domanda non è molto pertinente, ma rispondo comunque che fa parte del nostro ruolo prodigarsi affinché una partita non finisca 40, 30, 20, 10 a 0. Non tanto per la sensibilità dei genitori quanto piuttosto per quella dei bambini i quali, è vero, sanno benissimo chi è più o meno bravo, e sono assolutamente in grado di discernere, ma è altrettanto vero che, se lasciati decidere da soli, organizzerebbero delle sfide equilibrate per il gusto del loro giocare. Nelle eterne sfide a pallone con gli amici di infanzia, quando le squadre le facevano i più forti su consenso di tutti, dopo il rituale della “conta” se durante la partita il divario era eccessivo, si correva ai ripari proprio per il piacere che la sfida potesse essere vera sfida, vera partita.
    E’ importante informare in merito all’attività del settore giovanile, con le dovute attenzioni, o è meglio negare la realtà e i risultati delle partite?
    Informiamo, denunciamo, cerchiamo di fare in modo, nel limite del possibile, che le disparità, che chiaramente esisteranno sempre, vengano vissute in modo sereno da tutti. Facciamo cultura sportiva!

    Una società professionistica con allenatori e dirigenti preparati e competenti ha fatto degli errori deprecabili.
    Non ha messo i propri bimbi nelle condizioni di confrontarsi con pari livello (carta dei diritti del bambino).
    A quanto pare non sono stati neppure in grado di ovviare alla situazione concordando con i colleghi del Pergocrema una diversa modalità di svolgimento della partita.
    Il Pergocrema poteva giocare con qualche bimbo in più?
    Potevano mischiare le formazioni?
    Il dirigente arbitro poteva creare, inventare le condizioni affinché anche i bimbi del Pergocrema potessero fare gol?
    Il risultato ci dice chiaramente che non è stato provato, inventato, creato nulla di tutto ciò.
    In questi casi il regolamento non serve a nulla, spetta a noi adulti avere coscienza, consapevolezza e capacità di gestire una situazione poco educativa.
    Se è vero, come ho appreso da vari siti, che il “terzo tempo” è finito a reti inviolate, abbiamo anche la prova che qualche cosa si poteva e doveva fare!!!
    Non era neppure la prima partita di campionato per i pulcini regionali dell’Inter che infatti avevano già giocato altre gare finite con punteggi ugualmente poco “educativi”.
    Credo sia d’accordo con me nel dire che spetta a noi allenatori prendersi la responsabilità della gestione di tali situazioni. I tecnici dell’Inter non l’hanno fatto e anche il signor Samaden, se le frasi riportate su vari siti di famosi quotidiani sportivi e non, sono veritiere, non è stato affatto credibile nel prendere le difese dei propri tecnici dalle critiche piovute.
    Non è mia intenzione infierire sui tecnici dell’Inter, tuttavia penso sia giusto sottolineare l’accaduto e dargli un certo risalto proprio perché un cattivo esempio viene dall’”alto”.

    Gli addetti ai lavori sanno benissimo che molto frequentemente si verificano episodi e situazioni ancora più gravi di questo.
    Perché succedono tali fatti?
    Perché il calcio giovanile non naviga in buone acque?
    Perché in provincia di Pesaro Urbino sono costretti a fermare un campionato provinciale giovanissimi per mancanza di arbitri?
    Lasciando da parte la retorica, evitando di fare paragoni con i mali che affliggono la nostra società e senza scomodare i signori del settore giovanile scolastico, prendiamoci semplicemente la responsabilità dell’importante ruolo che ricopriamo: l’allenatore.
    Nel settore giovanile e nella scuola calcio in particolare tale ruolo ha una rilevanza tale da meritare una particolare attenzione in primis dagli allenatori stessi.
    Uno degli strumenti che ogni allenatore deve conoscere ed avere con sé è sicuramente il comunicato ufficiale n°1. Una elevata percentuale di tecnici non ne conosce i contenuti ed un’altrettanto elevato numero non ne conosce l’esistenza, poco male a parere mio; non crede anche lei che un comunicato che regoli in maniera così capillare e rigorosa l’attività a 360° di tutte le categorie, sia la prova di quanta poca cultura sportiva ci sia nel nostro paese?
    Facciamo un esempio per capire meglio.
    In Svezia non sono previste penali, provvedimenti e quindi regolamenti per un parlamentare che non si presenti ad una seduta in parlamento. Questo perché nella cultura politica svedese l’importanza di presenziare la seduta parlamentare passa in secondo piano solo a gravi e giustificati motivi che, proprio perché gravi e giustificati, non necessitano di regolamentazione, ma solo del buon senso di tutti.
    In Italia…
    Il comunicato ufficiale n° 1 è il termometro della nostra cultura sportiva.
    Il campionato esordienti Fair Play è stato il primo passo verso la certificazione della nostra ignoranza in materia.
    Siccome molti allenatori nelle gare della categoria esordienti non facevano prendere parte alla partita tutti gli effettivi, rilevata tale situazione si è pensato di creare una regola che imponesse il Fair Play al fine di ovviare alla deficienza rilevata.
    E’ un po’ come quando, afflitti da emicrania prendiamo un analgesico che ci permette di alleviare il mal di testa. Abbiamo risolto momentaneamente il problema, ma non siamo andati alla radice, anzi abbiamo soffocato e nascosto il male fino alla prossima manifestazione. Ciò ci indurrà a prestare un’attenzione diversa al problema, quindi andremo dal medico che ci prescriverà nella migliore delle ipotesi una serie di indagini diagnostiche. Scopriremo così ad esempio che l’emicrania è dovuta ad una eccessiva tensione dei muscoli del tratto cervicale.
    Il medico ora prescriverà delle terapie per allentare tale tensione, il dolore effettivamente diminuirà e scomparirà tranne ripresentarsi dopo qualche mese più o meno con gli stessi sintomi a seconda dei casi.
    Cosa succede ora?
    Vari scenari:
    o Il signor Bianchi darà la colpa al medico curante ed al terapista incolpandoli di non essere stati in grado di curarlo. In seguito a ciò inizierà a consultare una serie di medici, professionisti, maghi e stregoni che possano liberarlo da questo dolore.
    o Il signor Bianchi, sempre più “depresso” comincerà a pensare di dover convivere con questo dolore per il resto della sua vita e incurvando collo e spalle si piegherà inerte alla cattiva sorte.
    o Il signor Bianchi tornerà dal medico curante che dopo avere attentamente valutato il tutto, certo della propria diagnosi e sorpreso che la cura non abbia dato gli effetti desiderati, consiglierà al malcapitato Bianchi di provare a cambiare lavoro in quanto fare l’imbianchino (pittore edile) per il suo collo e le sue spalle è troppo pesante.
    o Il signor Bianchi comincerà a conoscere meglio il proprio dolore, che si presenta quando è troppo sotto pressione, quando lavora troppo e se non prende le adeguate precauzioni (materiali, tecnica e metodo di lavoro). Consapevole di ciò comincerà a prendersi la responsabilità del proprio dolore, modificherà non senza disagio le proprie abitudini di vita, si farà aiutare dal terapista che comunque l’aveva portato a stare meglio e lentamente quel dolore si attenuerà fino a scomparire. Il signor Bianchi d’ora in poi troverà anche il tempo per dedicarsi un meritato riposo e la domenica con la famiglia correrà allo stadio ad incitare la propria squadra e si accorgerà che questo allevierà ulteriormente le proprie tensioni.

    Grazie per la cortese attenzione.
    Distinti saluti.

    Fabio Lepri

    Monte Cerignone, 09/11/2007.

  4. educalcio.it Says:

    Può essere che un aiuto deve venire dalla federazione… ma penso che la prima regola sia il BUON SENSO!

    Non immagino come si sono sentiti alla fine della partita i bambini del Pergocrema.

    L’Inter, a mio parere, in questa occasione, ha fallito!

  5. Oronzo Canà Says:

    Potrei anche condividere le tesi dello staff interista secondo le quali , a quell’età , i ragazzi non hanno sviluppato il senso della misura e che chiedere loro di fermarsi sarebbe andato contro lo spirito con cui questi bambini scendono in campo.

    Ma ci voleva tanto a trasformare la partita in una partita a tema? Sinceramente penso sia la soluzione migliore : “ragazzi , si gioca solo a 2 tocchi , o solo di prima o il goal è valido solo di testa” e via di seguito.

    La reputo la soluzione migliore perché :

    1) chiedere ai ragazzi di fermarsi è umiliante per la squadra avversaria almeno quanto il risultato maturato sul campo.

    2) aggiungere giocatori avversari è comunque una scelta palese agli occhi degli avversari , quasi un timbro sulla loro inferiorità tecnica; le regole della partita a tema andrebbero scelte nello spogliatoio e verrebbero percepite solo dagli osservatori più attenti. Solitamente gli avversari e i loro genitori neanche se ne accorgono.

    3) non dimentichiamoci che , dal punto di vista dell’istruttore , la partita deve comunque essere un momento di verifica della programmazione. Se la federazione non è in grado di comporre gironi che permettano alle squadre di elites di confrontarsi squadre di pari livello , spetta all’istruttore elevare il grado di difficoltà affinché la partita possa ancora essere un momento di verifica e non una semplice scampagnata , inutile per la crescita dei propri ragazzi così come degli avversari.

    Sinceramente è questo ultimo aspetto che mi sembra sia sfuggito all’editoriale del Nuovo Calcio e legittima il sospetto di qualche collega che l’eccessivo rapporto di collaborazione fra l’Inter e la testata giornalistica possa avere in qualche modo influenzato il parere dell’editorialista.


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