Pistorius può fare le Olimpiadi

Fonte: Corriere dello Sport

Oscar Pistorius ce l’ha fatta. La sua battaglia per poter partecipare alle Olimpiadi è finita con il parare positivo odierno del Tas: può gareggiare con i normodotati ai Giochi di Pechino, se otterrà il minimo. La richiesta del 21enne sudafricano, campione paralimpico del 2004 ad Atene, era stata bocciata a gennaio dalla Iaaf, la federazione internazionale di atletica. Uno studio compiuto da esperti dell’università di Colonia aveva accertato che la protesi in fibra di carbonio, con cui Pistorius corre, «gli offrono chiari vantaggi meccanici e di conseguenza non può partecipare alle gare che si svolgono sotto l’egida della Iaaf». Pistorius è detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio. L’atleta sudafricano è nato a Pretoria con una grave malformazione (non aveva i talloni), per questo motivo all’età di undici mesi gli hanno amputato entrambe le gambe. Negli anni del liceo ha praticato il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo portò all’atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.

SENTENZA CHE ZITTISCE TUTTI - «Spero che questa sentenza zittisca le folli teorie sul fatto che gareggio con un vantaggio sleale». Questa la prima reazione di Oscar Pistorius alla sentenza del Tas che lo riammette alle gare di atletica leggera organizzate dalla Iaaf. «In tutti questi mesi ho cercato di assicurare a tutti i disabili una possibilità di competere con i normodotati - ha spiegato il sudafricano - ora posso concentrarmi sul tentativo di qualificarmi alle Olimpiadi».

IL LEGALE - Il Tas, secondo quanto ha riferito il legale, Marco Consonni, ha annullato la decisione della Iaaf di estromettere Pistorius dalle competizioni per normodotati, riammettendolo con effetto immediato. «La speranza - ha detto Consonni - è di riuscire a guadagnarsi in pista il tempo per correre ai Giochi di Pechino».

UNA VITA PER L’ATLETICA - Alle Paralimpiadi di Atene, all’età di 17 anni, Pistorius vinse il bronzo sui 100 metri e l’oro sui 200, battendo anche atleti amputati singoli più quotati di lui, come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure. Fin dal 2005 ha espresso il desiderio di poter correre coi normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008. La Iaaf il 13 gennaio scorso ha respinto questa richiesta, sostenendo che «un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi». A giugno dello scorso anno gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo ammisero a competere al Golden Gala tra i normodotati nel gruppo B dei 400 metri e il sudafricano si è piazzato al secondo posto. Pistorius detiene il record del mondo per amputati su tutte e tre le distanze su cui corre: 10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 46.56 sui 400.

LA SENTENZA - Questi i principali passaggi della sentenza del Tas su Pistorius: «La decisione del Consiglio della Iaaf del 14 gennaio 2008 è revocata con effetto immediato e Oscar Pistorius è eleggibile per gli eventi della Iaaf. Può usare le protesi Ossur Cheetah Flex-Foot, le stesse usate nei test richiesti dalla Iaaf ed esibite nell’udienza presso il Tas. La commissione del Tas ha stabilito che la Iaaf non è riuscita a provare l’infrazione da parte di Pistorius della regola 114.2 (e). Sulla base degli elementi portati da esperti di entrambe le parti, la commissione non si è convinta che ci fossero sufficienti prove di qualsiasi vantaggio metabolico di una persona con due amputazioni che usa le Cheetah Flex-Foot. Inoltre, la commissione del Tas ha considerato che la Iaaf non è riuscita a provare che gli effetti biomeccanici derivanti dall’uso di particolari protesi diano a Pistorius un vantaggio sugli atleti che non le usano. La commissione del Tas ha sottolineato che l’applicazione della sua decisione riguarda solo Oscar Pistorius e solo l’uso di quel tipo di protesi. La commissione non esclude la possibilità che in futuro, con le nuove conoscenze scientifiche, la Iaaf possa riuscire a dimostrare che le protesi Cheetah Flex-Foot diano un vantaggio a Pistorius sugli altri atleti».

OBIETTIVO: MINIMO SUI 400 - Grazie alla sentenza del Tribunale arbitrale dello sport, Oscar Pistorius può tornare a sperare di qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. La gara su cui punta è quella dei 400 metri, in cui ha un personale di 46″46. Nel 2007 ha corso la distanza in 46″56, ma per assicurarsi il viaggio in Cina deve ottenere entro il 23 luglio il tempo di 45″95, vale a dire il minimo B fissato dalla Iaaf. Questo perchè nessun atleta sudafricano è in possesso del minimo A (45″55) e, al momento, neppure del B (fra 2007 e 2008 il migliore è Ofentse Mogawane con un crono di 46″06). Rimane aperta anche l’ipotesi staffetta 4×400. Se il Sudafrica riuscisse a essere tra le sedici nazioni invitate in base ai due migliori risultati del 2007 e del 2008, Pistorius potrebbe essere incluso tra i convocati, visto che in quel caso la scelta degli atleti da portare ai Giochi è a discrezione di ciascun paese.

Mancini, i colleghi lo sfiduciano di nuovo

Articolo di Fabio Virgnano, La Stampa

La Panchina d’oro assegnata a Prandelli per il secondo anno.
La panchina di Roberto Mancini è d’oro soltanto per Moratti e per quanti hanno a cuore le sorti dell’Inter. Non è bastato uno scudetto vinto e un secondo in dirittura d’arrivo (lasciamo perdere quello a tavolino) per farlo diventare il miglior allenatore italiano. E questa volta non potrà prendersela con i soliti giornalisti con cui ha un pessimo rapporto, perché lo perseguitano con le solite domande che lui etichetta spesso come insulse e fastidiose. A negargli il premio che ieri è stato assegnato a Coverciano, è stata una giuria composta dai suoi colleghi, che gli hanno votato la sfiducia come il Senato ha fatto con Prodi. A lasciarlo a mani vuote è stata la stessa categoria di addetti ai lavori che anni fa lo accusò di essere diventato abusivamente allenatore, ovvero di essersi presentato in serie A senza aver frequentato il corso di laurea per ottenere il patentino di prima categoria.

Mancini incassa la seconda sconfitta consecutiva. Mentre Claudio Prandelli (voto personale proprio a Mancini) porta a casa la seconda vittoria consecutiva. Forse uno che allena una squadra composta soltanto da stranieri è da ritenersi fuori concorso a prescindere. O forse, pensano ancora i colleghi, è facile vincere gli scudetti quando hai un gruppo di campioni come quelli che Moratti gli ha affidato. Da seminare, da costruire c’è poco. Al massimo si possono fare dei danni e Mancini a volte c’è pure riuscito. Certamente ci ha messo più di suo il bravo e umile Prandelli, che nella scorsa stagione non ha vinto la Champions League e neppure lo scudetto, ma ha portato la Fiorentina in Coppa Uefa senza avere una squadra di fenomeni.

Non risulta che ieri sera Mancini, di ritorno da Firenze, sia stato visto in lacrime all’autogrill di Cantagallo mentre si sfamava a Coca, rustichella e tiramisù, il suo dolce preferito. Il Mancio è superiore, non è tipo che perde il sonno per una «panchina d’oro» negata. E poi alle sconfitte personali pare abituato negli ultimi tempi. Tanto per citare un altro affronto, agli Oscar del calcio assegnati dall’associazione calciatori il mese scorso, Mancini non era stato neppure inserito nelle nomination dei migliori tecnici. Quella volta votavano i calciatori, ovvero altri addetti ai lavori. Che ci sia in atto una congiura? Pensiamo positivo, sono piccoli incidenti di percorso che non lasciano traccia. Salamelecchi manciniani a Prandelli: «Sono contento per lui, è un grande allenatore e lo sta dimostrando da anni. Un premio meritato». Prandelli, che ha dedicato il premio a Salvatore Garritano in lotta contro una grave malattia, anche in questa occasione non ha tenuto nulla per sé: «Porterò questo riconoscimento negli spogliatoi e dirò ai giocatori: è vostro».

Mancini vincerà lo scudetto e il prossimo anno ritenterà. Nell’élite degli allenatori che contano c’è da tempo, non è necessario che riconoscano i suoi meriti con dei soprammobili da mettere nel salotto di casa. E poi a volte i premi non portano fortuna. Gigi Simoni venne cacciato dall’Inter proprio nel giorno in cui gli consegnavano il Seminatore d’oro, il più importante riconoscimento che si possa attribuire a un tecnico. E a informarlo del licenziamento furono i giornalisti che batterono in volata il tentennante Moratti. Mancini non rischia l’esonero. Ibra, Cruz, Cambiasso, sono dei bei puntelli per il presente e anche per il futuro. Futuro che appartiene a Giampiero Gasperini, allenatore del Genoa, cui hanno consegnato la «panchina d’argento». Un tecnico che si sta facendo largo in una realtà difficile come quella genoana. Poco manciniano e molto prandelliano.

Giocare ad ogni costo?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo invitando i nostri amici a lasciare un post di commento.
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Sabato 12 gennaio 2008 ore 15.00 - M.S. Biagio - Campo comunale Campionato Juniores Provinciale - Girone C - Latina MONTE SAN BIAGIO - PGS DON BOSCO GAETA 2 - 0
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Sabato pomeriggio nell’incontro esterno di campionato tra la Juniores della PGS Don Bosco Gaeta (seconda in classifica) e la capoclassifica Monte San Biagio, ad inizio partita, in un normale intervento in area, il centrale di difesa della squadra ospite (PGS Don Bosco Gaeta) A. N. nel ricadere a terra si è fratturato perone e tibia della gamba destra, con interessamento dei legamenti. Subito soccorso è stato prontamente portato in ambulanza con il 118 all’Ospedale Civile di Terracina dove immediatamente gli è stata riscontrata la seria entità dell’infortunio e i sanitari sono intervenuti per ricomporre l’arto. Verso sera lo sfortunato atleta della PGS Don Bosco Gaeta è stato trasferito all’Ospedale Civile di Formia dove è attualmente ricoverato in attesa dell’intervento operatorio che molto probabilmente avverrà in settimana. A tale infortunio, pur maturato in circostanze normali di gioco, riteniamo abbia contribuito la condizione del terreno di gioco oltre i limiti della praticabilità (ne è testimonianza il successivo rinvio per impraticabilità di campo dell’incontro di Terza Categoria che vedeva impegnata la squadra del Vindicio di Formia). Condizioni pessime con tempo pessimo che avrebbero consigliato un rinvio necessario per salvaguardare la salute dei ragazzi in campo. L’arbitro dell’incontro ha ritenuto di operare diversamente facendo comunque disputare la gara e non ritenendo nemmeno di doverla sospendere dopo il gravissimo infortunio del giocatore Nardone, le cui condizioni erano visibilissime da parte dei ragazzi in campo e le cui urla di dolore hanno non poco straziato tutti i presenti, spettatori compresi. Riteniamo che in contesti così unici e particolari il buon senso dovrebbe portare l’arbitro a fare considerazioni più umane che da manuale tecnico, tenuto conto che in campo non ci sono atleti adulti e di consumata esperienza, ma giovani la cui età varia per la maggioranza di loro dai 17 ai 18 anni. Non conosciamo se in casi analoghi altri arbitri di calcio hanno ritenuto opportuno rinviare le gare, di certo nell’occasione non c’erano più le condizioni di serenità per consentire di proseguire una gara tra l’altro da poco iniziata su un campo, ripetiamo, assolutamente inidoneo. In situazioni analoghe e in altri sport come la pallavolo si è agito diversamente: nella passata stagione un caso simile squarciò il silenzio del Palamarina di Gaeta. Un infortunio altrettanto grave mise fuorigioco Elio Trabona, giovane e promettente schiacciatore del Serapo Volley Gaeta. Non pioveva e si giocava all’interno del palazzetto di Via Marina, eppure, con la pronta disponibilità manifestata dalla squadra avversaria, gli arbitri assunsero una decisione giusta: sospendere la partita perché non era più tale. Ed è quello che avrebbero potuto e dovuto fare sia il direttore di gara sia i padroni di casa in occasione dell’infortunio di Agostino. Mi chiedo e Vi chiedo se è opportuno che in occasione di gare di campionati giovanili la FIGC in presenza di situazioni così serie possa dare direttive precise agli arbitri e avere in maggiore considerazione l’aspetto umano rispetto alla necessità di portare a compimento una gara che tale non è più. Grazie per l’attenzione e complimenti per la Vs. pregevole attività di informazione.
Antonino Arena
Responsabile settore giovanile PGS Don Bosco Gaeta

Ma quale "terzo tempo"

Per il rugby è tutt’altra cosa…
Articolo pubblicato da Tg.com a firma di Andrea Saronni

Già la gente del rugby, giustamente orgogliosa e gelosa della propria cultura (anzi, della propria filosofia), non ama gli scimmiottamenti della palla rotonda. Se poi agli scimmiottamenti devono sovrapporsi le castronerie, il rischio di arrabbiarsi diventa grande. Persino la Lega Calcio, nello sdoganare l’iniziativa presa autonomamente dalla Fiorentina, è arrivata a definire “terzo tempo” la prassi del saluto all’uscita del campo tra vinti e vincitori, da tempo immemore praticata nel rugby al pari di tanti altri gesti e comportamenti che disegnano il profilo di uno sport tanto rude quanto leale.
Peccato solo che il terzo tempo rugbistico sia tutt’altra cosa, ovvero l’incontro conviviale tra i protagonisti del match fuori dal campo, vissuto a base di birra, alcolici e qualche leccornia non proprio degna delle diete d’atleta. Per cui, fino a che siamo in tempo, per favore, piantiamola di chiamarlo terzo tempo: chiamamolo corridoio, applauso, baci & abbracci (a Vieri piacerebbe), ma si eviti di imitare, e male, qualcosa di totalmente diverso.
Ps: un terzo tempo vero dei calciatori esiste, almeno dalle parti di Milano: presentatevi alla discoteca Hollywood, oppure al Tocqueville. Lì c’è sempre, anche con giocatori di più squadre.

Mancini: "Terzo tempo non può essere obbligatorio

Articolo pubblicato su “La Stampa” il 04.12.2007
L’allenatore dell’Inter: «Bel gesto, ma solo se spontaneo»

Roberto Mancini plaude all’iniziativa del fair play anche se si dice contrario all’obbligo di questo gesto alla fine di ogni gara. «Il terzo tempo è un bel gesto, però secondo me non dovrebbe essere imposto, ma dovrebbe essere spontaneo» ha detto il tecnico dell’Inter alla vigilia del match contro la Lazio. «Magari uno -ha spiegato Mancini- a fine gara potrebbe essere nervoso perchè ha perso e potrebbe farlo contro voglia».
Il tecnico interista, poi, non si fida della Lazio, prossima avversaria dei campioni d’Italia nel recupero in programma domani. «È una squadra pericolosa soprattutto in trasferta -ha detto Mancini-. Non dobbiamo concedere spazio, la loro classifica è bugiarda per colpa della Champions». Mancini ha anche commentato le voci di una possibile cessione in prestito di Adriano: «Non so nulla, non sono stato informato, bisogna capire come sta e poi si valuterà la cosa» ha concluso il tecnico interista.

Presidente rugby: "mischino i tifosi"


‘Ma il ‘terzo tempo’ e’ un’altra cosa’, dice Giancarlo Dondi
‘Premesso che il ‘3° tempo’ e’ un’altra cosa, ovvero il banchetto fra le due squadre, l’iniziativa della Lega Calcio e’ da elogiare’. Lo ha detto il presidente della Fir, Giancarlo Dondi. ‘La cosa principale che devono prendere da noi e’ l’accettazione della sconfitta. Cosi’ si torna a considerare lo sport per quello che realmente e”. E poi un’altra cosa: ‘Dovrebbero anche loro mischiare i tifosi, metterli tutti insieme, e non dividerli con steccati o ingabbiarli’.

Il "terzo tempo" su tutti i campi

Da “La Gazzetta dello Sport” del 03.12.2007

Dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio diventerà una consuetudine in tutti gli stadi. Matarrese: “Abbiamo molto apprezzato l’iniziativa della Fiorentina con l’Inter”

Alla ripresa del campionato dopo la pausa per le festività di fine anno, la cerimonia conclusiva delle partite di calcio dei campionati di serie A e B, il cosiddetto “terzo tempo”, anche se la definizione è impropria perché nel rugby indica l’incontro conviviale post-partita, diventerà una consuetudine su tutti i campi dei campionati italiani. Lo ha deciso il Consiglio di Lega che predisporrà per la prossima riunione, già convocata per il 13 dicembre prossimo, un cerimoniale in questo senso per sottoporlo all’approvazione delle società. Il presidente Antonio Matarrese: “Abbiamo molto apprezzato l’iniziativa messa in atto ieri dalla Fiorentina nella gara contro l’Inter”
Già in passato - è stato fatto notare dal segretario generale della Lega, Marco Brunelli - i club avevano discusso dell’opportunità di adottare una qualche forma di cerimonia di chiusura delle gare e, in qualche occasione, si erano anche sperimentate delle iniziative. Era accaduto che si sperimentassero delle forme di fair play nel campionato Primavera, nei preliminari di coppa Italia e quest’anno nella giornata del fair play. Si era trattato di un saluto dei 22 giocatori richiamati nel cerchio di centrocampo dalla terna arbitrale, “un’iniziativa peraltro sfuggita alla maggior parte degli osservatori e degli spettatori e ritenuta dalle società troppo macchinosa”. “Per quanto riguarda il cerimoniale che si è visto ieri a Firenze, questo era stato scartato perché patrimonio di un altro sport, il rugby - ha spiegato Brunelli - mentre per il calcio si cercava qualcosa di peculiare”. Dopo la commovente e magnifica manifestazione di ieri a Firenze, però il mondo del calcio ha rotto gli indugi. Il calcio italiano avrà quindi una cerimonia di sportività e fair play che dovrebbe contribuire a svelenire il clima delle partite di calcio. Se ne studieranno le modalità - anche se tutto lascia pensare che si tratterà di un qualcosa di molto simile a quello che si è fatto ieri a Firenze - e si applicheranno il prima possibile. Quasi sicuramente alla ripresa del campionato dopo la pausa.

Lettera ai miei Pulcini che hanno vinto 40 a zero

Lettera ai miei Pulcini che hanno vinto 40 a zero
Lettera pubblicata dall’Allenatore dell’Inter Giuliano Rusca sul suo Blog
Autore: Giuliano Rusca
Cari ragazzi, so che le polemiche non erano per fortuna rivolte a voi, ma so benissimo che non riuscite a capire perché qualcuno vi accusi di aver vinto facendo troppi goal. E avete bisogno di spiegazioni, di certezze. Qualcuno vi deve pur spiegare perché siete stati accusati di aver fatto troppi goal. Avete vinto una partita per 40 a zero e invece dei complimenti sono arrivate le critiche, aspre critiche. Questo è un fatto Difficile da capire per un bambino che entra in campo desideroso solo di vincere e di fare più goal possibili, di giocare a calcio nel modo migliore come gli hanno sempre insegnato.
Gli adulti (giornalisti, opinionisti, genitori, allenatori) hanno perso ancora una volta una splendida occasione per tacere, per lasciare il gioco tutto nelle vostre mani: avete giocato bene, avete rispettato le regole, siete stati corretti in campo e con i vostri avversari. Il mondo sporco delle polemiche del calcio doveva rimanere fuori dal vostro gioco, doveva rispettare di più sia voi che avete vinto, sia i vostri piccoli avversari che hanno perso. Avevano una bellissima carta da giocare: il silenzio. Voi siete dei bambini, entrate in campo per giocare fino all’ultimo minuto, restare in campo a palleggiare umiliando i vostri avversari perché ritenuti non all’altezza del vostro gioco è qualcosa di estraneo al vostro mondo di bambini che vogliono giocare, giocare, sempre e solo giocare. Nessuno ha pensato che andavate protetti… tutti. Che tutto questo clamore non doveva sfiorarvi . Si sono dimenticati di voi, si sono dimenticati che anche voi siete dei bambini, esattamente come i vostri piccoli avversari che hanno perso. Non dei campioni o dei super-bambini, semplicemente dei bambini che hanno giocato una splendida partita.
Per questo motivo io vi dico bravi, ancora una volta bravi. Avete giocato bene, vi siete impegnati ed avete vinto. Non ho niente da rimproverare né a me né a voi. Finché entrerete in campo rispettando le regole del gioco, rispettando i vostri avversari, tenendo un comportamento corretto sul campo, non dovete temere di essere rimproverati, non dovete temere che il vostro allenatore vi dica di non segnare più goal. Per questo, coraggio! Andate avanti così, non lasciatevi intimidire dalla critiche, anche questo potrà aiutarvi a diventare se non dei futuri campioni almeno futuri uomini sicuri di sé e dei propri valori.
Avete vinto in modo corretto: nessuno deve infangare o sminuire la vostra netta vittoria.
E i vostri piccoli avversari? Anche loro sono stati vittime di tutto questo inutile chiasso. Hanno perso giocando contro di voi ma non si sono arresi, anche loro hanno giocato fino alla fine. Certo non sono stati contenti di aver perso, quale bambino lo sarebbe? Ma sono sicuro che finita la partita pensavano solamente alla prossima: pronti per una rivincita con un’altra squadra. Invece qualcuno ha voluto trasformarli in piccole vittime. Per questo chiedo scusa a voi e a loro a nome di tutti quelli che hanno parlato a sproposito, infangando il vostro gioco pulito e pieno di entusiasmo.
Voi bambini siete la cosa più bella e più pulita del calcio, il vero motivo per il quale non mi arrendo e continuo ad amare questo sport meraviglioso.

Inter vs Pergocrema 40 a 0. Re: "Colpiti da improvviso interesse"

Commento assieme a voi sull’argomento in questione postando ciò che scrissi a suo tempo al direttore del Nuovo Calcio.

Buongiorno direttore,
mi chiamo Fabio Lepri, sono un tecnico della scuola calcio Bologna FC 1909 e, come addetto ai lavori, rispondo al “dite la vostra” da lei lanciato nell’articolo relativo allo 0-40 di Pergocrema – Inter letto sul Nuovo Calcio di novembre.
Lasciando da parte l’uso più o meno appropriato che della notizia ne è stato fatto (c’è una stampa nazionale che informa in Italia?…), come addetti ai lavori dobbiamo comunque sottolineare l’accaduto; che il campionato in questione sia insensato ritengo sia un problema secondario nell’analisi della notizia anche se non meno importante. Prima di affrontare il tema regolamenti ritengo che si debba denunciare l’episodio e non mi riferisco all’infelice titolo apparso sul sito dell’Inter, quanto al fatto che tale mossa sbagliata sia stata fatta da chi offre spazio e dedica risorse al mondo giovanile e proprio per questo il tutto non mi risulta molto chiaro.
D’accordo, entriamo nel merito!
Ha fatto male un tecnico preparato come Giuliano Rusca a lasciar giocare i suoi bambini con compagini distanti anni luce dalla sua? Si!
Dato che l’Inter avendo creato un sistema di scuole calcio a quell’età può schierare evidentemente un’elite.
Ha senso che le grandi squadre giochino in gironi differenti e non si confrontino tra loro in partite vere? No, non ha senso, non andava fatto, ma spetta in primo a noi addetti ai lavori far si che ciò non si verifichi e sempre a noi spetta il compito di individuare delle soluzioni adeguate al “problema” (mi risulta che altri grandi club in Europa organizzino dei campionati interni proprio per ovviare a ciò).
Ma la sua domanda aveva una premessa più importante che richiama il fatto che si sta parlando di bambini iperselezionati.
Rispondo quindi alla sua domanda con una contro domanda: è giusto “iperselezionare” a quest’età?
E’ il caso che un istruttore si debba inventare degli artifizi per complicare la vita ai propri giocatori in modo che il risultato non leda la sensibilità degli adulti che assistono alla partita o ne vengono a conoscenza?
Visto che l’errore è a monte, la domanda non è molto pertinente, ma rispondo comunque che fa parte del nostro ruolo prodigarsi affinché una partita non finisca 40, 30, 20, 10 a 0. Non tanto per la sensibilità dei genitori quanto piuttosto per quella dei bambini i quali, è vero, sanno benissimo chi è più o meno bravo, e sono assolutamente in grado di discernere, ma è altrettanto vero che, se lasciati decidere da soli, organizzerebbero delle sfide equilibrate per il gusto del loro giocare. Nelle eterne sfide a pallone con gli amici di infanzia, quando le squadre le facevano i più forti su consenso di tutti, dopo il rituale della “conta” se durante la partita il divario era eccessivo, si correva ai ripari proprio per il piacere che la sfida potesse essere vera sfida, vera partita.
E’ importante informare in merito all’attività del settore giovanile, con le dovute attenzioni, o è meglio negare la realtà e i risultati delle partite?
Informiamo, denunciamo, cerchiamo di fare in modo, nel limite del possibile, che le disparità, che chiaramente esisteranno sempre, vengano vissute in modo sereno da tutti. Facciamo cultura sportiva!

Una società professionistica con allenatori e dirigenti preparati e competenti ha fatto degli errori deprecabili.
Non ha messo i propri bimbi nelle condizioni di confrontarsi con pari livello (carta dei diritti del bambino).
A quanto pare non sono stati neppure in grado di ovviare alla situazione concordando con i colleghi del Pergocrema una diversa modalità di svolgimento della partita.
Il Pergocrema poteva giocare con qualche bimbo in più?
Potevano mischiare le formazioni?
Il dirigente arbitro poteva creare, inventare le condizioni affinché anche i bimbi del Pergocrema potessero fare gol?
Il risultato ci dice chiaramente che non è stato provato, inventato, creato nulla di tutto ciò.
In questi casi il regolamento non serve a nulla, spetta a noi adulti avere coscienza, consapevolezza e capacità di gestire una situazione poco educativa.
Se è vero, come ho appreso da vari siti, che il “terzo tempo” è finito a reti inviolate, abbiamo anche la prova che qualche cosa si poteva e doveva fare!!!
Non era neppure la prima partita di campionato per i pulcini regionali dell’Inter che infatti avevano già giocato altre gare finite con punteggi ugualmente poco “educativi”.
Credo sia d’accordo con me nel dire che spetta a noi allenatori prendersi la responsabilità della gestione di tali situazioni. I tecnici dell’Inter non l’hanno fatto e anche il signor Samaden, se le frasi riportate su vari siti di famosi quotidiani sportivi e non, sono veritiere, non è stato affatto credibile nel prendere le difese dei propri tecnici dalle critiche piovute.
Non è mia intenzione infierire sui tecnici dell’Inter, tuttavia penso sia giusto sottolineare l’accaduto e dargli un certo risalto proprio perché un cattivo esempio viene dall’”alto”.

Gli addetti ai lavori sanno benissimo che molto frequentemente si verificano episodi e situazioni ancora più gravi di questo.
Perché succedono tali fatti?
Perché il calcio giovanile non naviga in buone acque?
Perché in provincia di Pesaro Urbino sono costretti a fermare un campionato provinciale giovanissimi per mancanza di arbitri?
Lasciando da parte la retorica, evitando di fare paragoni con i mali che affliggono la nostra società e senza scomodare i signori del settore giovanile scolastico, prendiamoci semplicemente la responsabilità dell’importante ruolo che ricopriamo: l’allenatore.
Nel settore giovanile e nella scuola calcio in particolare tale ruolo ha una rilevanza tale da meritare una particolare attenzione in primis dagli allenatori stessi.
Uno degli strumenti che ogni allenatore deve conoscere ed avere con sé è sicuramente il comunicato ufficiale n°1. Una elevata percentuale di tecnici non ne conosce i contenuti ed un’altrettanto elevato numero non ne conosce l’esistenza, poco male a parere mio; non crede anche lei che un comunicato che regoli in maniera così capillare e rigorosa l’attività a 360° di tutte le categorie, sia la prova di quanta poca cultura sportiva ci sia nel nostro paese?
Facciamo un esempio per capire meglio.
In Svezia non sono previste penali, provvedimenti e quindi regolamenti per un parlamentare che non si presenti ad una seduta in parlamento. Questo perché nella cultura politica svedese l’importanza di presenziare la seduta parlamentare passa in secondo piano solo a gravi e giustificati motivi che, proprio perché gravi e giustificati, non necessitano di regolamentazione, ma solo del buon senso di tutti.
In Italia…
Il comunicato ufficiale n° 1 è il termometro della nostra cultura sportiva.
Il campionato esordienti Fair Play è stato il primo passo verso la certificazione della nostra ignoranza in materia.
Siccome molti allenatori nelle gare della categoria esordienti non facevano prendere parte alla partita tutti gli effettivi, rilevata tale situazione si è pensato di creare una regola che imponesse il Fair Play al fine di ovviare alla deficienza rilevata.
E’ un po’ come quando, afflitti da emicrania prendiamo un analgesico che ci permette di alleviare il mal di testa. Abbiamo risolto momentaneamente il problema, ma non siamo andati alla radice, anzi abbiamo soffocato e nascosto il male fino alla prossima manifestazione. Ciò ci indurrà a prestare un’attenzione diversa al problema, quindi andremo dal medico che ci prescriverà nella migliore delle ipotesi una serie di indagini diagnostiche. Scopriremo così ad esempio che l’emicrania è dovuta ad una eccessiva tensione dei muscoli del tratto cervicale.
Il medico ora prescriverà delle terapie per allentare tale tensione, il dolore effettivamente diminuirà e scomparirà tranne ripresentarsi dopo qualche mese più o meno con gli stessi sintomi a seconda dei casi.
Cosa succede ora?
Vari scenari:
o Il signor Bianchi darà la colpa al medico curante ed al terapista incolpandoli di non essere stati in grado di curarlo. In seguito a ciò inizierà a consultare una serie di medici, professionisti, maghi e stregoni che possano liberarlo da questo dolore.
o Il signor Bianchi, sempre più “depresso” comincerà a pensare di dover convivere con questo dolore per il resto della sua vita e incurvando collo e spalle si piegherà inerte alla cattiva sorte.
o Il signor Bianchi tornerà dal medico curante che dopo avere attentamente valutato il tutto, certo della propria diagnosi e sorpreso che la cura non abbia dato gli effetti desiderati, consiglierà al malcapitato Bianchi di provare a cambiare lavoro in quanto fare l’imbianchino (pittore edile) per il suo collo e le sue spalle è troppo pesante.
o Il signor Bianchi comincerà a conoscere meglio il proprio dolore, che si presenta quando è troppo sotto pressione, quando lavora troppo e se non prende le adeguate precauzioni (materiali, tecnica e metodo di lavoro). Consapevole di ciò comincerà a prendersi la responsabilità del proprio dolore, modificherà non senza disagio le proprie abitudini di vita, si farà aiutare dal terapista che comunque l’aveva portato a stare meglio e lentamente quel dolore si attenuerà fino a scomparire. Il signor Bianchi d’ora in poi troverà anche il tempo per dedicarsi un meritato riposo e la domenica con la famiglia correrà allo stadio ad incitare la propria squadra e si accorgerà che questo allevierà ulteriormente le proprie tensioni.

Grazie per la cortese attenzione.
Distinti saluti.

Fabio Lepri

Inter vs Pergocrema 40 a 0. Re: "Colti da improvviso interesse"

Il collega svizzero propone una soluzione interessante che si potrebbe adottare per risultati del genere, anche in Italia.
Però vorrei sottolineare l’assoluto silenzio degli organi sportivi sulla questione. Solo il Nuovo Calcio, con l’editoriale di Michele Di Cesare dal titolo “Colti da improvviso interesse”nr. 178 di novembre 2007, ha affrontato la questione: è giusto fermarsi o bisogna giocare e segnare sino alla fine? La linea del Direttore, a mio parere, appare in evidente conflitto di interesse. Si scaglia con quelli che parlano e criticano (tipo i giornalisti de La Stampa e de La Repubblica con gli articoli riportati nel Blog) gli stessi che spesso tralasciano, a suo parere, i veri problemi dei Settori Giovanili che sono ben altri rispetto a risultati così eclatanti. ” … dovrebbero parlare chi realmente opera nel settore ..”
Bene, io opero realmente nel settore e raccolgo l’invito. Per accompagnare i ragazzi la domenica a giocare mi alzo alle 5 del mattino, devo prendere un traghetto, a volte devo caricarne in macchina qualcuno in più perchè gli accompagnatori sono pochi o vanno a caccia. Ma c’è la partita, come faccio a lasciare in banchina un ragazzo. E poi lascerei a terra chi? Quello meno bravo, quello che magari non solo non inciderà sul risultato, ma quello che farà meno danni? (queste sono le scelte …) Agli allenamenti gonfio i palloni, pochi e spelacchiati, distribuisco pettorine che i ragazzi lavano a casa. Ci inventiamo improbaboli ostacoli, cinesini e sagome. Dividiamo il campo con altre tre squadre e nelle pause i ragazzi, dal loro zainetto, prendono la loro acqua per dissetarsi. Ho facoltà a dire la mia e a prendere distanza su quel risultato?
Se si, allora egregio Direttore Di Cesare le dico che in passato il suo giornale prendeva le distanze su simili episodi, forse aveva meno collaboratori dell’Inter. Avrebbe proposto soluzioni come quelle del collega svizzero. Tutti possono sbagliare, anche quelli dell’Inter ed anche un maestro come Giuliano Rusca, ci mancherebbe. Ma non andiamo in discorsi di psicologia infantile, per favore, tipo quella “ … a quell’età i bambini non hanno il senso della misura “ … oppure quella “ … la vita in qualunque campo ci porta ad un confronto .. “. Ma per favore!
Dopo dieci goal, quando è assolutamente evidente la disparità delle forze, noi allenatori dilettanti, quelli che si mettono lo scrupolo di lasciare un bambino a terra, facciamo uscire dal campo i più bravi e ci fermiamo. A prescindere da tutto. Ma noi siamo dilettanti e loro ci fanno un sacco di disegnini e schemi sul suo giornale …, tante ricette per essere invincibili. Se ne avevo facoltà, Direttore, la ringrazio per la attenzione.
Fabrizio MURGIA, Allenatore di Base UEFA B
(Lettera inviata alla redazione de “Il Nuovo Calcio” con preghiera di pubblicazione)