Mail per Spalletti

Caro Luciano, da tifoso romanista ed anche perchè ti voglio bene, alla
vigilia di queste due gare importanti che non si esagera nel giudicarle decisive, ho pensato di mandarti una mail che spero porti bene. Da un paio di stagioni stai girando intorno al nulla. Non riesci a curare il malato, ci hai illuso tre stagioni orsono con quel bel gioco e quel filotto di vittorie consecutive, ma che hanno portato a poca roba in cassa. La sintesi nuda e cruda: non hai vinto niente. Questo per te non deve essere un’offesa, ma uno stimolo. Quest’estate si era parlato di Juve, ed io ero contento per te. Poi, per l’amicizia con Conti e Pradè (forse anche loro sono molto attaccati a te perchè se dovesse arrivare qualcun altro chissà se avranno questi spazi  ….  tipo Capello che ha vinto senza tanti consiglieri) non si è fatto nulla, o forse non c’è mai stato realmente un contatto.
E’ vero, infortuni tanti. Ma tutti alla Roma ? Sarà qualche problemino di preparazione? No, Bertelli è bravo, caspita se è bravo. L’anno scorso sei partito malissimo, la squadra camminava ed eri in zona retrocessione, poi la parte centrale del campionato abbastanza bene per finire, a ruote sgonfie. Stessa solfa l’anno prima. Che ne dici di mettere in discussione l’operato del tuo collaboratore? La tenuta fisica ha troppi squilibri, mi pare chiara la cosa.
Ti osservo su Sky, e sei un uragano, però ti chiedo: perchè ti impicci sempre con Mourinho. Lui vince, tu sei bravo a stigmatizzare le sue battute. Sulla dialettica siete pari, però … ripeto, lui qualcosa ha vinto, in Italia ed all’estero. L’anno scorso se l’è presa con Ranieri, e tu a difendere il tecnico juventino (poi nel ZERU TITULI ci sei entrato di diritto). Quest’anno ha una polemica con Lippi, e tu ancora a metterti in mezzo. Sei troppo protagonista nel video, ma i risultati scarseggiano, e noi ce ne siamo accorti. Prendi Loria, e va bè, si può sbagliare come anche con Esposito. Però dar via Andreolli per prendere Domizzi, allora non ti seguo più. Tralascio la cessione di July e Mancini e l’imperdonabile tuo errore di non aver mai creduto in Aquilani e, ancora, preferire Cassetti a Cicinho. Infatti il brasiliano lo vuole il Barcellona, a Cassetti il Como. Fatti due conti, qualcosa non quadra. Con sincerità ed affetto
Fiorentino Pironti, ancora tuo estimatore

Caso Bologna BFC: Il calcio è in uno scaffale del supermarket per “Oil Manager”, solo la nostra passione sportiva può ridare dignità e identità al calcio

“In data odierna Mr Taci ha dichiarato che la trattativa per l’acquisizione dell’80% del Bologna F.C. salta, sono stati esaminati i libri contabili e non si ritiene opportuno concludere la trattativa. Mr Taci ha inoltre dichiarato che è molto interessato ad una squadra di ‘A’ italiana, all’energia, ecc. ecc..”
Grazie Mr Taci per aver preso in giro lo Sport, e che sia ben chiaro lo Sport non è un’industria. Lei vorrebbe collezionare fabbriche italiane, finanziarie e … squadre di calcio, e ha appena fatto un disastro. Il calcio non dovrebbe essere in un qualsiasi scaffale del Supermarket per ‘Oil Manager’, ma questo è un problema italiano, non albanese.
Non ci sarebbero parole per quanto riguarda il ‘caso Bologna calcio’, ma dobbiamo trovarLe, perché i giovani continuino ad amare questo Sport, dobbiamo convincerli che in quell’ambiente non ci sono solo banditi, ma anche persone oneste e sportive. Talvolta, quando vado nelle edicole e domando giornali sul calcio, spesso gli edicolanti mi guardano e dicono con un certo disprezzo:”Noi non teniamo i gionali del calcio.” … Per non parlare dei genitori che evitano di iscrivere i loro figli alle scuole di calcio.

Il problema è che insistiamo a voler abbinare il calcio, uno Sport, ai grandi ‘Tycoon’. Oggi Mr Taci, con il massimo ‘candore’, ha affermato che lui è molto interessato ad una squadra di “A” italiana, ovviamente a quelle che non perdono mai, alle squadre elitarie … altro che libri contabili! Mr Taci punta più in alto, il Bologna è troppo poco per lui. Il ‘Tycoon’ albanese è inoltre interessato all’energia … ma possiamo noi inserire il calcio in uno dei tanti scaffali del Supermarket? Chi vuole lo prende, altrimenti rimane lì, nessun rispetto per spirito sportivo, tradizioni, fattore umano.
Ha detto bene Novella Calligaris, ex campionessa di nuoto, i ‘Mondiali di nuoto’ appena terminati a Roma hanno dato uno schiaffone ad altri sport per quanto riguarda la sportività, e sicuramente Novella intendeva dire: calcio, ma stava parlando alla Televisione e ha preferito, giustamente, non nominare lo sport nazionale. Ma quanto potrà durare la sportività del nuoto? Finché avranno un allenatore come Castagnetti, che ha creato lo squadrone  ancora parecchi anni fa, e si è fatto vedere molto poco, centellinando le interviste, il nuoto resisterà  … guidato da Castagnetti continuerà ad essere il dignitoso Sport che conosciamo, ma senza di lui, chissà? Già gli sponsor sono entrati anche nel nuoto… .
Vorremmo tantissimi personaggi come Castagnetti anche nel calcio, ma uno lo abbiamo avuto: Dino Zoff, lasciando la Nazionale, quando era un allenatore vincente, ci ha fatto capire molto.
Se ancora non lo avessimo compreso, lo diciamo per i supporter più distratti, il calcio è una delle tante industrie che un Manager può considerare convenienti, ma quanto sta accadendo al Bologna calcio ci fa capire che così non si può andare avanti! Calcio e industria non hanno assolutamente nulla in comune!!! E la F.I.G.C. a cosa serve? Sta a guardare? Gli illeciti non vengono puniti, gli allenatori meritevoli sono messi da parte, i talenti calcistici nostrani sono assai trascurati, se qualche supporter si ritrova in uno ’staterello’ ovvero società sportiva calcistica è ha dei problemi, a chi si rivolge? Noi non vogliamo una F.I.G.C. così inerte, noi non vogliamo riforme che fanno diventare il calcio sempre più ridicolo, desideriamo una F.I.G.C. che abbia il coraggio di riformare radicalmente il calcio e di intervenire in modo determinato quando si creano ‘casi Bologna calcio’, altrimenti la F.I.G.C. non ha ragione di esistere. Sicuramente alla Federazione italiana gioco calcio lavorano tante persone competenti e oneste, ebbene, Vi chiediamo interventi decisi, non è facile, lo sappiamo, ma talvolta si è chiamati a vivere in epoche non facili e a dover prendere delle decisioni. Se siamo credenti, la nostra fede ci dà un magnifico punto di riferimento, che ci può ispirare. Ma forse, in tutta onestà, io posso dire che, oggigiorno,  ho incontrato bravissime persone anche, e soprattutto, tra i non credenti, perché l’etica per tante persone, fortunatamente, non è un optional. Per quanto riguarda i cattolici sta prevalendo il pensiero debole, in particolar modo nei Paesi del benessere, così non è nei Paesi dell’Est, i cattolici sono più coraggiosi da quelle parti. E, dal momento, che stiamo parlando di religione, vorrei inviare un messaggio anche a Blatter:” Non sarà un veloce ’segno di Croce’ a creare problemi diplomatici e incidenti … se non si vuole che succedano incidenti, e questo dipende dai Dirigenti.” Se vogliamo far sprofondare il calcio sempre di più nel materialismo, allora la linea Blatter è perfettamente logica.
Vorrei ricordare che il 3 ottobre 2009 il Bologna F.C. avrà cento anni, i suoi fondatori erano dei giovani appassionati, mi auguro che questa squadra sia sostenuta anche adesso con la stessa passione. La sportività, può sembrare un paradosso, ma non lo è, sostituisce molto bene il Manager. A buon intenditor … .

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A Mr Taci chiediamo lealtà, agli appassionati di calcio grande supporto al Bologna

Il Bologna,  in questo particolare momento, ha un grande

bisogno di essere sostenuto dai bolognesi e da tutti gli appassionati di calcio. Quanto  sarebbe bello fare come a Montmelò, sono andata a verificare di persona, ho intervistato il General Manager dell’autodromo poco tempo fa. Nel 1989 a Montmelò nacque, tra gli appassionati di sport motoristici, l’idea di fare cordata, nel 1991 l’autodromo veniva inaugurato. Montmelò: l’autodromo della gente. Il Bologna F.C.: la squadra della gente. Ci possiamo fidare del manager albanese?”

A Mr Taci chiediamo lealtà, buon senso, amore per il calcio, vero amore per il calcio, innanzi tutto il Bologna F.C., che il 3 ottobre sarà un Team centenario. E’ stato fondato da figure di grande prestigio, come Emilio Arnstein, che veniva dall’est, era boemo, ci auguriamo che ora un altro uomo dell’est, albanese, sappia onorare una squadra di grandi tradizioni e sia entusiasticamente presente al centesimo anniversario”.
Questa richiesta viene rivolta a Mr Taci da un’appassionata di calcio dell’est.

Daniela Asaro Romanoff


Altro che Ranieri: dovevano cacciare Cobolli Gigli, Blanc e richiamare Boniperti

Articolo di Xavier Jacobelli

Ha proprio ragione Franco Causio, ascoltato poco fa in diretta su Sky Sport 24: Ranieri esonerato? Non me l’aspettavo, non è giusto, vuol dire che la società non c’è, non funziona. Parole sante, pronunciate da un totem bianconero e, quindi, ancora più significative. A Torino, l’epilogo della vicenda professionale del tecnico romano è traumatico, ingiusto, ingeneroso. Macchè Ranieri: John Elkann doveva cacciare Cobolli Gigli e Blanc perchè le responsabilità della crisi non possono e non devono essere addossate esclusivamente all’allenatore. Ma Ibrahimovic, Vieira, Thuram, Cannavaro, Zambrotta chi li ha venduti, Ranieri che all’epoca manco c’era? E’ vero: il neoesonerato aveva preferito Poulsen a Xabi Alonso: errare è umano. Ma, gli altri acquisti? Vogliamo parlare di Diego, che non era stato preso un anno fa e ora è stato pagato 24 milioni di euro? Vogliamo parlare delle colpe della squadra che si è squagliata come neve al sole? E i 67 infortuni stagionali (calcolo per difetto, ci dicono) li ha causati Ranieri? E, prima di Juve-Inter e Juve-Lazio, semifinale di ritorno di Coppa Italia, chi ha incontrato Marcello Lippi a Recco: Ranieri o Blanc? No, non è giusto che le cose siano finite così in una società che, da quarant’anni,  non esonerava l’allenatore e mai l’aveva cacciato a due giornate dalla fine. Boniperti, dove sei?

Il punto sul campionato con Giuseppe Papadopulo

Giunti quasi al termine del girone di andata dei campionati italiani, è tempo di primi bilanci. Daniela Asaro Romanoff ha chiesto a Giuseppe Papadopulo, che di recente a Vittoria (CT)  ha ricevuto l’ennesimo riconoscimento quale “Miglior Allenatore della Serie B ” per la stagione 2008, alcune considerazioni sull’andamento del calcio italiano.

Mister, Lei considera equilibrato il Campionato di calcio in corso?
Per quanto riguarda le prime posizioni, direi che sono posizioni meritate, ma anche scontate. Come si fa a dire se c’è equilibrio? Potrei dire che quando l’Udinese stava ottenendo buoni risultati, allora il Campionato era davvero interessante.
Si è sorpreso per qualche posizione in classifica che non si aspettava?
Sorpreso fino ad un certo punto: l’Atalanta è un’ottima squadra e lo sta dimostrando, mi fa molto piacere. Non avrei mai pensato che il ‘Torino’ si sarebbe trovato in difficoltà.
A proposito delle squadre che stanno soffrendo, cosa può dirci del ‘Chievo’?
Il ‘Chievo’  non è ancora molto staccato dalle altre, e a questo punto del Campionato può ancora avere l’opportunità di risorgere, non è assolutamente spacciato.
Secondo Lei, Mourinho è un bravo stratega o è aiutato da calciatori eccezionali?
E’ sicuramente un bravo allenatore, ma non dobbiamo dimenticare che ha a disposizione calciatori bravissimi, di grande talento, quindi, senza nulla togliere all’abilità di Mourinho, la squadra non avrebbe problemi di classifica anche se al suo posto ci fosse un altro allenatore.
Una sua opinione su Adriano?
Prima di tutto Adriano deve capire cosa vuol fare della sua vita, va aiutato, indubbiamente, comunque sono certo che l’Inter si adopererà in tal senso.
Noi siamo curiosi,  come sono le domeniche di Papadopulo?
Si va a vedere il ‘Siena’.

Il grande talento di Giuseppe Papadopulo non deve venire annullato dal calcio – industria – affare commerciale

Autore: Daniela Asaro Romanoff

In un Paese calcisticamente normale, evito di utilizzare altri vocaboli,
un allenatore di grande esperienza e grande talento come Giuseppe Papadopulo, non sarebbe ‘disoccupato’.
E’ già molto strano che una squadra, portata in serie ‘A’ con un lavoro metodico e intelligente durato quasi due anni, lasci andare un allenatore così prezioso. A ‘Lecce’, la festa per la vittoria, dopo i play off, è stata ‘raggelata’ dalla notizia che Giuseppe Papadopulo non avrebbe più allenato quella squadra. Dovrebbe essere nel regolamento della F.I.G.C.: l’allenatore che porta una squadra in serie ‘A’ oppure le fa vincere uno scudetto, vedi caso Mancini, non può essere allontanato, perlomeno per tutto l’anno successivo.
E’ una questione di correttezza sportiva. Ho già scritto, in un articolo che si può trovare nel web, che gli allenatori, oggigiorno, sono come birilli. Secondo me, in questo nostro calcio deteriorato, l’allenatore è la persona più preparata e quella che lavora di più, sicuramente è quello che si mette in gioco più di tutti e non ha ‘filtri’, raramente può ‘glissare’ come fanno certi presidenti. Per i presidenti la F.I.G.C. dovrebbe prevedere parecchi limiti, presidenti non padroni della squadra.
Nell’estate del 2007, osservando molto bene le sedute di allenamento tenute da Papadopulo a Tarvisio, durante il ritiro del ‘Lecce’, ho capito che ci sarebbe stata la concreta possibilità di approdare alla serie ‘A’.
La sua chiarezza di idee, il suo non stancarsi mai di insegnare e ancora insegnare… avevo l’impressione che in campo ci fosse un professore, un bravissimo professore, molto vicino ai suoi alunni-calciatori.

E’ ricco di contenuti, di qualità umane Giuseppe Papadopulo, nel mondo della superficialità, in un ambiente calcio-industria-spettacolo in cui il calcio, per fare audience, è commentato dalle ‘Barbie telecomandate’ o dai ‘Big Jim telecomandati’, Papadopulo è coerente, è uno sportivo autentico, che non si svende come certi suoi colleghi.
Giustamente lui ricorda con grande affetto società calcistiche come la ‘Lazio’, il ‘Livorno’, squadre nelle quali ha giocato come centrocampista, e poi ha allenato. Nel suo cuore ci sono il ‘Siena’, che ha portato in serie ‘A’ e anche il ‘Palermo’. Ambienti calcistici che hanno compreso il suo valore, dove si è sentito parte di un gruppo, perché, non dobbiamo mai dimenticarlo, lo spirito di squadra è fondamentale. Spesso il calcio è un gioco di squadra in cui prevale l’individualismo. Di frequente, a causa di deleterie manie di
protagonismo da parte di persone che evidentemente si sentono frustrate, l’allenatore viene silurato. Vorrei ricordare a tutte le persone ‘frustrate’ del calcio, che al mercato di Kabul c’è chi vende anche un tozzo di pane… .
Riflettiamo, e cerchiamo di essere logici, obiettivi, leali. Un allenatore vale per le sue capacità, non per le conoscenze che ha, non per le televisioni che lo ospitano, non per i salotti che frequenta! E certe società calcistiche non dovrebbero essere come quella famosa casa di New Orleans, di cui parla Bob Dylan nella sua famosissima canzone:” C’è una casa a New Orleans, è stata la rovina di molti ragazzi…”.   Non vogliamo ‘case di New Orleans’, ma ‘case dello Sport’, non dobbiamo mai dimenticare quanti bambini e ragazzi hanno il calcio come punto di riferimento. Spesso io concludo i miei articoli ricordando i bambini e i ragazzi, perché, ho l’impressione che, in tutta questa ‘fiera delle vanità’, a loro si pensi molto poco.
Daniela Asaro Romanoff

Salotti, salottini, famiglie e panchine allargate … nel Calcio

Non fa particolarmente piacere che siano persone che vengono da  altri Paesi a segnalare e cercare di arginare la profonda corruzione del calcio italiano, sarebbe un dovere di noi italiani evidenziare e dire, ispirandosi a Shakespeare: ”There is rotten in italian football.”  La traduzione non è: “Il calcio italiano ha rotto”. E’ verissimo anche questo, ma traducendo la suddetta frase, il significato è il seguente:” C’è del marcio nel calcio italiano.”
Eh, sì, caro William, tu facevi pronunciare queste parole al principe Amleto, uomo pieno di dubbi, noi, purtroppo, abbiamo la certezza che … there is rotten in italian football. In questo periodo è Mourinho, allenatore dell’Inter, che si ritrova a far capire a noi, appassionati di calcio italiani, … che il pallone ‘vomita’ …, dopo le grandi abbuffate, che ormai noi tutti conosciamo. Il pallone ‘vomita’, l’erba dei campi inaridisce, gli sportivi veri sono nauseati, anche perché il calcio, talvolta, è uno staterello appartenente a sovrani assoluti, dove nessuna forma di giustizia entra. Si possono ricevere pugni su commissione, e può anche capitare che dopo il 2006 qualcuno debba vedere la sala operatoria ogni anno. Quel qualcuno non lascerà mai il calcio, saranno sempre uniti, quando si era piccoli, si giocava su un prato verde, ed ora che siamo grandi, dopo tanti allenamenti, di ogni  tipo, si ha il dovere morale di giocare su tutti i campi e in ‘tutti i mari’, anche quelli dove nuotano gli squali. Non si può dimenticare il calcio, quando le grandi lampade di una sala operatoria, te lo ricordano ogni anno. Eh sì, signor Mourinho, Lei non è solamente nel Pese della corruzione calcistica, non ha attorno a sé solamente i ‘machiavellici eroi’, gli italiani e le italiane sono anche coraggiosi, leali, sportivi autentici, e pronti a evidenziare che … there is rotten in italian football. Non siamo solo nauseati, ci sentiamo ingiustamente  non compresi, perché all’estero fanno fatica a capire che ci sono anche italiani pronti a lottare per difendere l’etica, la morale, il buon senso, i valori importanti.
L’Italia di questi anni assomiglia molto all’Impero romano decadente. I nostri studi storici, se ‘Historia magistra vitae’, ci portano proprio lì, nel calderone sconcertante, zeppo di personaggi grotteschi, che trascinerà I’Impero romano verso la sua logica fine. Quando muoiono le anime, anche un grandissimo Impero può crollare. A buon intenditore … . 
Allora, come adesso, si prendevano decisioni, relative a gare e manifestazioni correlate, nei palazzi, nei ‘salotti’ dell’epoca, e spesso queste decisioni si mescolavano ad intriganti iniziative di matrone molto influenti: nulla di nuovo sotto il sole. Gli ‘onnipotenti’ dell’epoca erano orgogliosi del loro potere, della loro ricchezza e quant’altro, ma cos’hanno dato alla società? Il cattivo esempio, tutta lo loro aridità, e hanno contribuito a distruggere la società dei loro tempi. Come vengono ricordati ora? Sono stati dei parassiti, che hanno tolto vitalità a tutto ciò che poteva essere costruttivo e propositivo.
Tali si è, se si scelgono certi percorsi, l’attimo fuggente dà la straripante felicità della visibilità, del potere economico, ma è gratificante essere dei subdoli parassiti, che quotidianamente tolgono molto ai propri simili? E’ gratificante essere ricordatati come personaggi opulenti, vanesi imperatori del nulla?
Ritornando ai nostri tempi, devo ammettere che per fortuna, in questa maleodorante bolgia, ci sono anche tante ‘anime belle’, sfidando tantissime difficoltà, danno un loro contributo affinché i parassiti non corrodano completamente la società, non sono ricchi, non frequentano i salotti televisivi, ma se lo Sport si salverà, sarà merito di queste splendide persone, che in un mondo mercificato, hanno scelto di non vendere e di non vendersi. Innanzi tutto, queste persone hanno la determinazione che nasce da quei principi e da quei valori, che i parassiti dello Sport neppure ricordano. Per questi ‘missionari’ i valori ed i principi non sono un optional, per cui non dimenticano mai che bambini e ragazzi osservano assai attentamente il calcio. Udite, udite matrone, allenatori pronti a vendersi per una panchina, di solito allargata, dirigenti con ‘famiglie allargate’, calciatori che, nella loro confusione mentale, scambiano i locali notturni per campi di calcio, i bambini Vi guardano. Non Vi imbarazza? Purtroppo credo di no, perché   per molti di Voi  la corruzione degli innocenti è un programma di ‘lavoro’, come tanti altri. E’ casuale che media senza scrupoli, dirigenti sportivi senza scrupoli, ecc. ecc. si adoperino per fornire ai ragazzi pseudovalori in gran quantità? Io non credo che sia casuale. Ognuno è libero, spero, di esprimere la propria opinione.
Per ora, il ‘metodo Mourinho’ mi piace, parla, ma agisce anche in modo efficace, non ha paura di punire qualche calciatore che scambia i locali notturni per campi di calcio. E’ importante, se si vuole davvero ridare al calcio dignità e identità, andare ‘ a monte’.  Se ‘a valle’ il fiume scorre inquinatissimo, è logico che bisogna aver la forza ed il coraggio di risalire fino alla fonte. Il doping, i troppi impegni che non c’entrano, la latitanza quando ci sono gli allenamenti, le ore piccole nei locali notturni sono tutte conseguenze della causa prima, del vero motivo, per cui il calcio e anche altri sport si stanno disgregando e perdono la loro genuinità: il grave disordine morale è un elemento subdolo e nocivo.  Non mi piacciono i moralisti da ‘poltrona’, e, se sono arrivata a certe conclusioni, ebbene, vi sono giunta dopo errori e varie esperienze di vita, per cui, lo ribadisco, secondo me, il disordine morale è la peggior malattia della nostra società e, quindi, dello Sport, va detto, senza voler essere moralisti né tantomeno giudicare o, ancor peggio, condannare.
Quando l’essere umano preferisce tuffarsi nella materia, e preferisce rimanere nei tenebrosi labirinti, piuttosto che sollevare il suo sguardo ed ammirare gli orizzonti sconfinati, è logico che la mente sarà sempre più lenta a comprendere, e l’anima è destinata ad un’ inesorabile agonia. E allora il grottesco diventa logico, consentito, necessario, gli uomini entrano negli ambienti calcistici tramite tutta una serie di intrighi, e le donne, non per quanto hanno da proporre, ma per come sanno portare una minigonna … ma questo è un Barbie world. In fin dei conti, si può dire, che, parecchi uomini e donne del calcio sono rimasti ancora nel ‘Barbie world’, non sono mai maturati.
Eppure, se si vuole, si può cambiare. Prima o dopo aver espresso le mie opinioni, io sinceramente dico che per tutti gli esseri umani ho il massimo rispetto: per chi ha la necessità di mettersi la maschera da ‘parassita’, da ‘commerciante’, da ‘onnipotente’, da ‘matrona’. Cambiate ‘programma’ di lavoro! Uscite dai salotti! Parlate con tutti, non solo con chi Vi conviene parlare! Allora sarete degli uomini e delle donne di Sport, liberandovi dalla zavorra mondana, non sarete più un peso per la società, un peso molto nocivo, potrete essere  anche Voi costruttori di uno Sport migliore, di un calcio che sia se stesso, sarete padri e madri non solo dei vostri figli, ma di tutti quei giovani per i quali siete un importante punto di riferimento. Volete perdere questa grande opportunità?  Volete ancora proseguire, accompagnati dalle vostre fedeli compagne: la ‘chiassosa’ solitudine e  l’inquietudine? 
Daniela Asaro Romanoff  

Re lite Sconcerti – Mourinho: Sky, ti sorprende sempre

Giornalismo sportivo, nuovo, dinamico, non urlato.mousconcerti
Noi che siamo cresciuti con Biscardi o con le interviste possibili di Amedeo Goria ed i con commenti tecnici di Fulvio Collovati, vedere lo sport su Sky (pagato profumatamente) era ed è un piacere.
Vuoi mettere la voce ed il contagioso trasporto di Fabio Caressa con il soporifero commento del pur bravo Bruno Pizzul o le a volte parziali, ma precise disamine tecniche di Bebbe Bergomi con quelle di Sandro Mazzola?
E poi, diciamola ancora tutta, in studio con Ilaria D’Amico l’occhio si prende la sua parte rispetto magari alla visione della pur brava Stella Bruno.
Ma il sapone c’è anche per Sky, eccome.
Mario Sconcerti, trent’anni di giornalismo ad alto livello, direttore, editorialista, commentatore, amante dei numeri e delle statistiche, domenica è scivolato (col sapone di cui sopra) e ha dato, a mio parere, una immagine che poco qualifica la professione per cui è pagato anche da me, abbonato Sky.
La domenica pomeriggio deve “fare il suo mestiere”, lo hanno messo apposta per dare numeri e fare domande intelligenti, cercare di dare in là per qualche polemica, metterci del sale insomma.
Tempo addietro ha fatto “imbarcare”un paio di volte il mite Spalletti, che talvolta stava per perdere la pazienza, ma stoicamente non lo ha mai mandato “affanculo”.
Ma il buon Luciano sa come funziona in Italia, anche dopo una brutta sconfitta bisogna presentarsi in sala stampa (perché da contratto bisogna farlo, dire due cosettine semplici, girare attorno al nulla, banalità a secchiate e poi la lucina rossa si spegne e a microfoni spenti a Sconcerti e simili li mandi pure a quel paese).
Ma il buon Mario, che pensa veramente di essere bravo, con stile da inviato FOX News, ha pestato due volte piedi a quelli dell’Inter, o meglio ai tecnici dell’Inter, Baresi e Mourinho.
Dopo una vittoria dei nerazzurri, ha trovato da dire a Beppe Baresi, in diretta, che “con tutto il rispetto per Lei, ma intervistare Mourinho è un’altra cosa …” Che eleganza.
La novità, non colta dal buon Mario, che il titolare della panchina considera il suo vice assolutamente all’altezza della situazione e se si è presentato in sala stampa vuol dire che ha un suo ruolo e può anche rispondere alle semplici e solite domande di un banale assoluto che fanno quasi tutti i giornalisti dalle h. 17 in poi (anche per giorni e giorni).
Beppe Baresi glielo ha fatto notare e Sconcerti, con volto arrossato e colto in evidente ambasce, gli ha detto testuale “Baresi mi faccia fare il mio mestiere”.
Surperfluo dire che anche Baresi voleva e vuole fare il suo mestiere e se stava in sala stampa era proprio per assolvere al suo compito.
Quindi, prima novità non colta dal mondo giornalistico: anche il collaboratore dell’Allenatore può presentarsi in sala stampa, rispondere e chiarire aspetti tecnici con pieno titolo e dignità. Veda signor Mourinho, in Italia noi eravamo abituati a vedere il “secondo” ai microfoni solamente perché il titolare era squalificato o malato. In un team che si rispetti, del quale lei ne risponde a pieno titolo, aver dato spazio e risalto ad un collaboratore con il quale divide tensioni, decisioni, gioie e amarezze, qua da noi non si usa.
Invece questa sua premura, normale da altre parti, noi l’abbiamo apprezzata molto. Il buon Sconcerti, evidentemente deve parlare solo con il “Titolare”. E dire che Baresi si è presentato in sala stampa dopo una vittoria …
Ma il “titolare” di quella panchina lo ha trovato domenica, dopo la vittoria con l’Udinese.
E qui Sconcerti ha preso uno scoglio, grosso, evidente. Che fosse in conflitto di interesse, lo sapeva anche Josè, che non glielo ha mandato a dire.
“Lei è amico di Mancini”.
Il buon Josè sa che Sconcerti, alla presidenza dell’allora malata Fiorentina, chiamò il Mancio in panchina (molte cene a Roma dai tempi in cui giocava con la Lazio avevano fatto sbocciare la tenera amicizia). Ma fin qui poco da dire. Solo che il giovane e rampante Mancini, era sprovvisto di patentino, quindi era allora un abusivo. Ma Sconcerti, bene addentrato nel Palazzo, aveva avuto modo di aggirare il problema, con tanti saluti all’AIAC Nazionale e agli Allenatori in regola ( che strano, la storia somiglia quasi a quella dei giorni nostri con il Bologna, ma almeno Sinisa ha l’abilitazione . . . o no?).
Sconcerti quando “fa il suo mestiere” può anche avere le sue simpatie, Mourinho ha notato prevenzione e giustamente ha fatto notare che le cene servono per intrattenere buoni rapporti, ma con lui non ne fa perché non ne ha bisogno.
Dei ventisei tornei ai quali ha partecipato, lui ne ha vinti tredici.
Sicuramente stiamo incominciando a capire perchè in Inghilterra lo chiamavano “special one”, perchè è un allenatore moderno dal punto di vista televisivo e che non le manda certo a dire.
L’impressione è che per il momento l’Inter non stia giocando un grande calcio e che finchè i risultati sono dalla sua parte non gli si possa fare molte critiche. Lo spogliatoio dell’Inter ha fagocitato più allenatori di qualunque altra squadra negli ultimi anni. Anche con Mancini, la situazione non è mai stata del tutto tranquilla. Adesso c’è un allenatore che a volte può apparire spocchioso ma che ha dato delle regole ed è il primo a rispettarle. Si è guadagnato la fiducia dell’ambiente, dei giocatori e, scusate se è poco, sta portando i benedetti risultati. Cosa volete ancora? Telenovelas del tipo Adriano/Mancini? Eliminazioni a raffica dalla Champions?
In Italia, eravamo abituati a Terim, Lucescu, Cuper, Lazaroni, Tabarez, Perez, Carlos Bianchi. Questo è diverso, mi sembra che non abbassi la testa per fare carriera. Sconcerti lasci perdere gli antichi amori, o li consigli a qualche altra società, guardi almeno con stimolante curiosità a chi fa il suo mestiere in maniera diversa, nuova, almeno per noi. Apprezzi almeno la novità, non sia prevenuto. Chi va per mare, navigando a vista, deve mettere in conto che lo scoglio può prenderlo, prima o poi l’ora del fesso arriva per tutti. Caro Mario, ultimamente lei ha preso due scogli, ora puntelli la prora e si pari il sedere, il mare è pieno di insidie, anche per un consumato navigatore come lei. Noi la gurdiamo su Sky e sappiamo. Meglio andare avanti non crede? Anche Mancini ha scritto un pezzo di storia importante nell’Inter, ma ora c’è Mourinho, malgrado a lei non stia bene. Con affetto e simpatia.

Fiorentino Pironti, Allenatore di Base UEFA B, membro AIAC Toscana, telespettatore pagante di Sky, sportivo.

La lezione di Mourinho alle vedove di Mancini

Editoriale di Xavier Jacobelli su Mister x

Non saremo mai abbastanza grati a Josè Mourinho per la ventata di aria nuova che sta portando nel football italiano. Sia perché l’allenatore dell’Inter ha il coraggio delle sue idee sia perché i risultati gli stanno dando ragione in campionato e in Champions League, sia perché prende a calci l’insopportabile ipocrisia, l’urticante supponenza, la malcelata presunzione con la quale alcune vedove di Mancini pretendono di spiegargli come va il mondo.

E’ accaduto anche dopo la sofferta quanto fondamentale vittoria dei campioni d’Italia sulla splendida Udinese, che li aveva fatti soffrire a San Siro sino al provvidenziale gol di Cruz. Da persona intelligente qual è, Mourinho ha preso atto degli sbandamenti difensivi costati ai nerazzurri 5 gol nei due precedenti incontri (2 dalla Reggina, 2 dall’Anorthosis) e, conscio della pericolosità friulana, è tornato al 4-3-3. Josè ha fatto la mossa giusta al momento giusto e ha vinto.

Tutto il resto è fuffa. E’ fuffa chi rimpiange Mancini, dimentico di averlo attaccato sino all’ultimo giorno della sua esperienza interista o perché sodale, amico, sponsor del marchigiano che non ha bisogno di badanti per costruirsi un altro futuro. E’ fuffa chi è convinto di essere più bravo di Mourinho al punto da ritenere che le variazioni tattiche adottate contro l’Udinese non siano frutto dell’intelligenza del tecnico, ma delle critiche che gli sono state mosse. E’ fuffa chi continua a guardarsi indietro, a paragonare il presente con il passato. Addirittura, in una delle tv davanti alle quali si è presentato con educazione e intelligenza, Josè si è sentito ricordare che Moratti cacciò Simoni nonostante fosse al vertice della classifica. Ma che cosa c’entra? Ma che razza di modo di ragionare è questo? Ma perché, in questo Paese, non si parla mai di fatti concreti e si cerca di buttarla sempre in caciara? La gelosia, l’invidia, la fustrazione sono avversari rognosi anche per un totem come Mourinho che, prima di arrivare a Milano, aveva vinto 13 dei 26 trofei in cui era sceso in lizza con i club che si erano affidati a lui. Eppure, il signore portoghese ha spalle larghe e determinazione feroce per imporsi anche in Italia. Dove tutti, piaccia o no, sino alla fine dovranno fare i conti con lui e con l’Inter.
Xavier Jacobelli

Pistorius può fare le Olimpiadi

Fonte: Corriere dello Sport

Oscar Pistorius ce l’ha fatta. La sua battaglia per poter partecipare alle Olimpiadi è finita con il parare positivo odierno del Tas: può gareggiare con i normodotati ai Giochi di Pechino, se otterrà il minimo. La richiesta del 21enne sudafricano, campione paralimpico del 2004 ad Atene, era stata bocciata a gennaio dalla Iaaf, la federazione internazionale di atletica. Uno studio compiuto da esperti dell’università di Colonia aveva accertato che la protesi in fibra di carbonio, con cui Pistorius corre, «gli offrono chiari vantaggi meccanici e di conseguenza non può partecipare alle gare che si svolgono sotto l’egida della Iaaf». Pistorius è detentore del record del mondo sui 100, 200 e 400 m piani. Corre grazie a particolari protesi in fibra di carbonio. L’atleta sudafricano è nato a Pretoria con una grave malformazione (non aveva i talloni), per questo motivo all’età di undici mesi gli hanno amputato entrambe le gambe. Negli anni del liceo ha praticato il rugby e la pallanuoto, poi un infortunio lo portò all’atletica leggera, dapprima per motivi di riabilitazione, poi per scelta.

SENTENZA CHE ZITTISCE TUTTI – «Spero che questa sentenza zittisca le folli teorie sul fatto che gareggio con un vantaggio sleale». Questa la prima reazione di Oscar Pistorius alla sentenza del Tas che lo riammette alle gare di atletica leggera organizzate dalla Iaaf. «In tutti questi mesi ho cercato di assicurare a tutti i disabili una possibilità di competere con i normodotati – ha spiegato il sudafricano – ora posso concentrarmi sul tentativo di qualificarmi alle Olimpiadi».

IL LEGALE - Il Tas, secondo quanto ha riferito il legale, Marco Consonni, ha annullato la decisione della Iaaf di estromettere Pistorius dalle competizioni per normodotati, riammettendolo con effetto immediato. «La speranza - ha detto Consonni – è di riuscire a guadagnarsi in pista il tempo per correre ai Giochi di Pechino».

UNA VITA PER L’ATLETICA – Alle Paralimpiadi di Atene, all’età di 17 anni, Pistorius vinse il bronzo sui 100 metri e l’oro sui 200, battendo anche atleti amputati singoli più quotati di lui, come gli statunitensi Marlon Shirley e Brian Frasure. Fin dal 2005 ha espresso il desiderio di poter correre coi normodotati alle Olimpiadi di Pechino 2008. La Iaaf il 13 gennaio scorso ha respinto questa richiesta, sostenendo che «un atleta che utilizzi queste protesi ha un vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi». A giugno dello scorso anno gli organizzatori del Golden Gala di Roma lo ammisero a competere al Golden Gala tra i normodotati nel gruppo B dei 400 metri e il sudafricano si è piazzato al secondo posto. Pistorius detiene il record del mondo per amputati su tutte e tre le distanze su cui corre: 10.91 sui 100, 21.58 sui 200 e 46.56 sui 400.

LA SENTENZA – Questi i principali passaggi della sentenza del Tas su Pistorius: «La decisione del Consiglio della Iaaf del 14 gennaio 2008 è revocata con effetto immediato e Oscar Pistorius è eleggibile per gli eventi della Iaaf. Può usare le protesi Ossur Cheetah Flex-Foot, le stesse usate nei test richiesti dalla Iaaf ed esibite nell’udienza presso il Tas. La commissione del Tas ha stabilito che la Iaaf non è riuscita a provare l’infrazione da parte di Pistorius della regola 114.2 (e). Sulla base degli elementi portati da esperti di entrambe le parti, la commissione non si è convinta che ci fossero sufficienti prove di qualsiasi vantaggio metabolico di una persona con due amputazioni che usa le Cheetah Flex-Foot. Inoltre, la commissione del Tas ha considerato che la Iaaf non è riuscita a provare che gli effetti biomeccanici derivanti dall’uso di particolari protesi diano a Pistorius un vantaggio sugli atleti che non le usano. La commissione del Tas ha sottolineato che l’applicazione della sua decisione riguarda solo Oscar Pistorius e solo l’uso di quel tipo di protesi. La commissione non esclude la possibilità che in futuro, con le nuove conoscenze scientifiche, la Iaaf possa riuscire a dimostrare che le protesi Cheetah Flex-Foot diano un vantaggio a Pistorius sugli altri atleti».

OBIETTIVO: MINIMO SUI 400 – Grazie alla sentenza del Tribunale arbitrale dello sport, Oscar Pistorius può tornare a sperare di qualificarsi alle Olimpiadi di Pechino. La gara su cui punta è quella dei 400 metri, in cui ha un personale di 46″46. Nel 2007 ha corso la distanza in 46″56, ma per assicurarsi il viaggio in Cina deve ottenere entro il 23 luglio il tempo di 45″95, vale a dire il minimo B fissato dalla Iaaf. Questo perchè nessun atleta sudafricano è in possesso del minimo A (45″55) e, al momento, neppure del B (fra 2007 e 2008 il migliore è Ofentse Mogawane con un crono di 46″06). Rimane aperta anche l’ipotesi staffetta 4×400. Se il Sudafrica riuscisse a essere tra le sedici nazioni invitate in base ai due migliori risultati del 2007 e del 2008, Pistorius potrebbe essere incluso tra i convocati, visto che in quel caso la scelta degli atleti da portare ai Giochi è a discrezione di ciascun paese.

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