Mazzone saluta la panchina e annuncia il ritiro

«Se avessi volutomazzone.jpgmazzone.jpg tornare in panchina sarei già rientrato. Sono contento di vivere questa vita da pensionato, ammetto di sentire il richiamo del campo, ma a 71 anni credo di smettere per godermi la famiglia.»: con queste parole Carlo Mazzone ha annunciato ai microfoni di Radio Kiss Kiss il suo ritiro definitivo dalla professione di allenatore. Nel corso della sua carriera di allenatore, Mazzone ha allenato 13 squadre professionistiche.
Ha cominciato nell’Ascoli nel 1968 ed ha chiuso col Livorno nella stagione scorsa. All’Ascoli fino al 1975 ha portato la società marchigiana dalla C alla A, con la Fiorentina (1975-7 8) ha conquistato un terzo posto, poi lo troviamo a Catanzaro, di nuovo ad Ascoli, a Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari. Nel 1993 l’approdo alla Roma, chiamato da Franco Sensi, e il coronamento di un sogno per un romano verace. Bilancio, un settimo e due quinti posti, ma soprattutto il lancio in serie A di Francesco Totti. Finita la parentesi romana, ancora Cagliari, Napoli, Bologna e Perugia nel quale conquistò un altro record: finire il campionato in una società di Gaucci.
Nel 2000 eccolo al Brescia, dove Roberto Baggio aveva fatto mettere una clausola di rescissione qualora Mazzone fosse andato via: quattro salvezze consecutive e un approdo sfiorato in Coppa Uefa. Poi il ritorno a Bologna, la rtrocessione dopo lo spareggio, quindi il Livorno al posto dell’esonerato Donadoni.
Il 18 marzo 2006, in occasione di Livorno-Juventus, Carlo Mazzone ha eguagliato il record di 787 presenze in panchina in serie A di Nereo Rocco e lo ha successivamete battuto, giungendo a fine stagione a 792 presenze in serie A.

Europei 2008

Il Campionato europeo di calcio 2008, comunemente chiamato Euro 2008, sarà la 13ª edizione del campionato europeo di calcio per nazionali. Le fasi finali si svolgeranno in Austria e in Svizzera. La fase finale a gironi comincerà il 7 giugno 2008 e si concluderà il 18 dello stesso mese. I quarti si giocheranno tra il 19 e il 22 giugno e le semifinali il 25 e il 26 giugno. La finale si giocherà allo stadio di Vienna il 29 giugno 2008.

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"The English job", la sfida di Capello

Articolo pubblicato da “La Stampa”

L’allenatore italiano ha sottoscritto un contratto di quattro anni e mezzo: con lui Baldini, Galbiati e Tancredi.
La nuova sfida di Fabio Capello parte da Londra. Il 61enne friulano dopo aver vinto praticamente tutto con le squadre di club ha deciso di lanciarsi in una nuova avventura alla guida di una squadra nazionale. Capello ha firmato un contratto di 4 anni e mezzo con la Football Association e il prossimo 7 gennaio si insedierà sulla panchina della Nazionale inglese.

Quattro anni e mezzo di contrattoLa Football Association ha confermato con una nota sul proprio sito che il tecnico di Pieris ha firmato un contratto di quattro anni e mezzo . «Il suo ingaggio è stato deciso in seguito al colloquio con il direttore generale Brian Barwick e il direttore tecnico Trevor Brooking allo stadio di Wembley di mercoledì ed è stato ratificato ieri all’unanimità dal Consiglio della FA - si legge nella nota - Capello ha una vasta esperienza come allenatore ai massimi livelli. I suoi 16 anni di carriera comprendono trascorsi al Milan, Real Madrid, Roma e Juventus e in totale ha vinto nove titoli in Italia e Spagna e ha conquistato la Coppa dei Campioni con il Milan nel 1994».

Con Don Fabio Baldini, Galbiati e Tancredi
Il tecnico si è visto accogliere anche le richieste per quanto riguarda lo staff, che comprenderà come «assistenti Franco Baldini e Italo Galbiati, l’allenatore dei portieri Franco Tancredi e il preparatore atletico Massimo Neri. Capello discuterà anche con Trevor Brooking come integrare una presenza inglese nello staff tecnico». Capello pensa all’Inghilterra come «la madre del calcio» e agli inglesi come i «maestri» del pallone ed il suo status di allenatore di successo lo candida ad essere «l’uomo giusto, al posto e al momento giusto» per far ripartire una nazionale ancora depressa per l’eliminazione dalla fase finale di Euro 2008.

Nel 2000 la prima scintillaCapello ha aspettato il momento giusto. Dopo essere stato esonerato dal Real Madrid nonostante la conquista della Liga, l’allenatore si è seduto sulla pachina della Rai nelle vesti di commentatore aspettando il momento propizio per tornare nel calcio che conta. L’esonero del ct McClaren dalla panchina inglese ha dato il via al corteggiamento. Il tecnico friulano non ha perso tempo, lanciando chiari segnali alla Football Association, ma la prima scintilla tra Capello e l’Inghilterra sarebbe scoppiata già nel 2000.

Staff italiano, solo un ingleseFranco Baldini ex direttore sportivo della Roma e consulente di mercato del Real Madrid durante la permanenza di Fabio Capello nei due club ha rivelato che «Capello aveva avuto contatti con la FA già nel 2000, quando pensarono a lui, ma allora i tempi non erano ancora maturi». Baldini e Italo Galbiati lo affiancheranno sulla panchina inglese con la qualifica di assistenti, Franco Tancredi sarà il preparatore dei portieri, e Massimo Neri il preparatore atletico. Inoltre dovrebbe essere prevista la presenza di un inglese all’interno dello staff.

E’ possibile allenare nella stessa stagione agonistica dopo un esonero?

Domanda posta da un collega che volentieri giriamo a tutti gli Allenatori. Le norme non lo consentirebbero, ma provenendo da un tesseramento da federazione estera …

Gentili colleghi, amici di Alleniamo.com avrei un quesito da porre, nella speranza che possiate collaborare. Sono un allenatore di calcio a 5 con regolare patentino e purtroppo sono stato esonerato. Capita; capita quando le cose non vanno bene ma anche quando entri in rotta con alcuni dirigenti che vogliono interferire nel nostro lavoro. Malgrado (nel mio caso) soddisfacenti risultati tecnici e di classifica sono stato malamente messo alla porta dal presidente padre-padrone e dal suo fido leccapiedi ds. Ma veniamo a noi. La domanda che vorrei fare verte su questo.
Secondo l’art. 30 delle NOIF, durante questa stagione, potrei essere tesserato soltanto da una Federazione straniera dopo parere favorevole del Settore Tecnico e comunque con una lettera da parte della mia ex società al Settore tecnico di risoluzione della collaborazione. Ma nel caso di rottura del contratto con questa nuova squadra estera, con il ritorno in Italia il mio status sarebbe di Tecnico svincolato quindi ritesserabile oppure…? Un grazie anticipato a quanti volessero darmi risposte!
Andrea

Sla, una strage nel calcio

Articolo di Sebastiano Vernazza pubblicato su “La Gazzetta dello Sport” il giorno 01.12.2007

Tre nuovi casi di morbo di Gehrig nel calcio italiano, tra il 2004 e il 2006. Uno dei tre giocatori colpiti dalla mortale malattia - altrimenti nota come Sla, sclerosi laterale amiotrofica - è un ex centravanti di serie A, poco più che quarantenne. Non ne scriviamo nome e cognome perché non gradisce che la sua storia venga resa pubblica. Gli altri due ammalati sono ex professionisti con discrete carriere negli anni Ottanta. Gli esiti della ricerca condotta dal dottor Gabriele Mora, della Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, e dal professor Adriano Chiò, del Dipartimento di Neuroscienze di Torino, appaiono inquietanti. «Abbiamo indagato su 7.325 calciatori italiani - spiega il dottor Mora -. Le statistiche generali dicevano che in un campione così ristretto di popolazione il rischio di contrarre la Sla era pari allo 0,5/0,7 per cento. Al massimo avremmo dovuto trovare un malato. Anzi, neppure quello. Invece, tra 7.325 persone dedite al calcio, otto risultano attaccate. Tante, troppe».
CIFRE - Facciamo chiarezza: i calciatori colpiti - italiani oppure stranieri che hanno giocato da noi - sono più degli 8 evidenziati dall’ indagine di Mora e Chiò, effettuata su una piccola comunità e limitata nel tempo. L’ inchiesta condotta dal magistrato Raffaele Guariniello della Procura di Torino, su un più ampio «range» temporale, certifica circa 40 casi di Sla tra ex giocatori. Pochi sanno, ad esempio, che anche Fulvio Bernardini, centromediano della Roma anni Trenta e poi c.t. della Nazionale, morì nel 1984 del morbo di Gehrig. 6 casi ogni 100.000 abitanti è il livello di diffusione della Sla nel nostro Paese. Una ricerca dimostra che su un campione di 7.325 calciatori sono stati individuati 8 ammalati di questo morbo. Evidente la sproporzione.
FATTORI - Il dottor Mora non è allarmista: «Non mi sento di definire la Sla malattia professionale del calcio e se avessi un figlio maschio lo lascerei giocare a pallone. Verosimilmente, però, il football, abbinato ad altri fattori, può scatenare l’ insorgere del morbo». Quali fattori? «La predisposizione genetica, quello 0,1 per cento del Dna che differenzia ciascuno di noi; i ripetuti traumi alle gambe; l’ intensa attività agonistica; il venire a contatto con pesticidi e diserbanti usati per mantenere l’ erba dei campi da gioco; l’ abuso di farmaci, in particolare degli antinfiammatori. Ecco, consiglio ai calciatori di non imbottirsi di anti-dolorifici per giocare a tutti i costi, a dispetto dell’ acciacco. Non bisogna forzare il corpo, botte e traumi devono essere assorbiti nei dovuti tempi». I colpi di testa? «Possono incidere. C’ è un’ evidenza: i calciatori sviluppano la forma bulbare di Sla, con danni prevalenti al blocco facciale».
CENTROCAMPISTI A RISCHIO - Il lavoro di Mora e Chiò - un «report» di imminente pubblicazione, realizzato con la consulenza della dottoressa Caterina Bendotti e finanziato dalla Fondazione Vialli e Mauro - dice un’ altra cosa interessante: i centrocampisti sono più a rischio. Questi i ruoli degli 8 malati individuati da Mora e Chiò: sei mediani e/o registi, un difensore e un attaccante. In assoluto si consideri che non risulta esserci mai stato un portiere affetto da morbo di Gehrig. Il dottor Mora: «I centrocampisti corrono più degli altri, prendono colpi in decine di contrasti. Hanno la massa magra più elevata, possono sovraccaricarsi di sforzi prolungati. Non è casuale che i portieri risultino immuni ed è significativo che in una ricerca avviata su basket e ciclismo non si siano trovati ammalati». La Sla prolifera nel football americano. «Vero. E stiamo per scandagliare il rugby».
CLUB RICORRENTI - Nella Sla-story del calcio italiano alcuni club ricorrono più di altri. La Sampdoria del 1958-59, tre morti: Tito Cucchiaroni, Ernst Ocwirk, Guido Vincenzi. Il Como, in diversi periodi: Piergiorgio Corno, Adriano Lombardi, Albano Canazza. Si sospetta del doping e in particolare degli anabolizzanti, ma l’ equazione è complicata: se c’ entrasse il doping, ci sarebbe stata una strage di ciclisti, invece i campioni della bici sembrano esenti da Sla. Mora: «Sta per arrivare in Italia il dottor Walter Bradley dell’ università di Miami. Ci ha chiesto di condurlo sui campi di alcuni stadi. Bradley, negli Usa, lavora su un possibile nesso tra insorgenza di Sla e cianobatteri presenti in alcuni terreni da gioco». L’ Italia è all’ avanguardia nella lotta alla Sla. «Sull’ onda degli studi italiani, si sono mossi gli inglesi. E hanno già imboccato una pista: tre calciatori di seconda divisione affetti da Sla, tutti e tre del Sud dell’ Inghilterra». Brutta bestia il morbo di Gehrig, ma dieci anni fa pochi ricercatori se ne occupavano. Oggi è diverso: più medici impegnati, più finanziamenti, più attenzione delle case farmaceutiche. Insomma, ci sono speranze.

Addio a Lombardi, il morbo di Gehrig ha sconfitto anche lui

Articolo di Ivo Romano pubblicato su “La Stampa

S’è arreso, alla fine. Come mai avrebbe fatto sul campo, lui che tra le sue prerogative aveva tecnica pregevole e cervello fino, senza per questo derogare al carattere, da buon toscano col cuore grande e la lingua affilata. Ma il calcio è una cosa, la vita un’altra. Se poi il mediano di turno, quello che ti asfissia, è un male subdolo come pochi, sai che non c’è scampo. Vai avanti fin quando puoi. Fino al giorno della resa, inevitabile. Che per Adriano Lombardi, 62 anni, toscano di Ponsacco, Pisa, ex regista vecchio stampo, poi riciclatosi in panchina, è giunta ieri, all’alba, a Mercogliano, un pugno di case ai piedi del Partenio, in Irpinia, terra d’adozione. Nella sua casa, caldo focolare e insopportabile prigione. Da mesi immobile, impossibilitato a parlare, attaccato a una macchina. Ma circondato dall’affetto dei cari, la moglie Luciana, le loro gemelle, Sara a Mara, il cui sorriso per lui era diventato tutto, appiglio alla vita, come il resto della prole, i figli lontani, quelli di primo letto. Fino a ieri, il giorno dell’addio.

Se l’è portato via un male noto e sconosciuto al tempo stesso, la Sla (o morbo di Gehrig), che l’ha consumato, ne ha divorato i muscoli, inibito i movimenti. Senza mai azzerargli orgoglio e coraggio. Altrimenti non sarebbe venuto allo scoperto, anni fa. Petto in fuori e sguardo fiero, per raccontare un dramma e lanciare un monito. Mai un’accusa, al suo mondo: «Il calcio non c’entra», ripeteva. Solo un invito a far presto: «La ricerca sulle cellule staminali è importante», ammoniva. Perché, come dalle parole della moglie Luciana, «questo è un male che avanza veloce, che non aspetta, quindi tocca anche a chi di dovere far presto». Concetti chiari. Espressi fin quando ha avuto voce per farlo. In una edizione di Telethon, fra l’abbraccio dei compagni e la soddisfazione per aver portato alla luce il problema. E in una puntata di Sfide, laddove il calcio è raccontato da una differente prospettiva. Il calcio, la sua vita, 18 stagioni in campo: circa 500 partite, spesso da capitano, in giro per l’Italia - dalle giovanili della Fiorentina all’Empoli, dal Lecco al Como, da Piacenza a Perugia, fino ad Avellino. Soprattutto, Avellino. Calcio di retroguardia, nei meandri della cadetteria. Poi la notorietà, improvvisa. La promozione in A nel 1978, la prima a San Siro, la Scala del calcio, contro il Milan: Lombardi che dimentica i documenti, l’arbitro Mattei che non vuol sentire ragioni, il capitano che deve accomodarsi in tribuna. Un anno in A, poi via, verso altri lidi. Salvo tornarci, da allenatore, poi da presidente onorario (l’Avellino giocherà col lutto al braccio, forse ritirerà la sua maglia, la numero 10). E per viverci, anche nel dramma. Ieri se n’è andato, lasciando in eredità il suo pensiero, tradotto dalla moglie Luciana: «Di lui mi aveva colpito il gran cuore. Purtroppo, non ha avuto dalla vita e dal calcio tanto quanto lui ha dato. L’ha sconfitto un male subdolo, che va veloce, come dovrebbe andare la ricerca».

Un materano a Londra

Approfondimento di Giulia Corda pubblicato sul sito Uefa.com
I suoi predecessori sono stati Gianluca Vialli, Claudio Ranieri e Attilio Lombardo. Dopo un anno di inattività, Luigi De Canio è tornato ad allenare e ha scelto l’Inghilterra per rilanciare la sua carriera. La scommessa del tecnico di Matera è riuscire a salvare il Queens Park Rangers FC, ex nobile d’oltremanica oggi sprofondata nei bassifondi della Championship (l’equivalente della serie B italiana).
Concorrenza italiana
De Canio, 50 anni, ha superato la concorrenza del connazionale Francesco Guidolin (lo scorso anno all’US Città di Palermo) e ha sottoscritto un contratto triennale con la squadra londinese. “Sono entusiasta di questa fantastica opportunità, sarà un onore”, le sue prime parole da allenatore del QPR, “Non vedo l’ora di lavorare con i giocatori”. L’esordio è stato positivo: un successo casalingo per 2-0 contro l’Hull City AFC. Ma tre giorni dopo, sempre a Loftus Road, è arrivata la prima sconfitta contro il Coventry City FC.
IdeeIl tecnico ha commentato con filosofia il gol a tempo scaduto di Kvein Kyle, che ha condannato la sua squadra. “Quando si perde non è mai bello e in particolare negli ultimi minuti è ancora più difficile da accettare, ma questo è il calcio”, ha spiegato, “La mia principale priorità è tirare fuori la squadra dalla situazione in cui si trova, per questo ho delle idee per scalare la classifica”. Attualmente il QPR si trova al ventunesimo posto, con appena un punto in più rispetto alla zona retrocessione.
La nuova società
La società è stata appena rilevata da una nuova cordata, guidata dai magnati della Formula Uno Flavio Briatore e Bernie Ecclestone, che aveva espressamente indicato di volere affidare a un italiano la guida tecnica della squadra. “De Canio è pienamente consapevole degli elevati standard e obiettivi che la nuova dirigenza ha fissato per il futuro della squadra”, ha dichiarato il presidente Gianni Paladini, “La società sta attraversando una fase di totale ristrutturazione e per noi la nomina di Luigi De Canio è il primo passo importante nell’ottica della nostra strategia di lungo termine”.
La carriera
Prima di arrivare a Londra, De Canio ha guidato l’AC Siena con cui ha conquistato due salvezze consecutive: nel 2004/05 quando è subentrato in corsa a Luigi Simoni, nel 2005/06 quando è rimasto sulla panchina dei toscani per tutta la stagione. A Siena il tecnico era già stato nel 1995/96, in C1, dopo gli inizi con il Pisticci (dilettanti) e l’FC Savoia 1908. L’esordio in serie A è avvenuto nel 1999/2000 sulla panchina dell’Udinese Calcio, con cui ha raggiunto l’ottavo posto. Ha allenato inoltre SSC Napoli, Reggina Calcio e Genoa CFC.
Problema lingua
Oltre all’ambientamento, uno degli scogli che De Canio dovrà superare in fretta sarà quello della lingua: il neo tecnico del QPR sta attualmente sfruttando come interprete Marc Nygaard, attaccante danese che in Italia ha giocato dal 2003 al 2005 con Brescia Calcio, Calcio Catania e Vicenza Calcio. “Mi dispiace non riuscire a parlare in inglese, sto imparando, ma il calcio ha un linguaggio universale”, si è quasi giustificato l’allenatore.
Nessuna rivoluzione
De Canio ha portato con sé a Loftus Road i collaboratori Paolo Pavese, Luri Bartoli e Filippo Orlando e la società gli ha messo a disposizione Scott Sinclair e Rowan Vine, arrivati in prestito rispettivamente da Chelsea FC e Birmingham FC. Ma il neo-manager ha chiarito che per ora non ci saranno sconvolgimenti. “Voglio lavorare con questo gruppo di calciatori, ne sono soddisfatto. Non ci saranno rivoluzioni”, ha spiegato, “La Championship è un ottimo campionato con ottime squadre e ne apprezzo il livello tecnico”. Società e tifosi sperano però che la rivoluzione ci sia nei risultati…